Prima Le Pen ora Trump: Salvini vuole il centrodestra. Ma anche Berlusconi e Parisi

15 novembre 2016 ore 15:16, Andrea De Angelis
Forza Italia ha buttato giù il sindaco di Salvini a Padova mentre il mondo celebrava, con o senza inquietudine e stupore, la vittoria di Trump negli Stati Uniti. Poche ore dopo, in quel di Firenze, il leader della Lega Nord manifestava la sua intenzione di guidare la nazione. Di diventare il prossimo Presidente del Consiglio. 

In questo frammento c'è tutta l'anomalia della vocazione nazionale di un leader che non solo ha nel partito la parola "nord", ma soprattutto che ha nel suo polo di riferimento, il centrodestra, una miriade di situazione diverse. Simili solo in parte, di certo frammentate. Vuoi per la fine di un'epoca che ha un nome, Silvio, e un cognome che non è necessario esplicitare, vuoi per una serie di presunti eredi, da Meloni ad Alfano fino a Parisi che non vanno esattamente d'accordo tra loro. 

Prima Le Pen ora Trump: Salvini vuole il centrodestra. Ma anche Berlusconi e Parisi
Salvini cavalca l'onda Trump. Nulla di più prevedibile. Come aveva fatto (ma solo dopo il primo turno) in Francia con Le Pen. Il punto, però, è che l'Italia non è la Francia e neanche l'America. Lo ha capito anche Roberto Maroni, uno che verso Salvini nutre sempre quel sapore agrodolce tanto noto a chi fa politica. Maroni non sposa la linea dalla leader del Front National, Marine Le Pen. "Lei teorizza lo Stato nazione, lo vuole rafforzare, mentre la Lega non è mai stata favorevole - ha tuonato questo autunno il governatore della Regione Lombardia - anzi, ha sempre contrastato l'accentramento dei poteri del governo centrale. Tatticamente siamo alleati e va bene, ma il disegno strategico è diverso. Ora, se si vuole seguire il lepenismo e il rafforzamento del centralismo statale, allora per coerenza si dovrebbe votare 'sì' al referendum costituzionale". Come a dire che non si può basare un progetto politico su un opportunismo di fondo che poco ha a che fare con il partito che fu di Bossi. 

Salvini però se ne infischia e va avanti. Sicurezza e migranti, questi i suoi temi preferiti. Poi per l'unità del centrodestra si vedrà, c'è sempre tempo. Il rischio però è quello di sempre: costruire prima i leader e poi il progetto. E, si sa, non sempre le ciambelle riescono col buco. Anzi, spesso risultano indigeste. Chiedere a Berlusconi, ad esempio: Casini prima, Fini poi. Salvini questo non lo sa? Senza dimenticare i voti che da un certo elettorato che si può definire di "delusi dal centrodestra" sono confluiti nel Movimento 5 Stelle. Salvini unisce e Parisi divide? Per Berlusconi era il contrario, almeno fino al giorno prima di Firenze. Ora sembra pronto a scaricare Parisi se non cambierà i toni usati nei confronti di Salvini. Eppure Parisi doveva essere il collante, non il vice di Salvini. Ipotesi impossibile per quasi tutti gli addetti ai lavori. Chi unisce dunque? Il rischio è di perdere ancora più elettori. 
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