Debito pubblico giù 12,1mld a settembre, ma rimane a +39,9mld da inizio anno

15 novembre 2016 ore 16:09, Luca Lippi
Dal supplemento al bollettino statistico della Banca d'Italia dedicato alla finanza pubblica, si legge che il debito pubblico italiano è calato a settembre di 12,1 miliardi a 2.212,6 miliardi di euro. Si tratta del secondo calo mensile di fila.
Bankitalia indica che il fabbisogno del mese (15,2 miliardi) è stato più che compensato dalla diminuzione (25,3 miliardi) delle disponibilità liquide del Tesoro (risultate pari a 39,3 miliardi alla fine di settembre) e dall'effetto complessivo degli scarti e dei premi all'emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e della variazione del cambio dell'euro (1,9 miliardi).
Per quanto riguarda la ripartizione per sottosettori, il debito delle amministrazioni centrali è calato di 12,4 miliardi, mentre quello delle amministrazioni locali è aumentato di 0,4 miliardi. Il debito degli Enti di previdenza è sceso di 0,1 miliardi.
Nei primi nove mesi del 2016 il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 39,9 miliardi. 
L'incremento riflette il fabbisogno (42,3 miliardi) e l'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (3,6 miliardi); in senso opposto ha operato, per 6,0 miliardi, l'effetto complessivo degli scarti e dei premi all'emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e della variazione del tasso di cambio.
Le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a settembre a 32 miliardi (30,2 miliardi nello stesso mese del 2015). Nei primi nove mesi del 2016 le entrate tributarie sono state complessivamente pari a 302 miliardi, in aumento del 4,6 per cento (13,2 miliardi) rispetto a quelle relative allo stesso periodo dell'anno precedente; tale dinamica è stata in parte sospinta da alcune disomogeneità contabili e temporali (riguardanti principalmente l'IVA, le ritenute Irpef, il canone Rai e l'imposta di bollo virtuale).

Debito pubblico giù 12,1mld a settembre, ma rimane a +39,9mld da inizio anno

Al contrario, da inizio anno si continua ad assistere a un'espansione del debito, che è salito di ulteriori 39,9 miliardi. L'incremento riflette il fabbisogno (42,3 miliardi) e l'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (3,6 miliardi), alle quali si sottrae un effetto positivo per 6 milioni dato dagli scarti e dai premi all'emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e della variazione del tasso di cambio. Sul fronte tributario, le entrate a settembre sono ammontate a 32 miliardi (30,2 miliardi nello stesso mese del 2015), per un afflusso complessivo, da gennaio, pari a 302,0 miliardi, +4,6% rispetto al corrispondente periodo del 2015.
La Banca centrale italiana ha inoltre fornito informazioni sullo stato attuale del portafoglio di titoli di Stato, dettagli che hanno evidenziato come in agosto il controvalore dei governativi italiani detenuti da investitori non residenti sia risultato pari a 695,063 miliardi di euro, in calo dai 710,765 miliardi del mese precedente.
In base a calcoli Reuters sui dati di Bankitalia, la quota dei titoli del debito pubblico della Penisola in mano ad investitori esteri è passata dal 37,2% di luglio al 36,9%, tenendo conto che con la definizione di "estero" si includono anche investitori domestici che detengano titoli attraverso soggetti non residenti, la Bce e Banche centrali di altri Paesi. Al netto di questi ultimi, ossia esaminando il dato riferibile a enti esteri veri e propri, la quota scende al 28,8% del totale.
Tale differenza, per gli analisti, è imputabile per circa il 6% ai governativi in mano alla Bce, in gran parte quelli residui del vecchio programma Smp e in misura minore quelli acquistati direttamente tramite il programma Qe e non attraverso Bankitalia, e per il resto a quelli in possesso dei fondi esteri collegati a investitori italiani.
In generale, tra luglio e agosto si è registrato un lieve calo della quota in mano alle banche italiane (dal 21,6% al 21,2% a 399,604 miliardi) e una conferma del trend di riduzione della quota retail (dal 5,5% al 5% a 93,776 miliardi). E' salita, invece, la porzione di debito detenuta da assicurazione fondi (dal 23,8% al 24,5% a 460,317 miliardi), così come quella della Banca d'Italia, attestatasi a 232,555 miliardi, pari al 12,4%. 
Aggiornando il dato a fine settembre, infine, la fetta detenuta da Via Nazionale si è portata a 241,161 miliardi su un totale circolante di 1.870,379 miliardi (12,9%).

autore / Luca Lippi
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