La password della settimana è lui: il 'Ratto'

15 luglio 2016 ore 16:40, Paolo Pivetti
La sfida romana Raggi contro ratti rende di stretta attualità la figura di questo diffusissimo e temibile roditore. Cominciamo col dire che il ratto ha una sua collocazione alla lettera r del vocabolario italiano, tra rattizzatore e rattoppabile, e vien definito “mammifero roditore (Rattus) diffuso in numerose specie, simile al topo domestico ma di dimensioni più grandi, particolarmente vorace e dannoso; noto più degli altri, il ratto delle chiaviche”; e probabilmente è proprio quest’ultimo l’obiettivo principale della sfida di Virginia. Dice ancora il vocabolario che il suo nome, quello del ratto s’intende, deriva da un germanico rato.

La password della settimana è lui: il 'Ratto'
Oltre a ciò, non possiamo far finta di non sapere che per secoli le pulci dei ratti
hanno portato la peste fra gli umani, e che comunque anche oggi ratti e topi prediligono bazzicare tra i rifiuti e lo sporco, rappresentando un oggettivo pericolo per l’igiene e per la salute collettiva: un nemico dell’uomo, insomma. 

Ciò sembra rendere incomprensibile e inspiegabile la popolarità, la simpatia, la tenerezza di cui è circondato l’animaletto, in una sterminata produzione di letteratura popolare: libri, racconti, fumetti e soprattutto film. Ultimo topo-ratto eroe cinematografico, premiato dal successo popolare, è Ratatouille, uno proprio di fogna, come tutta la sua numerosa famiglia, al quale gli autori fanno compiere una prodigiosa carriera come chef, dunque nel più delicato e meno topo-compatibile dei settori, quello alimentare: doppia vita a tutti gli effetti del genere Raptus.

Del resto, il topo nelle favole ci si è sempre insinuato, sin dai tempi di Esopo, che ci racconta il dialogo tra il topo di campagna e il topo di città; e ci dimostra come anche il leone può aver bisogno del topo: presenze simboliche in racconti edificanti. Ma mai prima dei tempi nostri si era vista una pari esplosione di simpatia verso il topo. E forse, le origini di tutto ciò vanno cercate nella fortuna del primo topo moderno, Topolino, il Mickey Mouse disneyano. Dalla sua prima apparizione, in un disegno animato del 1928, questo brillante protagonista ha catturato la simpatia del pubblico di ogni età proprio perché è una piccola creatura la cui sopravvivenza, tra creature di forza superiore, richiede prontezza di spirito, agilità, ingegnosità e astuzia. Giustificato dal suo evidente stato d’inferiorità, Topolino è innocente a priori, e può ricorrere a qualsiasi trucco per difendersi; la vince sempre, tanto che alla fine diventa un insopportabile “primo della classe”: la solita, noiosa strada del potere. Che oggi, smessi gli abiti perbenistici del cartone disneyano, ha portato Michey Mouse-Rattus ad assediare Roma dalle periferie, fregandosene dei numerosi gatti romani, impigriti dagli ozi del centro storico.

Sarà una battaglia dura e difficile, quella contro i ratti.  I migliori auguri, cara Raggi.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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