Putin gioca a fare lo stratega: via dalla Siria, ma da vincitore?

15 marzo 2016 ore 12:26, Americo Mascarucci
"Gli obiettivi sono stati nel complesso raggiunti". 
Con queste parole il presidente russo, Vladimir Putin, ha ordinato l'inizio delle operazioni di ritiro delle forze russe dalla Siria. 
"Il compito affidato al nostro Ministero della Difesa e alle nostre forze armate è stato nel complesso eseguito e dunque ho ordinato al Ministero di  iniziare da domani il ritiro della maggior parte del nostro contingente militare dalla Repubblica di Siria" ha spiegato Putin, le cui dichiarazioni sono state riportate dalla televisione di Stato russa. 
"Spero che il ritiro delle nostre truppe possa dare un impulso al processo di pace". 
Ma Putin è andato oltre e non si è limitato soltanto al presente ma puntando lo sguardo ben oltre il futuro:
 "Ora la Russia deve intensificare la sua partecipazione ai negoziati fra siriani", ha detto al suo ministro degli Esteri Serghei Lavrov.  Assad si è detto pronto a dare inizio al processo politico all'interno del paese quanto prima ma Putin ha già fatto sapere che la transizione politica sarà affare dei siriani, senza intromissioni straniere. Il messaggio è chiaro; nessuno può pretendere l'uscita di scena forzata di Assad.
Ma la Russia ha abbandonato davvero il campo? 
A raccomandare prudenza sono alcune fonti diplomatiche europee, che ricordano che i russi manterranno "le chiavi dello spazio aereo siriano" e dunque, per quanto i raid andranno senz'altro a diminuire, i rapporti di forza sul campo, ora che le truppe governative di Assad sono in grado di reggersi sulle proprie gambe, non muteranno. "Inoltre - sottolinea una fonte - noi non sappiamo cosa si dicono gli americani e i russi nei gruppi di contatto sulla Siria, e dunque questo annuncio di Putin va preso senz'altro con le pinze".

Putin gioca a fare lo stratega: via dalla Siria, ma da vincitore?
Insomma se la Russia ha deciso di lasciare il campo siriano non è certamente per fare una buona azione. Putin si è fatto chiaramente i suoi conti e probabilmente sa per certo che continuerà a mantenere le redini della situazione. Perché Assad comunque la si pensi ha sicuramente detto sì ad una transizione politica che però non fa rima con esilio. America, Arabia Saudita e Turchia avrebbero voluto l’uscita di scena di Assad ma l’unica concessione che al momento sembrano poter incassare è quella del riconoscimento di un ruolo per l’opposizione siriana. Che però difficilmente avrà i numeri e la forza per prevalere nelle urne. Assad dunque resta in gioco e i negoziati di pace nopn potranno che vederlo protagonista. Concessioni agli avversari ne farà ma fino ad un certo punto e Mosca continmuerà ad avere nella Siria il proprio "alleato di ferro" nel Medio Oriente. Insomma la Russia si ritira sì, ma sicuramente da vincitore.  

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