Spiagge, concessioni "a scadenza": corte Ue boccia l'Italia del rinnovo automatico

15 luglio 2016 ore 20:11, Micaela Del Monte
La proroga automatica delle concessioni demaniali per le spiagge decisa dall'Italia fino al 31 dicembre 2020 è stata bloccata. La decisione, arrivata dalla Corte di giustizia europea, sancisce che le concessioni dovranno andare a gara pubblica, così hanno ribadito i giudici di Lussemburgo, sottolineando che per le 'perle del turismo' dovranno essere gare aperte alle imprese di tutta la Ue.

Una decisione che rischia di mandare in tilt circa 30mila imprese italiane che lavorano in questo settore proprio attraverso concessioni pubbliche e che occupano milioni di lavoratori. Tra l’altro, l’intervento della Corte europea di Giustizia, era stato richiesto proprio da alcune di queste imprese che si erano viste tagliate fuori dalle assegnazioni e dalle relative proroghe automatiche.

Spiagge, concessioni 'a scadenza': corte Ue boccia l'Italia del rinnovo automatico
Dunque, investiti della vicenda i giudici comunitari hanno stabilito che la gestione di lidi marittimi di proprietà dello Stato è assoggettabile a un servizio reso su suolo pubblico e in quanto tale deve quindi essere aperto alla libera concorrenza come stabilito dalla direttiva Bolkestein, una norma del 2006 entrata in vigore in Italia nel gennaio del 2010. In casi come questi dunque, hanno scritto testualmente i giudici della Suprema Corte continentale, "il rilascio di autorizzazioni relative allo sfruttamento economico del demanio marittimo e lacustre deve essere soggetto a una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che deve presentare tutte le garanzie di imparzialità e di trasparenza (in particolare un'adeguata pubblicità)". Questo significa dunque, che la proroga automatica delle autorizzazioni "non consente di organizzare una siffatta procedura di selezione". Risultato: concessioni virtualmente annullate e ora patata bollente nelle mani del governo che dovrà decidere come comportarsi.

Per la Cna Balneatori la sentenza è "un colpo durissimo" e "tocca adesso al governo trovare gli strumenti che consentano alle imprese di continuare a lavorare". Mentre per la Fiba Confesercenti contiene anche "importanti aperture positive" ed è "giunto il momento per l'Italia di dotarsi di una nuova legge di riforma del demanio turistico". Per Legambiente il pronunciamento è benvenuto, ed è tempo di una "riforma che punti su trasparenza, legalità e libero e gratuito accesso al mare" per almeno il 50% delle spiagge.

Con la sentenza di oggi, scattata per il ricorso di alcuni gestori che si erano visti rifiutare il rinnovo della concessione, i giudici di Lussemburgo hanno escluso ogni possibile scorciatoia all'applicazione della Bolkenstein: il rilascio delle autorizzazioni "deve essere oggetto di una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che deve presentare tutte le garanzie di imparzialità e trasparenza, in particolare un'adeguata pubblicità". Ammettono che si deve tenere conto della "necessità di tutelare il legittimo affidamento dei titolari delle autorizzazioni in modo che essi possano ammortizzare gli investimenti effettuati", ma osservano che la proroga automatica non è legittima se non c'è stata gara per la concessione iniziale. In più osservano che laddove ci fosse un "interesse transfrontaliero", ovvero nelle aree di maggior pregio turistico ed in quelle vicine ai confini della penisola, le gare andranno organizzate per non incorrere nella "disparità di trattamento a danno di imprese con sede negli altri stati membri e potenzialmente interessate".

Di certo è immaginabile che almeno per questa estate le cose non verranno toccate e dunque gli attuali assegnatari potranno quanto meno portare a termine la stagione lavorativa appena avviata. Ma già dal prossimo anno, si potrebbero aprire scenari caratterizzati dalle mille incertezze, su un fronte come quello delle concessioni balneari, che tra l’altro da anni già rappresenta una vera e propria spina nel fianco per tante amministrazioni regionali e comunali. Non è chiaro innanzitutto se il nostro governo intenda in un qualche modo proporre un ricorso contro questa decisione. Oppure se, più diplomaticamente, voglia cercare un modo per assecondare le richieste dei giudici europei, cercando però la strada meno indolore per intervenire.
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