Sapelli (economista): «La svolta buona? Riforma storica e di sinistra. Viva Renzi e il socialismo»

15 marzo 2014 ore 0:31, Giuseppe Tetto
Sapelli (economista): «La svolta buona? Riforma storica e di sinistra. Viva Renzi e il socialismo»
Giorno 1 de “La svolta buona”.  Primo test pubblico per  la cura shock di Renzi, all’indomani della conferenza stampa “fiume” , con tanto di slide sotto braccio, dove l’emozionato premier ha annunciato le mosse “storiche” per far ripartire l’economia italiana. Si parla di 1000 euro per chi guadagna meno di 1.500 euro al mese e taglio al cuneo fiscale di  10 miliardi a 10 milioni di italiani. Ma anche 1,7 miliardi per il "piano casa" e via libera a 3,5 miliardi per le scuole da spendere subito. Per capire la reale portata della manovra, IntelligoNews ha parlato con Giulio Sapelli, economista ed editorialista de Il Messaggero. Renzi annuncia le mosse per rilanciare l’economia. Lei come giudica questa “svolta buona”? «È una svolta storica. Una riforma positiva perché finalmente si diminuiscono le tasse e non si aumentano. Io gli do fiducia. E poi mi pare molto efficace nella comunicazione: parla e si fa capire. È un senso di rispetto anche per la povera gente che viene tormentata dai linguaggi astrusi del politichese». Pensa che la portata della riforma sia in linea con le risorse e con i dettami europei? «Questa cosa delle coperture è un falso problema. È già stato dimostrato che abbiamo le possibilità di accedere a dei fondi strutturali. E se poi, proprio non si riesco a trovare le coperture si rinegozia con l’Europa. Come fecero la Francia e la Germania nel 2003. Non vedo perché noi dovremmo essere considerati cittadini europei di serie B». Quindi Renzi è sul binario giusto? «Senza nessun demagogismo, nel bilancio dello stato ci sono i fondi. Solo il peggior ministro del dopoguerra, Fabrizio Saccomanni non è riuscito a trovare un miliardo e ha fatto aumentare di un punto percentuale l’Iva. Quello che dovrebbe adesso fare Renzi è dare vita alla vendita degli immobili, applicare i costi standard e finire la spending review, senza tagliare indiscriminatamente la spesa pubblica. Noi abbiamo bisogno della spesa pubblica, come in tutto il mondo. L’Italia è uno dei Paesi al mondo che ha meno spesa pubblica rispetto al suo Pil. A questo ragazzo dobbiamo dare fiducia». Esulando, per un momento, dal lato economico e facendo una riflessione prettamente politica, la riforma di Renzi è di destra o di sinistra? «Senza nessun dubbio è una riforma di sinistra. La differenza fra destra e sinistra c’è e rimane: la destra è la destra e la sinistra è la sinistra, con le caratteristiche di uguaglianza e di tutela dei lavoratori. Questa è una riforma di sinistra. Bisogna avere l’orgoglio di dirlo. Certo non è più la “sinistra storica” ma è una sinistra che si è evoluta. E non dobbiamo dimenticare che Renzi, ha aderito al partito socialista europeo, cosa che gli altri, cincischiando, non avevano mai fatto. Io che sono un cattolico di sinistra lo vedo molto positivamente. Quindi viva Renzi e viva il socialismo».
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