"Caro monsignor Galantino, abbia misericordia dei credenti praticanti..."

15 maggio 2014 ore 11:29, Americo Mascarucci

Egregio monsignor Nunzio Galantino segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana solitamente abbreviata CEI.

'Caro monsignor Galantino, abbia misericordia dei credenti praticanti...'
Sono credente e praticante e non lo dico per vanteria, ben consapevole di quanto non basti andare a messa tutte le domeniche e festivi, o pregare cinque volte al giorno, per essere dei buoni cristiani; lo dico soltanto perché da un po’ di tempo ho come l’impressione che per la Chiesa essere credenti sia diventata una nota di demerito. Per carità, è un’impressione personale e sicuramente sbagliata, ma a me sembra che oggi, questa riscoperta della misericordia ad ogni costo e prima di tutto, dimostri un’attenzione particolare più per i non credenti che per chi la fede ce l’ha da sempre. Papa Francesco, che amo con tutto il cuore e che considero un dono di Dio all’umanità, dice ai preti che non devono bastonare i peccatori, ma qui ogni giorno le bastonate sembrano toccare esclusivamente, e pure con una certa frequenza, a quei cattolici che, a torto o a ragione, si sentono legati alla dottrina della Chiesa e ritengono che il Vangelo non si possa adattare alle mode e alle convenienze del momento. Un giorno siamo ipocriti, un altro giorno siamo farisei, un altro giorno ancora siamo più papisti del papa, insomma di tutto e di più. Il sottoscritto non ha mai recitato rosari davanti alle cliniche in cui si praticano aborti, non l’ho mai fatto perché non ne ho avuto occasione. Mi ha colpito il suo riferimento ai “visi inespressivi” nei quali lei non vuole riconoscersi. Legittimo, ma può spiegarmi il significato di detto termine? Per recitare il Rosario è necessario avere un’espressione particolare del viso? Mi lasci indovinare; quando si recitano i misteri dolorosi, il martedì e il venerdì, il volto deve presentarsi contrito, afflitto, tendente al pianto?; quando si recitano i misteri della gioia, il lunedì e il sabato, l’espressione del viso va improntata al sorriso, perché sia appunto gaudioso?; per i misteri della luce, il giovedì o per quelli gloriosi, il mercoledì e la domenica, come deve invece presentarsi il volto? Mi aiuti lei perché qui non saprei proprio che tipo di espressione assumere, visto che siamo oltre il dolore e la gioia, direttamente nel cono della luminosità e della gloria celeste. Scusi se evito di rivolgermi direttamente ad Eugenio Scalfari, che in quanto non credente è fra le personalità che lei tiene maggiormente in considerazione, ma il fondatore di Repubblica ha un’espressione visiva pressoché statica, identica in tutte le circostanze, credo non sia la persona più adatta a dare consigli in materia. Premesso ciò vado oltre.
'Caro monsignor Galantino, abbia misericordia dei credenti praticanti...'
Sono certo che lei nel corso della sua vita sia stato almeno una volta, ma suppongo molte di più, in pellegrinaggio a Fatima. Io ci sono stato già due volte nella mia vita e spero di tornarci presto. Se non sbaglio la Vergine Maria nelle apparizioni ai tre pastorelli nella Cova di Iria, rivelò che la preghiera del Rosario era lo strumento per ottenere la salvezza da Cristo. Non fu Maria a raccomandare loro “Recitate il Rosario per avere la pace nel mondo e la fine della guerra…”.? A me hanno sempre spiegato, ma forse avrei dovuto rivolgermi a qualche autorevole non credente per avere la giusta interpretazione delle parole mariane, che “la contemplazione dei misteri, snocciolati attraverso i grani della corona, ci aiuta a meditare con gli occhi della Vergine di Nazareth, il dipanarsi della vita dell’uomo. E nella contemplazione di Cristo si svela a noi la salvezza”. Lo ritrovo scritto anche qui nella guida del pellegrino che consulto spesso e che mi è stata donata proprio durante l’ultimo pellegrinaggio a Fatima. E allora? C’è forse un luogo migliore di quello in cui si impedisce la nascita e lo sviluppo di una vita umana per recitare il Rosario? Non è forse proprio là che c’è maggiore necessità di implorare l’aiuto della santissima madre di Dio per impedire un così grave peccato? A proposito, non è stato Gesù stesso ad invitarci a riparare con la preghiera alle offese arrecategli dall’uomo? A suor Saint-Pierre, la carmelitana francese meglio conosciuta come “l’apostolo della Riparazione” non ha insegnato una specifica preghiera in riparazione delle bestemmie da recitare snocciolando i grani del Rosario? E’ vero, non ha dato indicazioni sull’espressione del viso, ma a questo si può sempre rimediare. Eppoi, in tutta franchezza, che significa identificarsi “con quei giovani che sono contrari all’aborto e lottano per la qualità delle persone, per il loro diritto alla salute, al lavoro?”. Tutto ed il contrario di tutto, cioè niente vuol dire, tanto per ricevere qualche applauso in più dal mondo laico, dai non credenti e magari pure da qualche ateo irriducibile. Evviva, finalmente, era ora! Quante volte abbiamo sentito ripetere queste espressioni di giubilo da tanti tenaci anticlericali di fronte alle aperture della chiesa ai diritti civili, e chissà quanta soddisfazione hanno provocato in lei tanti apprezzamenti, magari arrivati dopo aver bastonato a dovere qualche inconvertibile bigotto. Caro monsignor Galantino, se può abbia misericordia di me, credente e praticante, e se può mi ricordi nelle sue preghiere affinché possa sentirmi mio malgrado, se non proprio un figlio prediletto della sua Chiesa come i non credenti, almeno un figliastro e non un estraneo o peggio ancora un marziano. Cristianamente la saluto, implorando la sua benevola comprensione.
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