La Manovra si inceppa sul decreto fiscale: rinvio e nodi da sciogliere

15 novembre 2016 ore 10:07, Luca Lippi
La legge di bilancio subisce una battuta d’arresto , il nodo che ha inceppato la macchina è il decreto fiscale sul quale si sarebbe dovuta porre la fiducia oggi ma che la Ragioneria Generale dello stato ha prontamente ‘congelato' chiedendo il ritorno in commissione Bilancio per trovare una soluzione ai rilievi avanzati dalla Ragioneria generale stessa.  
Ha detto il presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia: "Bisognerà inevitabilmente intervenire sulle norme che la Ragioneria dello Stato non ha bollinato e che hanno portato alla richiesta di rinvio nella commissione del decreto fiscale collegato alla manovra".  
Tra le norme approvate, due non avrebbero, infatti, la necessaria copertura. 
Secondo quanto si è appreso, una sarebbe la deroga di due anni al regime dei minimi per chi eccede la soglia del forfait per importi fino a 15.000 euro.
Sempre Francesco Boccia dice:  "Vedremo come intervenire. Due norme che possono essere recuperate nella legge di bilancio". In ogni caso, il nuovo passaggio in Commissione rischia di far allungare ulteriormente i tempi dell'Assemblea. 
In sostanza, il relatore per la commissione Finanze, Giovanni Sanga (Pd), ha chiesto e ottenuto un rinvio per permettere di chiarire alcune criticità.
Nel particolare, è successo che ci sono dubbi sulle coperture in merito alla proroga del regime dei minimi e alla possibilità, per chi supera i tetti di ricavi fino a 15mila euro, di restarvi incluso pagando un’imposta sostitutiva del 27% sulla quota in eccesso. 
Problemi anche sull’articolo 2 bis del provvedimento che contiene interventi sui pagamenti agli enti locali attraverso strumenti elettronici.

La Manovra si inceppa sul decreto fiscale: rinvio e nodi da sciogliere

Così ieri Montecitorio ha votato la richiesta di rinvio in Commissione per gli opportuni approfondimenti. A questo proposito il presidente dell’organismo,Francesco Boccia, ha avvertito “che ogni riformulazione che abbia una spesa dovrà essere firmata dalla Ragioneria”. 
L’impianto generale del decreto, ad ogni modo, è ormai blindato. A cominciare dalla rottamazione delle cartelle esattoriali.
Dopo le ultime modifiche parlamentari, la definizione dei ruoli “sanabili” (si pagano tutte le tasse ma con la cancellazione di sanzioni e interessi di mora) è stata estesa a tutto il 2016: quindi il periodo ammesso va dal 2000 all’anno in corso. 
Si allunga anche il termine per presentare la dichiarazione dal 23 gennaio 2017 al 31 marzo 2017. 
Sul fronte delle rate, si passa da quattro a cinque, fermo restando che i pagamenti dovranno essere per il 70% delle somme complessivamente nell’anno 2017 e per il restante 30% nel 2018.
Confermata la soppressione, a partire da luglio 2017, di Equitalia. Nascerà Agenzia delle entrate-riscossione e gli ottomila lavoratori della società disciolta non dovranno passare (come era stato ipotizzato dal governo) da una selezione ma soltanto da una verifica delle competenze prima di finire sotto il cappello delle Entrate. 
Il decreto riapre la voluntary disclosure. Si può sanare l’esportazione di ricchezza non dichiarata al fisco fino al 30 settembre 2016, con una finestra che va dal 24 ottobre scorso al 31 luglio 2017.
Cambia la procedura rispetto all’edizione chiusa nel 2015: il contribuente deve versare (in unica soluzione o in tre rate) quanto dovuto per imposte, ritenute, contributi, interessi e sanzioni senza prima presentare documentazioni o richieste. Il decreto stravolge anche il meccanismo dello Spesometro. 
Dal 2017 salta la comunicazione dell’elenco di clienti e fornitori, ma le comunicazioni al fisco delle fatture emesse e ricevute e i dati sulle liquidazioni periodiche dell'Iva diventano trimestrali.

autore / Luca Lippi
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