Scialpi in ospedale uno spot per il Ddl Cirinnà. Ma non c'entra nulla

15 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Scialpi in ospedale uno spot per il Ddl Cirinnà. Ma non c'entra nulla
Il cantante Scialpi si è sottoposto ad un delicato intervento chirurgico al cuore e il compagno di vita, con il quale si è sposato questa estate a New York, ha denunciato l’impossibilità di poterlo assistere in ospedale. 

Questo perché, il matrimonio gay contratto all’estero non ha nessuna validità in Italia e per lo Stato italiano il compagno del cantante sarebbe un perfetto sconosciuto; quindi nessun diritto può essere da lui accampato per assistere il “proprio marito”. 

Ma c’è un altro aspetto che fa discutere.  L’uomo ha invocato la rapida approvazione del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili e si è scagliato contro i parlamentari che starebbero facendo ostruzionismo per ostacolare il cammino della legge. 

E qui è il caso forse di una riflessione. Il compagno di Scialpi denuncia un problema reale, quello dell’impossibilità di assistere materialmente il proprio partner dal momento che la legge italiana, non riconoscendo giuridicamente le unioni gay, gli precluderebbe un diritto riconosciuto soltanto ai congiunti. Ed è giusto che questa situazione venga in qualche modo sanata. 

Premesso ciò va però precisato che il Ddl Cirinnà non si limita a questo; se lo spirito del testo fosse esclusivamente quello di riconoscere diritti di assistenza sanitaria al compagno omosessuale, nessuno probabilmente avrebbe nulla da obiettare. 

Il Ddl prevede ben altro, ossia l’equiparazione fra la famiglia naturale fondata sull’istituto del matrimonio e le convivenze civili, oltre alla tanto contestata stepchild adoption, ossia la possibilità per una coppia gay di adottare il figlio di uno dei conviventi. 

Secondo gli oppositori del Ddl questa norma aprirebbe di fatto la strada alle adozioni gay o peggio, potrebbe incentivare il ricorso alla pratica della maternità surrogata, all’affitto dell’utero. Pratica questa illegale in Italia ma consentita all’estero e che potrebbe essere facilmente aggirabile e sanata da sentenze della magistratura, come spesso avvenuto in passato, agendo sulle zone d’ombra che la legge rischia di creare.

Per questo c’è stato chi, come i senatori dell’Ncd Giovanardi e Roccella, sono arrivati a proporre un emendamento al testo per rimarcare che il ricorso all’utero in affitto dovrà essere considerato illegale anche se la surrogazione di maternità è avvenuta all’estero. 

Che c’entra dunque tutto questo con il diritto rivendicato dal compagno di Scialpi di assistere il partner in ospedale? Il Ddl Cirinnà va a toccare vari ambiti, delicati ed eticamente sensibili e lo fa non senza ambiguità. Quindi inaccettabile che facendo leva su un problema reale come quello denunciato dall'uomo, si cerchi di pressare il Parlamento, "costringendolo" a votare un provvedimento tanto discutibile quasi invocando un "dovere di umanità". 

Se c'è l'esigenza di riconoscere diritti di coppia anche alle unioni omosessuali, come appunto il diritto all'assistenza sanitaria, lo si potrebbe tranquillamente fare evitando di mischiare la legittima difesa dei sentimenti affettivi, con l'introduzione di istituti e pratiche che sembrano mirate, solo ed unicamente, ad affossare l'istituto del matrimonio e con esso la famiglia naturale. Favorendo alla fine l'affermazione e il trionfo dell'ideologia gender. 
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