Reddito di cittadinanza targato Grillo e Maroni: cosa non torna

15 maggio 2015, Luca Lippi
Reddito di cittadinanza targato Grillo e Maroni: cosa non torna
Cerchiamo di fare chiarezza. Intanto c’è da contestare l’uso della lingua italiana e non è una cosa di poco conto.

Il “reddito di cittadinanza” non è quello che vuole intendere il M5S perché sarebbe una misura che spetta a tutti per il solo fatto di essere cittadini. 

Leggendo invece la proposta di legge del M5S si parla esplicitamente di sostegno al reddito e di raggiungimento dei 780 euro minimi mensili “anche tramite integrazione”, è chiaro che quello cui il M5S fa riferimento, è invece il reddito minimo garantito.
Premessa obbligata, possiamo concludere che il reddito di cittadinanza non esiste in nessun angolo del mondo. Il reddito minimo garantito, invece, è una misura che si trova in molti paesi. La cifra cui fa riferimento il M5S (780 euro mensili) andrebbe versata integralmente ai soli disoccupati o inoccupati; versata parzialmente a chi ha un reddito inferiore a quella cifra e non versata affatto a chi guadagna di più di 780 euro al mese. 

Il costo di questa proposta equivale a 450 miliardi l'anno, vale a dire circa il 25% del Pil italiano. Si tratta ovviamente di una misura che non è possibile realizzare.

Discorso diverso, invece, 780 euro al mese di reddito minimo. Che secondo alcuni calcoli costerebbe alla collettività 17 miliardi l’anno. Sono tanti soldi e difficili da trovare, specie dopo la nota sentenza della Consulta sulla rivalutazione delle pensioni; le coperture sono un’utopia allo stato attuale. 

A questa ipotesi si aggiunge il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni che parla di un reddito di cittadinanza per i 700000 cittadini lombardi che sono sotto la soglia di povertà. Di nuovo la questione è lessicale, non può essere un reddito di cittadinanza, ma in questo caso suona come un vero e proprio sussidio di povertà.

In entrambi i casi, sia nel caso della proposta del M5S che in quella del Presidente Maroni, il rischio che il reddito minimo garantito o il sussidio sfoci in una sorta di disincentivo al lavoro è piuttosto elevato. Insomma, se posso guadagnare 800 euro mese senza muovere un dito (o addirittura facendo un lavoro in nero) non sollecita l’ingegno di nessuno a trovarsi un lavoro che possa garantirsi almeno uno stipendio regolare di 1000 euro mese.

Ovviamente, nella proposta del M5S ci sono delle specifiche restrizioni che devono necessariamente essere più “restringenti” altrimenti, oltre l’elevato costo dell’operazione, il rischio che si eroghino somme inutili è troppo elevato.
Riguardo alla proposta del Presidente Maroni, allo stato attuale è più propaganda che una vera e propria proposta, seguiamo tuttavia l’evoluzione, al momento i contratti a tutele crescenti sono quanto di più concreto si possa fare con le risorse minimi disponibili all’attuale esecutivo.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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