Iperf, Giovanardi (Ncd): "Le partite Iva non sono figlie di un Dio minore. Complotto, ero ministro: ecco cosa accadde..."

15 maggio 2014 ore 12:12, Lucia Bigozzi
Iperf, Giovanardi (Ncd): 'Le partite Iva non sono figlie di un Dio minore. Complotto, ero ministro: ecco cosa accadde...'
“Bene gli 80 euro anche a disoccupati e cassaintegrati, ma le partite Iva non sono figli di un Dio minore”. Carlo Giovanardi, senatore di Ncd, aspetta i numeri, cioè le coperture per dire se l’annuncio del premier rappresenta o no una virata a sinistra nella guerriglia elettorale ingaggiata con Grillo. Nella conversazione con Intelligonews, apre il “dossier-complotto” e lo fa da ex ministro, ricordando i passaggi cruciali che portarono alle dimissioni di Berlusconi. E si scopre che…
Senatore Giovanardi: 80 euro in busta paga anche a disoccupati e cassaintegrati. Renzi vira a sinistra? E le partite Iva sono già “partite”? «Assolutamente no. Tutte le iniziative finalizzate a dare un supporto a chi è in difficoltà sono positive. Il problema di chi governa è sapere dove va a prendere i soldi; cioè a chi li toglie per darli a chi. Se quella di Renzi è una svolta a sinistra lo vedremo quando conosceremo numeri e coperture». Immigrazione. Il premier dice che l’Europa ci dà le direttive sul pesce spada ma ci gira le spalle quando si tratta di raccogliere persone che affondano in mare: è una svolta antieuropeista magari per contendere consensi all’euroscettico Grillo? «Non ci vedo alcuna dietrologia. Il presidente del Consiglio dice una cosa logica. C’è una situazione drammatica, disperata, epocale, è evidente che Renzi non può che prendere atto che la situazione così non può andare avanti. Dice quello che deve dire. Non è che un governo, qualsiasi governo, anche se a Palazzo Chigi ci fossero Grillo o Berlusconi, ha la bacchetta magica e risolve una volta per tutte il problema. Qui siamo di fronte a un fenomeno di vastità cosmica che va affrontato: ci sono milioni e milioni di persone che stanno premendo sull’Europa e sugli Stati Uniti perché sperano in una situazione di vita migliore. Da un lato non possiamo lasciarli morire in mare; dall’altro non possiamo essere da soli ad accoglierli tutti: è la fatica della politica e delle scelte». Ipotesi complotto: come commenta le parole di Napolitano? «Io ero al governo. Di fronte all’ennesima defezione alla Camera di deputati del Pdl che passarono dall’altra parte, chi con Casini chi con Fini e quando la Carlucci andò nell’Udc e la Bertolini insieme ad altri colleghi dichiararono che non avrebbero sostenuto il governo, io chiamai i miei collaboratori a Palazzo Chigi e dissi loro: ‘ragazzi, chiudete i cassetti perché è finita, non abbiamo più la maggioranza. Poi ci fu il famoso voto della Camera, il Pdl scese a 308 deputati». Cosa ricorda di quei momenti? «Fu una situazione drammatica perché non c’era più la maggioranza alla Camera. Poi, per senso della giustizia, ricordo anche che Napolitano non firmò il decreto sulle misure economiche necessarie e urgenti proprio alla vigilia del summit di Nizza al quale Berlusconi andò senza l’ok del Quirinale a quei provvedimenti. Lo ricordo benissimo: avevamo riunito l’Ufficio di presidenza del Pdl nel tardo pomeriggio; alle 21 era convocato il Consiglio dei ministri. Arrivò una telefonata dell’allora ministro Brunetta che annunciò a tutti che il presidente della Repubblica non firmava quel decreto». Ma lei ci crede o no al piano ordito dai funzionari europei come ha rivelato Geithner? «No. Sicuramente da parte della Francia e della Germania c’era ostilità nei confronti del governo Berlusconi e quelle ostilità pesarono anche nella defezione dei deputati del Pdl che se ne andarono da altre parti abbandonando la maggioranza. Quello era il clima, ma il dato oggettivo era che alla Camera non c’era più la maggioranza». Replicando a Napolitano, Berlusconi ha dichiarato che le sue furono “dimissioni responsabili ma non libere”. Condivide? «Berlusconi si comportò da statista e prese atto che la situazione era insostenibile. Dimissioni non libere nel senso che furono determinate dalle defezioni nella maggioranza che all’inizio della legislatura era schiacciante alla Camera e alla fine rimase con 308 deputati. Sarebbe interessante andare a indagare…». Su cosa? «Così come c’è un’indagine in corso sui fatti del 2006-2008 che portarono alla caduta del governo Prodi, sarebbe interessante indagare i motivi per i quali dai 316 deputati che votarono la fiducia al governo Berlusconi nel dicembre 2010, si passò a quelle defezioni. Perché in un solo anno se ne andarono quei deputati? In base a quale considerazione? Sarebbe interessante scoprirlo, se non in sede giudiziaria almeno in sede storica». Insomma niente complotto? «No e mi spiego: fermo restando che la mancata firma da parte di Napolitano di quel decreto fu un passaggio significativo per portare poi alla crisi che si aprì nella maggioranza, credo che se avessimo mantenuto 316 deputati alla Camera non ci sarebbe stato complotto che avesse tenuto, capace di mettere in crisi il governo perché Napolitano avrebbe rispettato la maggioranza. Il problema non fu Napolitano e lo stesso Berlusconi ne prese atto». Fi ha annunciato che chiederà una commissione d’inchiesta ad hoc? Se arrivasse in Aula Ncd la sosterrebbe? «Commissione d’inchiesta su cosa? Sono in parlamento da molto tempo e conosco bene la composizione di questo parlamento sia alla Camera che al Senato: posso assicurarle già da ora che una commissione di inchiesta fatta da questo parlamento così come è composto, finirebbe comunque con la negazione assoluta dell’idea del complotto. Il risultato, insomma, sarebbe già scritto e sarebbe controproducente per chi lo chiede».
autore / Lucia Bigozzi
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