Bastone e carota: ecco la ricetta del Cav. per convincere (o mollare) Alfano e i suoi

15 novembre 2013 ore 17:00, Lucia Bigozzi
Bastone e carota: ecco la ricetta del Cav. per convincere (o mollare) Alfano e i suoi
Bastone e carota. Berlusconi chiama a Palazzo Grazioli Alfano e Lupi per l’ultimo tentativo di mediazione, ma nel frattempo consegna alle agenzie una lettera indirizzata ai parlamentari pidiellini.
Dopo giorni convulsi, fatti di riunioni, contatti, valutazioni e analisi, il Cav. rompe il silenzio. Per dire, sostanzialmente due cose. La prima: al consiglio nazionale dirà perché e come i moderati devono stare uniti per unire i moderati. La seconda: la nuova Fi non sarà oligarchica ed estremista. La terza: chi non si riconosce in Fi è libero di andarsene. Bastone e carota, appunto per riportare all’ovile gli alfaniani a un passo dalla rottura o per sancirla definitivamente secondo l’antico refrain: o con me o contro di me. Disponibilità a ragionare ma la sede è e deve essere il Consiglio nazionale dove “confrontarci e discutere. Come si fa in ogni famiglia. Ognuno porterà le sue idee. Ognuno è chiamato a dare il proprio contributo al disegno comune. Con civiltà, senza pregiudizi, senza retro pensieri”. Una garanzia che non ci sarà il “processo” a quelli che i lealisti nel fuoco di fila delle dichiarazioni e delle repliche hanno già ribattezzato “i traditori”. Alfano e i suoi, dunque, possono stare tranquilli. Anche se, i numeri sbandierati o tatticamente utilizzati, farebbero propendere l’ago della bilancia dalla parte dei berlusconiani puri e duri. Elemento che se confermato, metterebbe gli alfaniani di fronte a un bivio: o strutturarsi in minoranza interna oppure abbandonare il campo per inaugurarne uno nuovo, magari quello del “vero centrodestra” come ribadito a Intelligonews da Roberto Formigoni. Il “bastone” Berlusconi lo agita quando dice: “Chi non si riconosce più nei valori del nostro movimento è libero di andarsene. Ma chi ancora ci crede ha il dovere di restare e combattere perchè questi valori trionfino finalmente nel nostro Paese. Perchè ora più che mai, in questo momento buio per l’economia e per la giustizia, ora più che mai tutti insieme dobbiamo difendere la nostra libertà, dobbiamo batterci con Forza Italia, perchè siamo convinti che la difesa della libertà è la missione più alta, più nobile e più entusiasmante che ci sia”. Come a dire: attenzione, caro Alfano, rifletti bene prima di prendere la decisione definitiva. Un altolà sui rischi dello strappo, soprattutto sul piano elettorale. Poi la carota: “Non cambierò io, non cambierà Forza Italia. Se così non fosse, se Forza Italia diventasse qualcosa di diverso, di piccolo e meschino, se diventasse preda di una oligarchia, se rischiasse una deriva estremista, sarei io che l’ho fondata a non riconoscermi più in questo progetto”. Sintesi: aperto al confronto, ma alle mie condizioni.  A minuti, il summit degli alfaniani. Per decidere se sottoscrivere la lettera-documento-congressuale del ‘capo’ oppure cestinarla.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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