Bomba ad Ankara: 37 vittime e l'ombra del Pkk. 18 fermati, Erdogan ha il pretesto

15 marzo 2016 ore 9:57, Americo Mascarucci
E' salito a 37 morti e almeno 125 feriti (di cui 71 ancora in ospedale) il bilancio del sanguinoso attentato compiuto ieri ad Ankara, dove un'autobomba è esplosa vicino a una fermata dei bus nel centro della città. 
Le vittime identificate finora con certezza sono 13. Lo riferiscono fonti di sicurezza all'agenzia statale Anadolu, che precisa che la Procura generale di Ankara ha incaricato 8 magistrati di supervisionare i risultati delle autopsie in corso. L'esplosione, potentissima, ha distrutto diversi autobus e auto che si trovavano nei pressi. Secondo gli ultimi bollettini, una quindicina delle persone ricoverate in ospedale dopo l'esplosione sarebbero in condizioni gravi. 
Sarebbero al momento diciotto le persone arrestate complessivamente
Una dei due attentatori è l'ex studentessa universitaria turca Seher Cagla Demir, che si sarebbe unita al Pkk curdo nel 2013. La donna sarebbe stata identificata attraverso le impronte digitali e alcune parti del suo corpo, rimaste riconoscibili nonostante l'esplosione. Le stesse fonti indicano che l'attacco è stato compiuto con una Bmw bianca del 1995 carica di tritolo.

Bomba ad Ankara: 37 vittime e l'ombra del Pkk. 18 fermati, Erdogan ha il pretesto
Naturalmente questo ha offerto un assist preziosissimo al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, per puntare il dito contro il terrorismo di matrice curda
ma ancora di più contro l'Hpd il partito progressista che si batte per l'autonomia dei curdi. Partito che negli ultimi anni ha registrato una forte crescita elettorale, diventando il terzo partito più rappresentato in Parlamento. Nonostante i suoi rappresentanti abbiano più volte preso le distanze dal terrorismo curdo, il presidente Erdogan non perde occasione per colpire i dirigenti della sinistra turca accusandoli di connivenza con il Pkk il movimento di liberazione dei curdi. Diversi esponenti dell'Hpd sono stati arrestati, i giornali e le emittenti vicine al partito chiuse o ridotte al silenzio in quella che da più parti è stata definita la repressione di Erdogan per annientare i suoi avversari più temuti. 
Adesso che una delle attentatrici ha legami con il Pkk c'è da star certi che il presidente non si lascerà sfuggire l'occasione per intensificare le azioni militari contro i curdi e per reprimere ancora di più il dissenso politico. 
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