L'esercito della Siae, da Bocelli a Virzì: in mille contro la "selvaggia" SoundReef

15 luglio 2016 ore 10:36, Micaela Del Monte
Celentano e Tiziano Ferro, Emis Killa e Ligabue, Jovanotti e Morricone, Ramazzotti e Bocelli, Elisa e De Gregori e tanti altri. Dal mondo del cinema si schierano Benigni, Verdone, Virzì, Cristina Comencini... Andrea Camilleri e Niccolò Ammaniti rappresentano gli scrittori. Sono solo alcuni dei 925 firmatari della lettera a difesa del diritto d’autore e della Siae. In una missiva aperta, i (quasi) "mille" si definiscono "un presidio per la nostra identità culturale nel mondo digitale e globale" e rivendicano il ruolo della Siae a fronte di operatori come l’inglese SoundReef che vorrebbe entrare nel mercato italiano (e ha stretto accordi con Fedez e Gigi D’Alessio) perché "non si può svendere la creatività in nome di una liberalizzazione selvaggia o affidandola ad investitori che puntano a fare profitti sulla intermediazione del nostro lavoro".

"La Siae è la casa comune di tutti gli autori e gli editori", ha commentato il presidente Filippo Sugar. "Il diritto d’autore è uno strumento di sviluppo, innovazione e libertà. E anche ricchezza. E questo aiuta a mantenere l’identità culturale dell’Italia in un mondo sempre più globale".

L'esercito della Siae, da Bocelli a Virzì: in mille contro la 'selvaggia' SoundReef
La polemica attorno al monopolio Siae è
legata al recepimento, in discussione in questi giorni al Senato, della Direttiva Barnier, che chiede di garantire agli artisti la libertà di scegliere a quale società affidare la gestione dei propri diritti. Secondo diversi parlamentari, di maggioranza e opposizione, questo dovrebbe comportare l'abolizione dell'esclusiva di legge a favore di Siae, dando la possibilità di operare sul suolo italiano a società di raccolta diritti concorrenti come Soundreef, oggi costretta a offrire i propri servizi attraverso una controllata inglese. Il testo della legge di recepimento destinato ad essere approvato dà però un'interpretazione "minimale" della direttiva, imponendo semplicemente alla Siae di riformarsi per garantire maggiore efficienza e trasparenza.

Secondo il ministro Franceschini, che ha difeso il monopolio, il mercato internazionale sta spingendo verso l'aggregazione di soggetti sempre più grandi. E anche dove l'esclusiva non è stabilita per legge, come in Francia, ne esiste una "di fatto", per lo più in capo a un soggetto pubblico: "In tutto il mondo gli autori hanno Società come la nostra, che non rispondono ad azionisti o a fiduciarie di venture capital, ma solo ai loro associati", si legge nella lettera. "Non si può svendere la creatività in nome di una liberalizzazione selvaggia o affidandola ad investitori che puntano a fare profitti sulla intermediazione del nostro lavoro, né con esenzioni ingiustificate e generalizzate". 

Il riferimento, non troppo velato, è proprio a Soundreef, società privata che come tutte le startup ha raccolto una serie di finanziamenti da investitori professionali. Con la sua gestione analitica dei diritti, ogni utilizzazione della canzone uguale un pagamento per l'autore, l'azienda è riuscita ad attirare negli ultimi mesi artisti come Fedez e Gigi D'Alessio, che hanno deciso di abbandonare Siae. Tra i firmatari della lettera di oggi c'è Mogol, che aveva criticato la scelta di D'Alessio. Ma anche Luciano Ligabue, che si era espresso a favore della liberalizzazione del mercato: "Se è vero che esiste un'alternativa alla Siae, beh, non la vedo una cosa sbagliata, la concorrenza potrebbe offrire un servizio messo più a punto", aveva detto. I nomi spaziano da cantanti come Malika Ayana, a compositori come Ennio Morricone, da attori come Roberto Benigni a registi come i fratelli Vanzina e Paolo Virzì.

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