Berlusconi in salsa Pascale è comunque coerente. Luxuria no

15 ottobre 2014 ore 11:23, Adriano Scianca
Berlusconi in salsa Pascale è comunque coerente. Luxuria no
"Ma come è caduto in basso Berlusconi...". Lo hanno pensato in tanti, anche e soprattutto fra gli elettori (e anche fra i colleghi di partito) dell'ex Cavaliere. Galeotta fu la foto del trittico Berlusconi-Pascale-Luxuria. La cena fra l'ex premier e l'attivista transgender, con la nuova donna di casa a Villa San Martino a fare da mediatrice, ha disorientato molti osservatori. Ma per il leader di Forza Italia la disponibilità a trattare sul tema delle unioni gay è davvero un cambiamento a 180 gradi? Se ci limitiamo alla linea ufficiale del partito, probabilmente sì. “Crediamo che la famiglia sia quella naturale, di un uomo e di una donna, per procreare insieme dei figli”, ribadiva Berlusconi solo lo scorso febbraio. Ed è noto il sostegno del centrodestra a guida berlusconiana a iniziative come il Family day, per esempio. E certo la comunità lgbt non ha mai apprezzato la tendenza dell'ex premier all'ironia un po' pecoreccia, spesso dalle venature sessiste. Come quando, nel 2010, Berlusconi, alle strette con il caso Ruby, se ne uscì con “è meglio essere appassionato di belle donne che essere gay”. D'altra parte il minimo che si possa dire dell'uomo Berlusconi è che i valori della famiglia e della morigeratezza borghese li abbia molto più proclamati che messi in pratica. Orgogliosamente libertino per indole naturale, l'ex Cavaliere ha spesso creato attorno a sé una sorta di corte di tipo un po' rinascimentale, in cui il gay – per quanto relegato in una nicchia stereotipata – ha sempre trovato un ruolo, da Lele Mora ad Alfonso Signorini. Al di là di petizioni di principio espresse per compiacere l'elettorato conservatore, al di là di qualche battuta da caserma, volgare ma innocua, chi può seriamente sostenere che Berlusconi sia un moralista, un integralista, un omofobo, un custode della virtù, uno che va vigilare sulla condotta sessuale delle persone? Ovviamente in tutto questo non c'è nulla di politico, ma che per Berlusconi pubblico e privato, programma e umore personale si confondessero lo avevamo capito da prima della cena con Luxuria. È semmai proprio l'ex parlamentare di Rifondazione ad uscire politicamente sminuita dall'incontro di Villa San Martino. Non che ci sia nulla di male, per una persona di sinistra, a dialogare con Berlusconi, come peraltro hanno fatto tutti, da D'Alema a Renzi. Il contesto della cena in questione, tuttavia, con il prologo al gay village dove la Pascale si è recata in visita fra drag queen esultanti, dà alla cosa un tono vacuo, fatuo, patinato, che toglie all'attivismo Lgbt quell'aura di superiorità morale e lo ricaccia nella macchietta dei lustrini e delle paillettes. Lo stesso fatto di considerare la Pascale un interlocutore politico dimostra quale sia il livello del dialogo in corso. Luxuria ha ovviamente anticipato le critiche sostenendo che il raggiungimento del suo scopo, il sì alle unioni gay, val bene una cena con Berlusconi e una serata in pista con la Pascale. Ma questo riconduce l'ex parlamentare al ruolo pre-politico della lobbista che conduce unicamente una battaglia di scopo, che punta unicamente a un risultato di categoria, che persegue un obbiettivo di minoranza. Nulla di male, in tutto questo. Basta saperlo.
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