Prima telefonata Xi-Trump: il nodo di esportazioni e Risiko nel Pacifico

15 novembre 2016 ore 9:17, Adriano Scianca
La Cina sembrava il suo spauracchio numero uno (vedere, per credere, il video virale su YouTube “Trump says China”). Ma, una volta avuto il potere, le cose cambiano. Lunedì Xi Jinping e Trump hanno avuto il loro primo confronto telefonico e si sono giurati “mutuo rispetto”, come riportato dall’entourage del nuovo inquilino della Casa Bianca, mentre secondo la stampa cinese “i fatti attestano che la cooperazione è l’unica scelta corretta”. 

Prima telefonata Xi-Trump: il nodo di esportazioni e Risiko nel Pacifico


Xi Jinping e la fazione del Partito che fa capo a lui, in realtà, avrebbero preferito una vittoria della Clinton, ostile ma prevedibile: i cinesi non amano i salti nel vuoto. La classe politica più giovane e riformatrice tifava invece Trump, convinta anche che il ventilato taglio all'export cinese fosse l'occasione per svincolare finalmente l'economia nazionale dalle esportazioni. Ovviamente gran parte della partita si decide anche sulla base dell'atteggiamento globale di Trump in politica estera: sarà davvero isolazionista come ha più volte promesso? Nel Pacifico si gioca un complicato Risiko che vede Cina, Giappone, Filippine e altri attori in eterno conflitto/cooperazione. Gli Usa, ovviamente, hanno sin qui giocato un ruolo cruciale. 

Pechino vedrebbe di buon occhio un passo indietro di Washington, a cui però nessuno crede seriamente, almeno non nei termini descritti da Trump in campagna elettorale. In ogni caso, una eventuale guerra commerciale tra le due superpotenze colpirebbe soprattutto la Cina, anche se ne uscirebbero malconci anche alcuni settori chiave dell’economia Usa. Il che fa supporre che comunque, in un modo o nell'altro, il modo di collaborare lo si troverà.
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