Sabella (Think-in): “Renzi e Marchionne: to be continued. Presto sarà Ministro”

15 ottobre 2014 ore 9:47, Marta Moriconi

Sabella (Think-in): “Renzi e Marchionne: to be continued. Presto sarà Ministro”
Bastone e carota: questo sembra il metodo di Matteo Renzi nel suo rapporto con le Parti Sociali. Non tragga in inganno la sua partecipazione all’Assemblea degli Industriali di Bergamo in cui ha promesso il taglio dell’Irap e dei contributi per i nuovi assunti; nonostante queste buone intenzioni nei confronti delle imprese, “continua il suo pressing sulle partecipate dal Tesoro affinché escano dall’Associazione” afferma Giuseppe Sabella. Perché? Abbiamo cercato di approfondire la questione con il direttore di Think-in, che ci svela anche alcuni scenari su quello che sembra essere un grande consigliere del giovane premier: Sergio Marchionne.

Matteo Renzi partecipa all’Assemblea degli Industriali di Bergamo e annuncia il taglio dell’Irap e dei contributi per i nuovi assunti. Cosa ne pensa? «Penso che siano misure importanti, non c’è dubbio che alleggerire il peso delle tasse sulle imprese sia una cosa buona anche per il lavoro: ciò può effettivamente facilitare la crescita di occupazione. Sono misure da anni invocate che nessun governo ha mai realizzato, anche se per il momento sono solo annunci». Servono tuttavia 18 miliardi di euro. In che modo saranno recuperati? «Sulla spending review c’è un po’ di confusione mediatica, in questo momento difficile dirlo. Dico solo che se Renzi fa dietrofront su questi argomenti rischia di perdere molta credibilità e, anche, consenso. E non se lo può permettere. Evidentemente avrà fatto i suoi conti...». Quindi è tornato il sereno con gli Industriali? «Ieri il Presidente Squinzi ha dichiarato che “il governo Renzi realizza i nostri sogni”. Tuttavia non direi che è tornato il sereno, perché il governo continua nella sua azione di pressing sulle partecipate dal Tesoro (Enel, Eni, Ferrovie, Finmeccanica e Poste) affinché escano da Confindustria. Non è certamente un’operazione che fa impazzire di gioia l’Associazione, perché è chiaro che la indebolisce. Anche se qualcuno, dall’interno, apprezza il comportamento del premier. E, secondo me, Squinzi è uno di questi». In che senso?
Sabella (Think-in): “Renzi e Marchionne: to be continued. Presto sarà Ministro”
«E’ evidente che l’obiettivo di Renzi non è Confindustria in sè, ma è il sistema confederale. Sono le prassi consolidate di questo sistema che Renzi vuole colpire perché crede che siano uno dei principali “tappi” del cambiamento italiano. Da una parte Renzi mette all’angolo la Cgil e incassa la fiducia di Cisl e Uil, dall’altra va a creare difficoltà agli Industriali...». Dove vuole arrivare? «Vuole arrivare a guadagnare potere negoziale e a costringere il sistema confederale a rivedere le sue regole condivise consolidate che, a detta di molti, è ora di rivedere, per esempio per quanto riguarda la contrattazione aziendale (o di secondo livello)» Ma la contrattazione aziendale non è ormai già una prassi piuttosto liberalizzata? «Lo è ma fino ad un certo punto, nel senso che ciò che c’è in discussione in questo caso è capire fino a che punto si può derogare a livello aziendale. In Germania questo è stato uno dei cardini con cui il sistema ha fatto fronte alla crisi. Personalmente ritengo che si esageri a prendere sempre come riferimento la Germania, il nostro tessuto produttivo è completamente diverso... ma non c’è dubbio che rivedere alcune prassi farà bene all’Italia. Ne è consapevole anche buona parte degli Industriali e buona parte del Sindacato. In questo, Sergio Marchionne ha fatto da apripista a Renzi... Si riferisce al contratto Fiat e all’uscita di Fiat da Confindustria? «Sì, Marchionne è artefice di un precedente notevole: si è aperta una voragine con cui il sistema confederale sta facendo i conti. E Renzi ne sta approfittando, si è infilato in questa voragine; con grande orgoglio e soddisfazione da parte di Marchionne, che in tutto questo lo ha guidato. Se Renzi dura, Marchionne dal 2018 farà il Ministro dello Sviluppo Economico». Marchionne dall’automotive alla politica? «Marchionne ha di recente confermato che nel 2018 lascerà Fiat-Chrysler e che non si occuperà più di ristrutturazioni aziendali. Marchionne vuole una nuova avventura, è un uomo per cui il lavoro senza una sfida difficile ha poco senso. E quello che lui ha realizzato con Fiat e con Chrysler è ciò di cui l’Italia ha bisogno oggi; potrebbe davvero essere un ottimo Ministro dello Sviluppo Economico, non del Lavoro. E il suo nome, in quest’ottica, comincia ad essere “chiacchierato”...».
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