Marchionne alla Ferrari, Sabella (Think-in): "Perchè c'entra la Fiat nel cambio al vertice"

15 settembre 2014 ore 13:29, Marta Moriconi
Marchionne alla Ferrari, Sabella (Think-in): 'Perchè c'entra la Fiat nel cambio al vertice'
Con il direttore di Think-in, Giuseppe Sabella, abbiamo parlato di Sergio Marchionne, l'uomo a cui piace stare al vertice, come dimostra l'ultima ascesa alla guida (ed è proprio il caso di dirlo) della Ferrari. Una svolta che ha stupito i più, ma che nasconde una strategia ben precisa. Proviamo a capirla. Marchionne alla guida della Ferrari. Se lo aspettava? "In questo momento era davvero difficile immaginare un cambio al vertice così repentino e, anche, un po’ burrascoso. Non dimentichiamo che il Presidente uscente non è uno qualunque, ma Luca Cordero di Montezemolo, un uomo praticamente di famiglia che proprio insieme a Marchionne aveva preso in mano Fiat dopo la morte di Umberto Agnelli, quando la famiglia si trovava senza più punti di riferimento. John Elkann all’epoca era una sorta di 'stagista' se così si può dire". Come se lo spiega questo cambio al vertice? "Sono state evocate molte questioni finanziarie che hanno certamente il loro peso. Ma sono convinto che il motivo reale è che per Marchionne, e il brand Fiat in particolare, il gioco si sta facendo duro". Ci spieghi meglio... "La Chrysler, dopo il salvataggio operato da Marchionne, è ripartita alla grande. Era un’azienda morta, oggi è tornata all’utile, grazie a Marchionne e alla tecnologia di Fiat che ha permesso ad Auburn Hills di riposizionarsi sul mercato con nuovi prodotti, in particolare a basso consumo. Fiat sono anni che è ferma, certo il principale mercato di riferimento, quello europeo, è tutt’ora in contrazione. Questo è il motivo per cui Fiat non si è innovata, per evitare di peggiorare i conti, contando sugli utili dell’alleato. Ma ora la musica cambia...". Perché? "Perché grazie alla fusione con Chrysler, Fiat ha la possibilità di incrementare di molto la vendita dei suoi marchi premium, ovvero dei suoi prodotti lusso: Maserati e Alfa Romeo in particolare. Anche Ferrari certamente è un marchio lusso, ma non ci sono intenzioni di produrre più dei 6.000 esemplari che già vengono prodotti e venduti. Il nuovo piano industriale prevede proprio di portare ai vertici del mercato Alfa Romeo e Maserati, che già in America ha avuto nel 2013 grandi performance di vendita. E la sfida non è impossibile per Marchionne. Da qui la sua scelta di prendere in mano la Ferrari". Per una questione di visibilità quindi? "Sì, ma anche di prestigio. Marchionne ha bisogno di consolidare la sua figura in un momento in cui si appresta ad un salto importante. Lui è inoltre convinto che riporterà la Ferrari a vincere in Formula 1. E non c’è dubbio che questo farà bene alle vendite e, anche, alla produzione e all’occupazione italiana. Ma forse c'è anche altro...". A cosa si riferisce? "Non è un mistero che Fiat-Chrysler sia a caccia di un partner per sfondare nel mercato del Sol Levante. Certamente aver conquistato il vertice della Ferrari mette Marchionne in una posizione fortissima per chiudere una trattativa seria, che potrebbe anche essere già avviata. Marchionne non è nuovo a simili colpi di scena, vedete l'annuncio a sorpresa della fusione Fiat-Chrysler  del 1° gennaio scorso". Marchionne da "diavolo" a  guru? "Non ci sono dubbi sul fatto che se vincerà la “prova del lusso” saranno in molti in Italia a ricredersi su Marchionne. Marchionne è tutt’è due le cose, è un personaggio funambolico. Ma i suoi meriti sono evidenti. La questione vera è che lui non è amato dall’establishment italiano perché è stato proprio lui ad interrompere la posizione di sudditanza di Fiat nei confronti della finanza italiana, avendo trovato e comprato denaro dal Tesoro americano. E sappiamo tutti quanto la finanza sia vicina a giornali ed editori vari...".
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