Ddl Cirinnà e buona scuola, la Manif Pour Tous: "Faremo nomi e cognomi"

15 maggio 2015, Marco Guerra
“Si scrive parità di genere si legge teoria del gender”, è questo il timore espresso ad IntelligoNews dal portavoce di Manif pour tous Italia, Filippo Savarese, riguardo all’emendamento al ddl scuola che introduce l’insegnamento della parità di genere in tutti gli istituti di ogni ordine e grado. Intanto stamane la Camera ha iniziato ad esprimersi sul testo della Buona scuola, mercoledì il voto finale.  
  
Ddl Cirinnà e buona scuola, la Manif Pour Tous: 'Faremo nomi e cognomi'
Si parla di parità di genere, ma in realtà cosa si nasconde secondo voi dietro questi artifici linguistici dell’emendamento approvato nella riforma della scuola?

“È un emendamento pericoloso perché introduce un concetto che può essere modificato e strumentalizzato. La parità di genere è un buco nero in cui può entrare ogni cosa senza il controllo della famiglie. Perché il concetto della parità di genere non è più il dato biologico della sessualità ma l’approccio ideologico del genere che riguarda l’orientamento sessuale”.
 
Cosa chiedete quindi deputati che hanno iniziano oggi a votare sul testo del ddl buona scuola?

“Intanto il nostro auspicio è che il parlamento modifichi questa parte della riforma e parli chiaramente di parità tra uomo e donna, proprio per evitare le sfumature ideologiche della teoria del gender. Lo diciamo con cognizione di causa, dal momento che ogni iniziativa sulla parità di genere ha portato le scuole ad essere il palcoscenico di relatori dell’arcigay e famiglie arcobaleno senza la minima presenza di una controparte. Viste le polemiche che stanno accompagnando questa riforma non credo che il governo miri a suscitare ulteriori proteste anche da parte di coloro che si oppongono alla diffusione della teoria del gender”.
 
Cosa altro non vi convince?

“La totale assenza di un capitolo specifico sulla libertà educativa della famiglia. La scuola è veramente buona se è libera, altrimenti la scuola può essere efficiente anche in un regime dittatoriale. Insomma la scuola non deve sostituirsi alla famiglia”.
 
Il ministro Giannini ha detto che non è solo una riforma ma un progetto educativo. Vi suonano sinistre queste parole?

“Il dato che nelle parole d’ordine della riforma non ci sia la libertà educativa è preoccupante. Lo stato non può  avere progetti educativi se non formare persone che rispettino le leggi esistenti. La dichiarazione dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite dice che la famiglia ha la priorità sull’indirizzo educativo dei figli. La famiglia deve essere quindi in condizione di poter selezionare l’indirizzo educativo che ritiene più opportuno. Dunque, la scuola anziché fornire una lettura ideologica della realtà dovrebbe offrire gli strumenti per comprendere la società”.
 
Altre insidie che volete sventare in questo nuovo modello di scuola?

“Il ddl scuola non entra nello specifico come il ddl Fedeli che propone apertamente l’istituzione di un fondo di 200 milioni per mettere a regime una serie di iniziative, nelle scuole di ogni ordine e grado, volte a promuovere l’approccio di genere in ogni materia”.
 
Come si applica una cosa del genere? Togliamo dal programma di narrativa tutte le opere considerate politicamente scorrette?

“Lo stesso ddl è molto vago, si afferma di dover risaltare la presenza dell’omosessuale e della donna ma non si capisce bene come. Diciamo che è un pastrocchio ideologico destinato a rimanere nell’indifferenza, tant’è che il ddl Fedeli si è fortunatamente arenato nel suo iter parlamentare”
 
Forse sono servite anche le 180mila firme che insieme ad altre associazioni avete raccolto e presentato al presidente Mattarella...

“Si, con queste firme abbiamo chiesto che il governo, le regioni e comuni la smettano di finanziare progetti e corsi che entrano nelle scuole sulla base dell’ideologia gender e che dicono che maschile e femminile sono solo costruzioni artificiali della società. Tutte iniziative portate avanti dalle associazioni Lgtb senza il consenso delle famiglie”.
 
Se mai fosse approvato il ddl Scalfarotto, che istituisce il reato di omofobia, la vostra azione sarebbe più complicata da portare avanti...

“Che il ddl Scalfarotto sia un progetto liberticida è chiaro a tutti. Noi della Manif siamo stati i primi a denunciarlo con delle manifestazioni di piazza nel 2013. Ora sembra che anche questo sia stato bloccato dalla stessa maggioranza che lo sosteneva”.
 
Nelle singole scuole continuate  a registrare fughe in avanti sulla teoria del gender?

“Noi abbiamo 60 circoli territoriali e riceviamo ogni giorni circa 5-10 mail da parte di genitori che chiedono aiuto per situazioni che si verificano nelle scuole dei figli. Numerose richieste di aiuto arrivano anche da consiglieri comunali che vogliono opporsi a iniziative di questo genere finanziate da comuni  di ogni parte d’Italia. Quindi la spinta ideologica delle associazioni Lgtb continua ma di pari passo aumenta anche la consapevolezza delle famiglie e questa è la cosa più importante. I genitori stanno finalmente prendendo in mano la scelta educativa dei loro figli. C’è un popolo che si sta svegliando e questo lo riscontriamo con la crescita dei nostri circoli territoriali, ad esempio ora ci stiamo strutturando molto anche su Milano” .
 
Episodi eclatanti di intolleranza ne avete più registrati?

“C’è il caso clamoroso del primo maggio scorso a Roma, dove un genitore che partecipava ad un pic-nic in un parco indossando la maglietta di Manif è stato aggredito da quattro individui che gli hanno strappato di netto la t- shirt. A parti inverse avremmo avuto i titoli sulle prime pagine dei giornali con l’invocazione di una legge speciale contro l’omofobia.  Dal canto nostro invece abbiamo avviato una campagna di solidarietà che invita ad esporre una bandiera o una maglietta della manif pour tous dalle finestre di casa. Andando sul nostro sito si può aderire chiedendo anche di farsi recapitare la bandiera”.
 
Sempre in prima linea, non si può dire che vi nascondete...

“Si e presto organizzeremo la prima grande manifestazione contro ddl Cirinnà (ddl su unioni di fatto e adozioni alle coppie gay, ndr), sebbene siamo soddisfatti del rinvio della discussione al Senato, pensiamo che sia arrivato il momento di farci sentire facendo i nomi e i cognomi di coloro che stanno sostenendo il testo base in commissione giustizia”.

Non sarebbe meglio organizzare una grande mobilitazione unitaria come proposto da Adinolfi?

“Una non esclude l’altra, è un percorso graduale e bisogna iniziare a mettere i primi mattoncini. Noi condividiamo tutte le iniziative che mirano a  tenere alta l’attenzione su questi temi, infatti parteciperemo a quella delle Sentinelle in piedi, sabato 23 e domenica 24 maggio, in diverse piazze d’Italia”. 
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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