Pasolini "mostro intellettuale" vittima de "La Macchinazione". Massimo Ranieri svela i segreti

15 marzo 2016 ore 12:14, Americo Mascarucci
Il poeta, regista e scrittore Pier Paolo Pasolini sarebbe rimasto vittima di una “macchinazione” molto più grande e complessa di quanto si possa pensare sulla quale prova a fare luce il regista David Grieco che di Pasolini fu amico. Il film si intitola proprio “La Macchinazione” e vede nei panni dell’intellettuale, massacrato all’Idroscalo di Ostia il 2 novembre del 1975 Massimo Ranieri che colpisce subito per la straordinaria somiglianza con l’autore di “Ragazzi di vita”. Il film racconta gli ultimi tre mesi di vita dello scrittore, presentando sullo sfondo l’organizzazione di un complotto che mette insieme la cosiddetta banda della Magliana, la Massoneria e i fascisti. Il tutto perché Pasolini stava diventando scomodo, denunciando la corruzione della politica e indagando sui tanti misteri d’Italia alla ricerca delle verità sulle stragi.

Pasolini 'mostro intellettuale' vittima de 'La Macchinazione'. Massimo Ranieri svela i segreti
I “ragazzi di vita”, ossia i giovani che lo scrittore e regista amava frequentare nell’ambito della macchinazione altro
non sarebbero che lo strumento attraverso il quale, i cosiddetti poteri occulti hanno fatto fuori l’intellettuale scomodo. Il film prende il via dall’incontro fra Pasolini e Pino Pelosi, il ragazzo di borgata che sarà poi accusato dell’omicidio. Una tesi però che non ha mai convinto ancora di più dopo che Pelosi più volte ha cambiato la propria versione dei fatti, riconoscendosi colpevole all’inizio per poi negli ultimi anni avvalorare la tesi del complotto e in pratica confermando che quella notte all’Idroscalo Pasolini sia rimasto vittima di un vero e proprio pestaggio organizzato, una mattanza che doveva finire con l’uccisione dello scrittore e con la colpevolezza di Pelosi. Grieco prova a raccontare tutto questo e sebbene si tratterà dell’ennesima tesi non accreditata a livello giudiziario, appare evidente come la storia possa apparire molto plausibile considerando che negli ultimi anni Pasolini era diventato indigesto per tutti, compreso quel mondo della sinistra nel quale si riconosceva. Perché Pasolini odiava l’anticonformismo e l’omologazione culturale, quella stessa omologazione che il Partito Comunista cercava di imporre nella società e soprattutto nel mondo della cultura. Odiato dalla destra per le sue posizioni nettamente antifasciste, odiato dalla Democrazia Cristiana che avrebbe voluto processare nelle piazze, odiato dai comunisti che non riuscivano a controllarne il pensiero e le azioni, e odiato persino dai giovani del '68 quelli di Lotta Continua che lui aveva condannato in piena contestazione schierandosi dalla parte dei poliziotti che reprimevano le rivolte studentesche (loro sì figli di povera gente per il regista), Pasolini era diventato un facile bersaglio con la sua ostinazione nel non voler accettare verità di comodo indagando su tutto e su tutti. Massimo Ranieri ha ammesso quanto sia stato difficile interpretare Pasolini e lui lo ha fatto cercando di essere il più possibile identico al vero Pasolini quello che mai e poi mai avrebbe partecipato ai gay pride e probabilmente non avrebbe mai preteso di avere dei figli. La Macchinazione di David Grieco arriva nelle sale dal 24 marzo, distribuito da Microcinema.

È interpretato da Massimo Ranieri (nel ruolo di Pasolini), Libero De Rienzo, Matteo Taranto, François Xavier Demaison e con Milena Vukotic, Roberto Citran, Tony Laudadio e Alessandro Sardelli e l’amichevole partecipazione di Paolo Bonacelli e Catrinel Marlon. Le musiche sono dei Pink Floyd.

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