Brexit-referendum: l’eco di un cambiamento storico e l'effetto domino

15 marzo 2016 ore 10:44, intelligo
di Michele Buontempo (il nostro corrispondente da Londra)

Lo status speciale della Gran Bretagna all'interno dell'Unione Europea concesso da Bruxelles a Febbraio , ha confermato lo spirito indipendente dell'isola ma anche evidenziato il principale motivo dell'esistenza dell'Unione Europea:  il legame indissolubile degli interessi economici tra stati. Difatti ora molti membri chiedono lo stesso trattamento "speciale" nella speranza di uscire da un quadro normativo e burocratico complesso e intricato sviluppato in questi anni dalle istituzioni Europee. 
Con l’avvicinarsi del referendum sono cominciate le prime schermaglie tra chi è a favore del Brexit e chi per rimanere nell'UE. Ufficialmente la campagna si aprirà il 15 Aprile al referendum stabilito il per Giovedì 23 di Giugno al quale gli elettori saranno invitati a rispondere alla domanda proposta dalla Commissione Elettorale e accettata dai Parlamentari: " La Gran Bretagna dovrebbe rimanere nell'Unione Europea oppure lasciare l'UE". A mettere la X sul Si o il No saranno  chiamati gli Inglesi, gli Irlandesi e tutti i cittadini del Commonwealth sopra i diciotto anni residenti in Gran Bretagna insieme ai residenti all'estero.  Nel 1975 in Gran Bretagna ci fu il primo referendum per rimanere o uscire dall'Unione Europea, allora la decisione fu di restare ma la pressione pubblica e politica di chi oggi crede l'UE è cambiata troppo e in negativo dopo aver accettato per  quaranta anni sempre più nazioni diverse e interferendo nella vita quotidiana dei cittadini degli stati, ha convinto Cameron nel 2013 a indire il secondo referendum nei confronti dell'Unione Europea nella storia della Gran Bretagna.
Nel 2013 Cameron nel discorso Bloomberg disse: “ Noi abbiamo il carattere di una nazione isola: indipendente, passionale in difesa della sovranità. Noi non potremmo cambiare questa sensibilità dell’Inghilterra non più di quanto potremmo cambiare il Canale Inglese”.  
Oggi Cameron è più prudente nelle dichiarazioni sui quotidiani inglesi, consapevole che il futuro dell’Inghilterra è legato a l’Europa. 
Infatti, spinto dalla perdita di potere nel suo partito dei Conservatori, il numero 10 di Downing Street ha volato a Bruxelles per confermare la sua leadership e tornare con un accordo molto importante per il futuro dell’Inghilterra e condizionare immediatamente la Gran Bretagna sul voto del referendum nel restare in UE. Il pacchetto concordato nella rinegoziazione che ha dato lo status speciale alla Gran Bretagna include i seguenti cambiamenti. Child benefit: il pagamento del child benefit ai lavoratori migranti calcolato al costo della vita nel proprio paese di provenienza. Pagamenti welfare ai migranti: La GB può decidere di limitare i pagamenti welfare ai migranti nei primi 4 anni nella GB. 
Eurozona: il mantenimento della sterlina all’interno dell’Europa e nel commercio con il continente senza discriminazioni. 

Protezione per la città di Londra: l’Europa non potrà imporre regolamentazioni all’industria finanziaria della city, anche se essa dovrà rispettare i tassi del mercato interno.
Sovranità: la GB non farà mai parte di una maggiore unione con gli stati membri dell’UE. 
Cartellino Rosso per i parlamenti nazionali: sarà più facile per i governi bloccare legislazioni europee non volute con il 55% dei voti del parlamento. Competitività: appello a tutti gli stati membri di implementare il mercato interno dell’unione. 

Alcune limitazioni al libero movimento: sarà limitata automaticamente la libertà di movimento di persone sposate con persone provenienti fuori dall’UE insieme a nuovi poteri per espellere persone considerate un rischio per la sicurezza.
L’opinione pubblica inglese ora è divisa se restare o uscire dall’UE. A favore dell’uscita vi è il partito Indipendentista che ha vinto le ultime elezioni europee con il 13% di maggioranza ricevendo quasi 4 milioni di voti, metà dei parlamentari del partito conservatore e diversi parlamentari del partito Laburista.  La Grassroots Out ha organizzato sabato una giornata nazionale per sostenere l’uscita dall’Ue, Tom Pursglove il co-fondatore del gruppo sostiene di poter convincere anche chi non si è mai accostato a un partito politico, ma crede nella causa di una Gran Bretagna indipendente verso gli interessi globali.  Recente è il discorso del sindaco di Londra a favore dell’uscita considerandola una doppia vittoria. Oggi ha anche accusato il presidente Obama per aver programmato una visita nel prossimo mese e parlare contro il Brexit.  Infatti Boris Jhonson sostiene una Gran Bretagna indipendente per non subire le molte regolamentazioni alle imprese e i milioni di sterline da versare all’anno per essere membro dell’UE. Egli insieme ai sostenitori per l’uscita vuole riprendere il controllo delle frontiere per ridurre la quantità di persone in arrivo in cerca di lavoro. Infatti uno dei principi per la partecipazione all’UE è la libertà di movimento di persone senza dover richiedere una Visa per vivere in un altro paese europeo. Inoltre essi si oppongono all’idea di un’unione sempre più stretta al fine di costruire gli Stati Uniti D’Europa sul modello USA con una disparità enorme dei ceti ricchi da quelli poveri e un basso costo della forza lavoro.
David Cameron è invece a favore della Gran Bretagna in Europa e ora con l’accordo fatto a Bruxelles, ha il potere per sostenere la sua campagna. I suoi parlamentari sono liberi di decidere da che parte stare ma il partito Laburista , SNP, Plaid Cymru e i Liberali Democratici sono tutti a favore per restare. Chi è favore di restare crede nella positiva azione economica, come membro dell’UE, per vendere beni all’interno del mercato unico e per avere un sistema d’immigrazione controllato verso giovani e i lavoratori ben pagati che possono portare crescita e sostenere il sistema di spesa pubblica per finanziare i servizi di welfare. Infatti, Cameron e il parlamento inglese hanno già varato diverse norme per tutelare la GB e soprattutto Londra dall’enorme afflusso di persone in entrata. I lavoratori non europei che guadagnano meno di 35,000 sterline l’anno infatti non potranno restare in GB e viene inserito un sistema di pagamento del welfare per i figli dei lavoratori nei primi  quattro anni di permanenza in suolo Britannico.
L’uscita dall’UE della Gran Bretagna dipende dal punto di vista in cui la si guarda e in cosa si crede ma sicuramente sarebbe un passo importante e destabilizzante per l’equilibrio nazionale ed europeo. La domanda è questa: libererebbe una nazione o la condannerebbe all’isolamento e la rovina. Un fattore sicuramente scaturito dal prossimo referendum del 23 Giugno è la paura. Il Presidente della Commissione Europea Juncker crede, una possibile uscita della Gran Bretagna dall’UE potrebbe disgregare l’intera Unione, concetto ribadito anche dal Primo Ministro Francese Manuel Valls e avverte: “ L’Europa potrebbe perdere consenso nel suo iniziale scopo storico ed il suo progetto potrebbe morire velocemente”.  Secondo il Ministro italiano Padoan l’effetto domino è già cominciato con un incremento di potere dei partiti anti-Unione Europea.
A oggi oramai il problema degli stati non è più nella loro sovranità condivisa con l’Unione Europea ma piuttosto che tutti i governi hanno perso il controllo dell’eleggibilità della macchina elettorale. I cittadini non sanno più chi li rappresenta, cosa fanno quando eletti e sicuramente come rimuoverli dalle elezioni.
L’Europa quindi sicuramente dovrà diventare più democratica e più vicina ai cittadini Europei ma per rendere un’Europa migliore bisogna rimanere e riformarla da dentro.

autore / intelligo
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