Ue rinuncia all’austerità (ma è solo sospesa): Renzi dovrà chiarire

15 novembre 2016 ore 12:40, Luca Lippi
Domani la Commissione Ue indicherà che la Legge di Bilancio potrebbe non rispettare le regole europee su debito e deficit, ma sospenderà il giudizio fino a inizio 2017 dando al governo il tempo di superare il referendum e allungando i termini del negoziato con Roma.
Concretamente una non notizia, la Legge di bilancio ha tempi che rientrano ampiamente nelle scadenze indicate dall’Ue, e negli ultimi anni non sono ma stati rispettati andando oltre la scadenza del 31 dicembre. 
Inevitabilmente il nodo è quello di ‘non disturbare il manovratore’, cioè non parlare male dell’operato dell’esecutivo prima del referendum, ma per i più attenti il significato è che l’Ue non ‘parla’ perché se dovesse farlo dovrebbe esprimere un giudizio negativo. Se così non fosse sarebbe uno spot al governo, ma non c’è!
Altro discorso invece è quello delle polemiche delle ultime settimane tra Juncker e Renzi, oltre alle pagelle sulle manovre dei singoli paesi, la Commissione su iniziativa politica di Juncker pubblicherà una comunicazione di diciotto pagine con la quale se non decreta la fine dell’austerity, quanto meno ne chiede una moratoria per il biennio 2017-2018 e attacca le scelte economiche del governo Merkel.
Questo non deve essere considerata una vittoria di chi si oppone all’austerity in linea generale, è la diretta conseguenza dell’effetto Trump.

Ue rinuncia all’austerità (ma è solo sospesa): Renzi dovrà chiarire
 
Da un punto di vista ideologico la vittoria di Trump avviene all’insegna della rivolta, contro il dominio della finanza sulla politica. Le contraddizioni create dal grande capitale, la sua implosione, la crisi conseguente, le lotte intestine, banche contro industria, precari contro pensionati, immigrati contro indigeni, hanno tirato la volata a Trump su Hilary.
L’america giovane, quella povera oppressa dai bassi salari dai lavori precari, doveva votare Sanders ed invece ha votato Trump. Perché? Il partito democratico si è schierato con la Clinton anche se poteva vincere con Sanders. Si è schierato con le banche, anche se sapeva che il popolo era contro le banche. Si è schierato contro Sanders, anche se aveva più carte di Hilary contro Trump. Meglio la destra politica, che la sinistra politica. E’ la solita storia della destra finanziaria che prepara la destra politica. E’ quello che sta succedendo in Europa, dove l’iper liberismo della UE guidato dalla BCE, sta ammazzando la sinistra e tirando la volata alla destra.
Dal punto di vista economico in America ci sarà un’impennata dell’inflazione e una spinta potente di manovre a deficit, per stare dietro le quali anche l’Europa deve allargare i cordoni del deficit per tutti.
In sostanza non ha vinto Renzi contro l’Ue, è l’Ue che sta correndo ai ripari e cerca di infilarci dentro più argomenti diversi possibile con lo scopo di disallineare i contorni del problema.
Dunque l’Ue abbandona l’austerity perché se non lo facesse sarebbe la catastrofe per tutti, compresa la Germania e il suo malloppo. Per l’italia è ancora più complicata di come si vuole farla leggere, la Francia ha spazio per fare debito, la Spagna ha Pil, la Germania ha tanta benzina nei serbatoi…è l’Italia che non ha neanche i soldi per intervenire sul sociale, e allora diventa necessaria la competenza tecnica, non politica.
La finanziaria 2017 di Renzi non viene bocciata e per ora non ci sono richieste esplicite di manovre aggiuntive. C’è però l’indicazione di un risk of non- compliance, ovvero il rischio che il bilancio non rispetti le regole europee. Per questo il giudizio finale è rimandato a inizio 2017 e nel frattempo si chiedono ulteriori chiarimenti sulle coperture e saranno verificate ancora più a fondo le spese per migranti e terremoto che l’Italia chiede di non contare nel deficit.
In sostanza, Roma nel 2015-2016 ha beneficiato di 19 miliardi di flessibilità ma nel 2017 avrebbe dovuto far scendere il deficit dal 2,4% del Pil del 2016 all’1,8% promesso lo scorso maggio da Padoan (cifra che già beneficiava di uno sconto sul risanamento dello 0,4%, quasi 7 miliardi). 
Ma Renzi per via della crescita deludente e delle circostanze eccezionali come rifugiati e sisma, ha deciso di fermarlo al 2,3%, cifra che secondo i calcoli europei, fatti su parametri più rigidi, è addirittura del 2,4%. 
Quindi, nel 2017 l’Italia non risana minimamente il deficit e il debito anziché calare, come promesso, salirà ancora al 133,1%. Ma la Commissione di Jean-Claude Juncker, nonostante le polemiche dettate dalla convinzione di essere ingiustamente bersaglio delle critiche di Renzi, vuole aiutare l’Italia, tenendosi però le mani libere per affrontare qualsiasi scenario politico post referendum. Ma non illudiamoci, il negoziato prosegue sottotraccia.

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