Aldo di Lello ci spiega "Il Codice dell'Apocalisse" e "perché l'Islamismo ci fa guerra"

15 marzo 2016 ore 14:21, Americo Mascarucci
Il titolo sembrerebbe apocalittico ed in parte lo sarebbe pure se soltanto non si pensasse realmente all'Apocalisse come ad un evento catastrofico.
L'ultimo libro di Aldo Di Lello, intellettuale della destra italiana, giornalista del Secolo d'Italia, scrittore, fondatore nel 2004 della rivista di geopolitica "Imperi" che ha diretto fino al 2009, autore di diversi libri sui conflitti dell'era globale, si intitola "Il Codice dell'Apocalisse. Perché l'Islamismo ci fa guerra".
Il libro edito da Koinè sarà presentato a Roma giovedì 17 marzo alle ore 17,30 presso la sede della società "Dante Alighieri" in Piazza Firenze n. 27 con un parterre di tutto riguardo.
Interverranno al dibattito moderato dal direttore di Intelligonews Fabio Torriero, politici ed autorevoli esponenti della Chiesa Cattolica e del mondo musulmano.
Ci saranno: monsignor Carmine Brienza docente di Filosofia presso la Pontificia Università Lateranense; Pierferdinando Casini Presidente della Commissione esteri del Senato; Gianfranco Fini Presidente dell'Associazione culturale Liberadestra; Yahya Sergio Yahe Pallavicini Vicepresidente della Comunità Religiosa Islamica: Giuseppe Pisauro Presidente della casa editrice "Koinè Nuove Edizioni".
Aldo Di Lello ha accettato di anticipare con noi i contenuti del suo libro partendo proprio da una rivisitazione del concetto di Apocalisse; che per l'autore non è affatto la fine di tutto, la catastrofe, bensì il legame più stretto fra politica e religione e quindi la madre di tutti i conflitti di carattere religioso. Anche quello che stiamo vivendo oggi.

Da dove nasce l'idea di questo libro?
Nasce analizzando ciò che sta avvenendo in Europa, in seguito all'attacco sferrato dall'Islam radicale nella sua versione terroristica. Non tutto l’islamismo radicale comunque è terrorismo. C’è una componente che punta alle stragi e all'insicurezza cronica dell’Europa e dei paesi che cercano la stabilizzazione del Medio Oriente. Di fronte a questa sfida l’opinione pubblica europea non è apparsa preparata, il dibattito è sembrato incentrato su aspetti sicuramente importanti ma non fondamentali. 

Cosa manca realmente ?
Il dibattito è tutto concentrato sugli aspetti legati alla sicurezza da una parte e alle politiche di controllo dell’immigrazione dall'altro. C’è la politica della paura che sta condizionando tutto. 
Io pongo in sostanza un'altra domanda. Cosa realmente spinge tanti giovani cresciuti nella nostra società a farsi esplodere nel nome di Allah o ad arruolarsi nell'Isis abbracciando il terrorismo? Se questa è la domanda le risposte sono diverse.

Proviamo a fornirle
Esse vanno dalla mancata integrazione delle comunità musulmane in Italia, alla solita moda di evocare complotti e congiure. Poi c’è l’ideologia del politicamente corretto che domina nelle oligarchie politiche e culturali e che sta generando una sorta di disarmo culturale. Da una parte c'è la posizione sbagliata di chi tenta di far leva sulle paure invocando la chiusura di tutte le moschee, l'espulsione di tutti i musulmani, lanciando nuove crociate, dall'altra c’è un illuminismo morente e pallido che in pratica ha portato l'opinione pubblica europea a ritenere che ormai non ci sia più nulla da difendere.  
La mia tesi è che nelle componenti più radicali dell’Islam facciano presa certi richiami che vengono da molto lontano, dall'Apocalisse.
E qui dobbiamo subito chiarire un aspetto fondamentale: Apocalisse non significa fine del mondo, catastrofe, l'Apocalisse è la madre di tutte le rivoluzioni nel momento stesso in cui si basa sull'attesa di un nuovo regno, un regno di giustizia e di pace, un regno che verrà a premiare i giusti e a punire i malvagi. Questo fondamento contenuto nelle profezie delle religioni sin dal primo medioevo sta suscitando una scelta che è alla base delle rivoluzioni politiche. In pratica l’Apocalisse è il legame più stretto fra religione e politica. Oggi dopo duemila anni queste forme estreme di Apocalisse riemergono tutte nell'integralismo islamico.

Quindi che fare?
 L’Apocalisse non è un momento storico definito, un’ora x in cui dovrà realizzarsi una profezia, ma è un momento storico pressoché latente che può riemergere in qualsiasi momento,  in determinate condizioni storiche. L'Europa deve riscoprire la cultura della statualità, ma non nel senso di riaffermare il concetto di stato laico in senso strettamente illuminista ma riaffermando i valori che hanno portato alla nascita dello stato moderno europeo. Uno Stato che come la storia insegna è stato capace di contenere e annullare al proprio interno le guerre di religione, e recuperando la neutralità della politica rispetto alle religioni, perché altrimenti quando finisce la politica ritorna la profezia e con essa l'Apocalisse.  E' ciò che sta avvenendo nel mondo islamico. Ma l'Europa ha gli anticorpi per difendersi, come ha fatto in passato.

 

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