Utero in affitto, Adinolfi: "Francia riconosce la madre, i nostri giudici no. Nemmeno il ddl Cirinnà..."

15 luglio 2015, Marco Guerra
Di Marco Guerra

Utero in affitto, Adinolfi: 'Francia riconosce la madre, i nostri giudici no. Nemmeno il ddl Cirinnà...'
“La genitorialità non è solo di matrice biologica”. Con questa motivazione il tribunale di Milano ha assolto una coppia imputata per “alterazione di stato” in merito alla trascrizione dell’atto di nascita di due gemelli nati da fecondazione eterologa e con utero in affitto da una donna ucraina. IntelligoNews ne ha parlato con il direttore della Croce, Mario Adinolfi, che mette a fuoco il tentativo dei giudici di legalizzare la pratica della maternità surrogata a colpi di sentenze giurisdizionali.

Il tribunale di Milano ha detto che è “patrimonio acquisito del nostro ordinamento” il fatto che la genitorialità non sia solo quella di derivazione biologica. Siamo di fronte l’ennesimo intervento della giurisprudenza in ambito politico?

“La sentenza del Tribunale di Milano s’inserisce in una scia di pronunciamenti che hanno reso il nostro ordinamento permeabile a questo tipo interventi. D’altra parte la legge 40, che vietava ogni forma di fecondazione l’eterologa, è stata completamente smantellata dalla Corte Costituzionale. Eppure in questo momento la normativa italiana non legittima in alcun modo la pratica dell’utero in affitto. Nemmeno il ddl Cirinnà arriva a tanto. Il controverso articolo 5 di questo disegno di legge implicitamente apre a questa pratica ma solo se compiuta all’estero. Quindi siamo di fronte all’ennesima forzatura dei giudici che vogliono sostituirsi ai legislatori”.

Dunque le motivazioni di questa sentenza aprono scenari nuovi che non trovano alcuna legittimazione normativa…

“Consideriamo che nemmeno un analogo pronunciamento fatto dai giudici francesi, che ha destato molto scandalo qualche settimana fa, si è spinto così avanti. La giustizia d’oltralpe ha infatti riconosciuto la possibilità d’iscrizione alla anagrafe di un bambino nato da utero in affitto e portato in Francia da una coppia, tuttavia ha obbligato i due coniugi ad indicare chi fosse la mamma del bambino. Sostanzialmente lo stato francese ha deciso  che la madre biologica deve essere sempre indicata nell’atto di nascita, ha in pratica obbligato il riconoscimento della maternità biologica”.

In Italia invece qualche tribunale si arroga il diritto di cambiare l’ordinamento…

“Tutti sondaggi confermano che nel nostro Paese la stragrande maggioranza delle persone sono contrarie alla pratica dell’utero in affitto, quindi, se la volontà popolare conta ancora qualcosa, come si può accettare che si possa affermare  un’idea di società che nega la madre? Perché di questo si tratta. La matrice di ciascuno di noi è nel ventre di una madre. Negare questo significa negare la verità, ovvero trasformare il falso in vero per arrivare a dire che esiste solo la maternità tecnologica. E dal punto di vista sociale significa negare ciò che è all’origine dell’essere umano. Questo i giudici non possono farlo”.

Questa vicenda conferma i timori della piazza del 20 giugno, che sostiene che dopo l’approvazione della Cirinnà si assisterebbe a una serie di pronunciamenti delle varie Corti nazionali e internazionali volte alla completa equiparazione dei matrimoni con le unioni di persone dello stesso sesso per via giurisprudenziale…

“Certo come è avvenuto  per la legge 40, che fra l’altro era stata confermata da un referendum popolare, assisteremmo a tutta una serie di interventi dei tribunali che non posso non definire anti-democratici. Sono antidemocratici perché l’origine del potere legislativo è la volontà popolare che, ribadisco, è fortemente contraria alla pratica dell’utero in affitto. Con le loro forzature, invece, i giudici vanno contro la volontà della maggioranza degli italiani”.
 
Di conseguenza non c’è alcuna possibilità di mediazione sul ddl Cirinnà…

“Ho detto più volte che la Cirinnà è inemendabile. Attraverso ‘La Croce’ è da mesi che non facciamo altro che spiegare cosa comporta  l’articolo 5, scritto in un burocratese incomprensibile allo scopo di nascondere la legittimazione della pratica dell’utero in affitto purché fatta all’estero. Ma la senatrice Cirinnà con questa normativa ha creato il tallone d’Achille del ddl e dopo la nostra azione informativa ha in parte riconosciuto le reali mire di questo articolo che introduce la cosiddetta ‘maternità surrogata’ nel nostro ordinamento. Dunque, è questa la vera minaccia al benessere dei bambini e alla stessa antropologia umana, mentre il dibattito sui media tende a soffermarsi sulle questioni matrimoniali in maniera strumentale”.

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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