Fecondazione, via ultimo divieto. Roccella (Ncd): “E' discriminazione”

15 maggio 2015, Andrea Barcariol
Fecondazione, via ultimo divieto. Roccella (Ncd): “E' discriminazione”
La deputata di Ncd Eugenia Roccella, da sempre in prima fila nelle battaglie a difesa della famiglia, spiega a IntelligoNews la sua posizione in riferimento alla decisione dei giudici di far cadere il divieto di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche.

On. Roccella, questa decisione dei giudici che segnale rappresenta?


«Rappresenta un diritto indebolito del disabile a nascere. C’è un elemento di discriminazione, il sano può nascere, il disabile ha un diritto indebolito. Questo hanno cercato di evitarlo attraverso il richiamo alla legge 194 che non dice però che si può abortire se il feto è malformato, dice che si può abortire se questa malformazione ha riflessi sulla salute fisica e psichica della madre. Per quanto riguarda la procreazione assistita la situazione è molto diversa dalla legge 194, è difficile fare un paragone. Questo significa che in qualche modo bisognerà intervenire dal punto di vista legislativo».

Quindi interverrà il Parlamento?


«Adesso vedremo le motivazioni, il parallelo con la 194 non calza perché l’embrione è fuori dal grembo materno. In questo caso qual è il problema di salute fisica e psichica della madre? Se c’è un problema di questo tipo al massimo deve riguardare entrambi i genitori, visto che si fa una selezione in vitro, in laboratorio, che non riguarda solo la madre. Il rischio è che tutto ciò si traduca in un diritto affievolito del disabile a nascere rispetto alla persona sana. Ricordiamoci che la diagnosi pre-impianto sfocia nell’eliminazione, non è che si diagnostica per curare, non c’è una terapia, questo è quello che prevedeva la legge 40, interventi sull’embrione che fossero a suo vantaggio».

La legge 40 è stata “smontata” per ben 33 volte nelle aule di tribunale, puntando soprattutto sull’eliminazione di tanti divieti. Stiamo andando verso una svolta etica?

«E' avvenuto un po’ in tutto il mondo. La legge 40 è stata sottoposta a referendum con risultati schiaccianti, perché non andare a votare è un chiarissimo no, i cittadini dicono: “Il quesito non ci interessa, la legge va bene così”. Basta vedere cosa è accaduto in altri referendum quando il quesito interessava veramente agli elettori. Quello sulla legge 40 è stato il referendum meno votato della nostra storia, non c’è stato un movimento popolare contro la legge, ma un’attività molto forte di lobby da parte dei centri privati, c’è un mercato in cui girano moltissimi soldi che fa azioni di comunicazione interessate. C’è anche una tendenza sempre più marcata della nostra Corte, come avviene un po’ il tutto il mondo, a modificare leggi che l’opinione pubblica, se fosse chiamata ad esprimersi, non accetterebbe. Questo tipo di interventi su temi eticamente sensibili avvengono sempre più frequentemente attraverso i tribunali e  non attraverso il voto o il Parlamento. E' una tendenza che desta qualche preoccupazione».
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