Vertice sull'Ebola. Cos’è, come si manifesta e come difendersi dal virus

15 ottobre 2014 ore 17:33, intelligo
Vertice sull'Ebola. Cos’è, come si manifesta e come difendersi dal virus
Un vertice governativo prima del Consiglio dei ministri per fare il punto della situazione. Renzi chiama a Palazzo Chigi i ministri dell'Interno Alfano e della Salute Lorenzin. Alfano commenta lapidario: "Siamo in uno stato di allerta e stiamo studiando tutte le soluzioni possibili". In serata, conference call di Renzi con Obama, Merkel e Hollande: un confronto su cosa e come fare per evitare il diffondersi del contagio. Intanto la Civetta spiega cos'è Ebola. 
PERCHE’ SI CHIAMA EBOLA. Prende il nome dal primo focolaio nel 1976 individuato nella Repubblica Democratica del Congo sulle rive del fiume Ebola. COSA E’ E COME SI MANIFESTA. A spiegarlo è Maria Rita  Gismondo, responsabile del Laboratorio di microbiologia dell'ospedale Sacco di Milano, centro d’eccellenza anti-Ebola insieme all'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. “Ebola è un'infezione virale descritta per la prima volta a metà anni '70 del secolo scorso. Da allora in Africa si erano registrati una decina di focolai, limitati a un massimo di circa 300 casi accertati”. E i numeri di oggi? “Quelle in corso sono 2 epidemie autonome, una partita dalla Guinea e l’altra dalla Sierra Leone, causate da 2 ebolavirus differenti”, spiega la Gismondo. Nel mirino “la massiccia deforestazione” nelle zone epicentro dell’epidemia. “Il serbatoio virale è infatti rappresentato da animali selvatici e in particolare dai pipistrelli della foresta”, che non potendo più contare sul loro habitat "hanno invaso i centri abitati causando un'esplosione epidemica improvvisa mai verificatasi prima”. COME SI TRASMETTE? La ricercatrice spiega che “bastano banalissimi contatti con liquidi biologici infetti: sangue, sudore, urine, feci e sperma, nel quale è stata dimostrata la presenza attiva del virus fino ad almeno 7 settimane dopo la guarigione. E’ sufficiente avere pochi millimetri di cute scoperta e toccarsi con una mano entrata in contatto con un liquido del malato”. QUALI SINTOMI? “La difficoltà principale, specie nella valutazione di persone provenienti dalle zone colpite dell'Africa - spiega Gismondo - resta la diagnosi differenziale poiché i primi segni dell'Ebola sono simili a quelli di malattie endemiche in quelle aree come la malaria, la Dengue o il virus Marburg", quest'ultimo 'parente' stretto di Ebola. “La premessa necessaria per parlare di caso sospetto è che nei 21 giorni precedenti ai sintomi il paziente sia stato nei Paesi colpiti o abbia avuto contatti con qualcuno che ci vive”. Febbre alta (oltre i 38,5°C), mal di testa, astenia, nausea, vomito e diarrea sono i primi campanelli d'allarme. L’evoluzione “dipende dalle difese individuali e dalla carica virale: può verificarsi già dopo i primi 2 giorni fino a oltre le prime 3 settimane, con la possibile comparsa di emorragie diffuse in tutto il corpo”. QUALI TERAPIE? La battaglia contro Ebola si “gioca all’inizio, nelle prime ore - avverte l’esperta - con una diagnosi corretta e tempestiva e con un trattamento a base di idratazione ed eventuali trasfusioni. I mezzi oggi sono pochi e le terapie allo studio tutte ancora sperimentali”. In Italia ci sono due Centri di riferimento nazionali: l’Istituto Spallanzani a Roma e l’ospedale Sacco a Milano che analizzano la storia del paziente e intervengono secondo le procedure.
autore / intelligo
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