Istat e Bankitalia certificano il ritorno in deflazione: prezzi in calo di 0,3%

15 marzo 2016 ore 15:36, Luca Lippi
Non è un fulmine a ciel sereno, è solamente la conferma che l’Italia è tornata in deflazione, e chissà se mai ne fosse uscita anche solo per qualche mese. Noi saremmo la terza economia dell’area euro, e quindi le notizie non sono confortanti neanche per il resto dell’Eurozona, tuttavia gli ultimi dati di Istat e Bankitalia dipingono uno scenario piuttosto complicato sul piano della crescita smentendo nuovamente l’ottimismo ostentato del governo che crede in una “svolta” nell’anno in corso ma staremmo ancora cercando la luce in fondo del tunnel del 2012.
Il debito sfiora i 2.200 miliardi malgrado l’aumento delle entrate tributarie, mentre le ormai ex misure straordinarie di politica monetaria della Bce non sono state sufficienti a ravvivare i prezzi al consumo e la crescita.
Il passivo delle Pubbliche amministrazioni è aumentato di 21,6 miliardi attestando il debito pubblico a 2.191,5 miliardi di euro in gennaio. Il dato si trova nel Supplemento al Bollettino Statistico “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” della Banca d’Italia.

Istat e Bankitalia certificano il ritorno in deflazione: prezzi in calo di 0,3%
A tutto questo si aggiunge il calo dei prezzi al consumo, del resto se catene come Eurospin aumentano considerevolmente i ricavi a danno della grande distribuzione tradizionalmente presente nelle frequentazioni delle famiglie significa che le persone stanno tagliando sul carrello della spesa. Ovviamente la spirale è che i prezzi scendono anziché salire oltretutto c’è il fenomeno della tesaurizzazione che frena la spesa poiché c’è convinzione che i prezzi scendano ancora.
La flessione dell’inflazione è stata dello 0,2% su base mensile e dello 0,3% su base annua in febbraio, mentre l’inflazione acquisita per il 2016 è pari a -0,6%. Il dato, rilevato al lordo dei tabacchi, è stato reso noto dall’Istat che conferma così la sua stima preliminare.
Leggiamo dal rapporto dell’Istat: “La forte flessione tendenziale dei prezzi al consumo è dovuta a una dinamica congiunturale caratterizzata da cali dei prezzi diffusi a quasi tutte le tipologie di prodotto, che si confronta con quella positiva di febbraio 2015 quando, invece, tutte le tipologie di prodotto segnarono una ripresa dei prezzi rispetto al mese precedente”.
Pesano enormemente i beni energetici non regolamentati (che accentuano la flessione tendenziale da -5,9% di gennaio a -8,5% di febbraio), gli alimentari non lavorati (-1,2%, da +0,6% di gennaio) e i servizi relativi ai trasporti (-0,7%, da +0,5% del mese precedente). In calo rispetto a febbraio del 2015 i prezzi dei beni che segnano un -0,7% e rallenta anche il tasso di crescita dei prezzi dei servizi (+0,5%, da +0,7% del mese precedente).
In calo dello 0,1% rispetto a gennaio e dello 0,4% su base annua (a gennaio era +0,3%) i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona così anche quelli dei prodotti ad alta frequenza di acquisto che diminuiscono dello 0,3% in termini congiunturali e dello 0,8% su base annua (era +0,1% a gennaio).

autore / Luca Lippi
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