Kazakistan: la Shalabayeva in villa, il giacimento di Kashagan comincia la produzione di petrolio. E l'Eni trema

15 ottobre 2013 ore 12:02, intelligo
Kazakistan: la Shalabayeva in villa, il giacimento di Kashagan comincia la produzione di petrolio. E l'Eni trema
di Andrea Marcigliano. Due notizie dal lontano Kazakhstan. O meglio, una notizia e una non-notizia. La non-notizia è delle  scorse settimane e viene da La Stampa il quotidiano di Casa Agnelli. Elkann ha rilanciato con grande evidenza il caso di Alma Shalabayeva, la moglie del bancarottiere Mukhtar Ablyazov, espulsa dall’Italia nel maggio scorso, a causa di un passaporto falso. Caso già allora enfatizzato da molti quotidiani e Media, che presentarono l’Ablyazov come un dissidente perseguitato e la moglie come una vittima consegnata agli scherani di un regime dispotico. Oggi, la Shalabayeva  risiede nella lussuosa villa di famiglia ad Almaty mentre il marito, inseguito da 5 mandati di cattura internazionali e da una condanna di una corte britannica è stato poi arrestato sulla Costa Azzurra, dove si godeva l’Estate con l’amante ucraina, senza che in Francia nessuno trovasse di che ridire. Il pretesto per il rilancio del caso – subito ripreso da tutti i maggiori quotidiani ed anche da un servizio del Tg1 – è stato che la figlia maggiore della Shalabayeva ed Ablyazov, che risiede in Svizzera, ha denunciato ai magistrati italiani l’Ambasciatore del Kazakhstan Andrian Yelemessov ed altri due funzionari dell’Ambasciata di Roma, accusandoli di “sequestro di persona” per aver organizzato, dopo l’espulsione da parte dei giudici italiani, il rimpatrio della madre e della sorellina Alua. E allora? Verrebbe da commentare...che razza di notizia è? Al massimo meriterebbe una breve nella cronaca locale dei quotidiani romani. E invece, si è scomodato, sul giornalone torinese, niente popò di meno che Maurizio Molinari, corrispondente da New York. Cosa c’entri poi il corrispondente dagli States con un fatto avvenuto a Casalpalocco sarebbe tutto da spiegare... d’altro canto è palese che la firma di Molinari è servita a dare importanza e credito a questa non notizia.... La notizia, quella vera, quella che avrebbe davvero meritato titoli in prima pagina, è un’altra. Alla quale, però, è stata dedicato, nell’ultimo scorcio di settembre, ben poco interesse giornalistico, e questo solo su qualche quotidiano economico. Il giacimento di Kashagan, in Kazakhstan, a finalmente cominciato la produzione l’11 del mese scorso. Di per se stessa già una notizia importante, visto che si tratta, probabilmente, della più grande riserva petrolifera fino ad oggi scoperta al di fuori del Medio Oriente. Ancor più rilevante, però, è l’interesse italiano in questo: infatti Kashagan si trova nel Mar Caspio, ad 80 chilometri circa da Atyrau, importante hub petrolifero dove lavorano, per altro, molte aziende italiane. Il giacimento in questione, Kashagan, è stato scoperto nel 2000, ma ci sono voluti tredici anni per renderlo produttivo; un lavoro non facile, gestito da un consorzio internazionale, il North Caspian Sea Production Sharing Agreement, di cui fanno parte, con quote paritarie la Total, la Shell, la ExxonMobil, la KazMunaygas e la nostra Eni, più altri soci di minoranza, fra i quali è entrata di recente anche la Cina. La quota dell’Eni, tradizionalmente ben accreditata nel paese centro-asiatico, rappresenta il 16,81%.E ovviamente, fa gola a molti contendenti, ed anche ad altri soci, che più voilte hanno cercato di approfittare di una certa debolezza del Sistema Italia per sottrarci quote dell’importante investimento. Tentativi sempre abortiti anche per gli eccellenti rapporti tra Roma ed Astana mantnuti sia con Prodi che con Berlusconi e, infine, con Monti. Rapporti che, però, oggi conoscono un notevole raffreddamento proprio a causa del caso Ablyazov/Shalabayeva, che ha visto l’attuale Governo italiano in preda a strane divisioni interne, e in particolare il Ministro Bonino, in veste più di leader radicale che di responsabile della Farnesina, attaccare a testa bassa il Kazakstan e, soprattutto, il suo Ambasciatore in Italia. Ambasciatore che è, poi, sempre stato un grande fautore delle relazioni commerciali fra Roma ed Astana, e, in particolare degli accordi fra la nostra ENI ed il Ministero dell’Energia del Kazakhstan. Ora il Ministro Bonino da mesi si rifiuta anche solo di ricevere l’Ambasciatore Yelemessov. Situazione quanto meno anomala, e ancor più strana se si pensa che il Partito Radicale Transnazionale intrattiene eccellenti rapporti con una Ong polacco-ucraina, Open Dialogue, che è considerata molto vicina al Mr.Ablyazov. Ma questa è storia risaputa e già più volte narrata. Quello che ci lascia un po’ straniti è la tempistica con cui vengono propalate ed enfatizzate queste non-notizie sul caso Ablyazov/Shalabayeva, in certamente non casuale coincidenza con l’inizio della produzione a Kashagan e, soprattutto, con il reiterarsi di tentativi, da parte dei cugini francesi soprattutto, per sottrarci quote della nostra partecipazione. A pensar male si fa male...però spesso s’indovina. E la sensazione è che vi siano strani movimenti di interessi internazionali che utilizzano i grandi Media italiani per indebolire, in un momento cruciale, la posizione dell’Eni in Kazakhstan e un po’ tutta l’Asia centrale. Un giochetto che vale parecchie decine di miliardi.  
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]