Caso Marta Russo, le ombre e le prove (che mancano)

15 settembre 2015, intelligo
di Anna Paratore

Caso Marta Russo, le ombre e le prove (che mancano)
La vergogna del caso Marta Russo che si protrae negli anni…

Triste chi ci capita. E’ un modo di dire che rende bene l’idea di un qualcosa che nessuno vorrebbe gli accadesse. E cosa c’è di peggio tra le tante disgrazie che possono capitare a un essere umano se non l’assassinio di un figlio? E’ comprensibile perciò che un genitore ferito in una maniera tanto disumana nutra un unico desiderio: vedere assicurato alla giustizia chiunque abbia compiuto un tale scempio. E se per caso il colpevole risulta difficile o addirittura impossibile da trovare? Allora, purtroppo, e lo abbiamo visto accadere già troppe volte, questi infelici genitori si accontentano di un colpevole, non necessariamente del colpevole.

Ad aiutarli in questa scelta infelice che rende ancora più drammatica la situazione, sono a volte proprio gli addetti ai lavori. Procure incapaci, pm innamorati del nome suoi quotidiani, inquirenti che non sanno più fare il proprio lavoro, o che magari non l’hanno saputo fare mai. Tutto questo è un po’ quello che ha asserito la Corte di Cassazione riferendosi al caso Sollecito - Knox, e facendo presente come l’indagine sull’omicidio della povera Meredith Kercher abbia avuto: «un iter obiettivamente ondivago, le cui oscillazioni sono, però, la risultante anche di clamorose defaillance o 'amnesie' investigative e di colpevoli omissioni di attività di indagine». Una bella pietra tombale su un procedimento che con quell’impianto accusatorio non sarebbe mai dovuto arrivare in un’aula di tribunale.

Facendo i debiti paragoni, cosa avrebbe giudicato la stessa Corte se tra le mani invece del fascicolo Kercher avesse avuto quello riguardante l’omicidio di Marta Russo? Torna d’attualità quel processo perché è dei giorni scorsi la notizia che Giovanni Scattone, uno dei due condannati per la morte della studentessa romana uccisa il 14 maggio del 1997 all’interno dell’Università la Sapienza di Roma, ha rinunciato a una cattedra regolarmente vinta con un concorso dopo aver scontato la sua pena. Infatti, sebbene in cattedra alla Sapienza ci siano saliti delinquenti di tutti i tipi, tra pluri-assassini, terroristi mai redenti, truffatori e ladri, corrotti e corruttori, per Scattone una parte dell’opinione pubblica italiana si è risvegliata al suono della grancassa dell’intellighenzia di sinistra che, anche stavolta, ha perso l’occasione di tacere.

All’epoca dei fatti, un proiettile di pistola colpì la povera Marta Russo che camminava con un’amica nei vialetti della Sapienza. Impossibile dopo mille perizie stabilire la traiettoria di quel proiettile. Impossibile trovare un movente concreto. Ma era inaccettabile che una studentessa fosse assassinata in una bella mattina di maggio all’università senza beccare il colpevole. Così, se ne trovarono ben due, due assistenti di Filosofia del diritto che lavoravano nell’ istituto che costeggiava “il vialetto della morte”, e che non erano troppo omologati al politicamente corretto che in Sapienza tanto andava e va di moda.

In sintesi, con una ricostruzione che farebbe impallidire qualsiasi investigatore esperto e in buona fede, si stabilì che i due avevano sparato a Marta sotto gli occhi di almeno altri due testimoni, un bidello della facoltà e un’impiegata. Movente? Volevano provare che il delitto perfetto esiste.

Si potrebbe ribattere: e se volevano portare a termine un delitto perfetto sceglievano di agire sul posto di lavoro e sotto gli occhi di due testimoni? 

Secondo il Pm Italo Ormanni, evidentemente, sì. E l’arma del delitto? Mai trovata. Certezza che Scattone o Ferraro, l’altro “assassino”, possedessero o avessero mai posseduto una pistola? Nessuna. Conoscenza diretta o indiretta con la povera vittima? Assolutamente, no. E allora? Dirà qualcuno, ci sono le testimonianze. Vero, e dovrebbero bastare in qualsiasi paese civile a chiedersi come sia possibile istruire un processo per omicidio su queste basi. Agli atti c’è una registrazione allucinante di Gabriella Alletto, l’impiegata definita “supertestimone” che, ignorando di essere ripresa e ascoltata, si confidò col cognato poliziotto.

In un’altra registrazione, il PM Ormanni le dice: “Se insiste in questa situazione, vuol dire che copre qualcuno. Se non ci dice chi copre allora vuol dire che copre se stessa, quindi l’omicidio l’ha commesso lei, e noi la prendiamo per omicidio!” E via di questo passo.

Alla fine, tra i media ovviamente al 90% schierati con la tesi che pretende, e sottolineiamo pretende, che Scattone e Ferraro siano colpevoli, nessuna prova e nemmeno indizi convergenti, un paio di testimonianze estorte, i due imputati vengono condannati per omicidio colposo aggravato. In pratica, si decide senza nessun riscontro che Scattone stesse mostrando una pistola appena trovata a Ferraro mentre erano alla finestra, e che partì un colpo capace di uccidere la povera Marta. 5 anni e 6 mesi per Scattone.

Finisce così, e trascorrono gli anni. Poi Scattone, dopo aver scontato la sua pena, partecipa a un concorso e vince una cattedra, ma mezza Italia considera tutto ciò inaccettabile e tali e tante sono le pressioni che l’uomo subisce, che alla fine vi rinuncia. Strano tanto accanimento, considerando che Beppe Grillo è stato condannato per un triplice omicidio colposo – tra cui quello di un bambino di 8 anni – che sicuramente ha commesso, e tanti italiani lo acclamano come prossimo salvatore della Patria. Scattone, invece, per l’omicidio colposo della povera Marta senza che in realtà siano stati chiariti i troppi dubbi che circondano la vicenda, va trattato come l’ultimo degli esseri umani? Ebbene, Sì. Si chiama giustizia all’italiana e sembra che ne andiamo fieri.

I media, gli esperti e il caso Marta Russo...

Il caso di Marta Russo, la povera ragazza che perse la vita in un vialetto della Sapienza, fu una vera e propria tempesta mediatica. Per mesi la vicenda campeggiò sulle prime pagine dei giornali, e nei talk delle TV. Gli si volle dare per forza una valenza politica che pare non avesse affatto, e si volle descrivere i due imputati come il classico prototipo di una “destra” di buona famiglia, probabilmente volendo riferirsi al fatto che negli ultimi anni si erano più volte affermate in Italia coalizioni di centrodestra, dopo decenni di centrosinistra. 

Vincenzo Pezzuto, uno dei più valenti giornalisti d’inchiesta italiani, ne fu colpito già da allora, e nel corso degli anni ha continuato a seguire e studiare la vicenda fin nei minimi particolari, ricavandone un libro che però guarda caso non riesce a trovare un editore in un epoca in cui la ricostruzione dei gialli nostrani va per la maggiore. Speriamo a questo punto che trovi almeno un produttore, e che se ne possa trarre un bel film. 

Recentemente, Pezzuto, in un articolo su Il Tempo, ha citato una serie di brutture che all’epoca vennero pubblicate da quotidiani e firme famose tutti schierati contro Scattone e Ferraro. 

Per qualche direttore addirittura “Scattone uccise a fucilate Marta Russo”. Potrebbe essere un gravissimo errore. 

Tornado all’epoca del delitto, ecco cosa si leggeva: “E’ stato un folle, armato dalla vittoria delle destre” (Franco Ferrarotti, Corriere della sera del 10 maggio 1997), “Marta, il bersaglio causale, poteva centrarla alla tempia quando voleva. Ma lui, Scattone, aspettò che la ragazza si avvicinasse all’impianto dell’aria condizionata. 

Un tiro più complicato, in diagonale, partito dall’Aula 6 di Filosofia del diritto, e compiuto in presenza di due testimoni oculari, per rendere tutto più difficile ed eccitante” (Fabrizio Roncone, l’Unità del 21 giugno 1997), “Credo che abbiano agito in maniera cretina come quelli che lanciano i sassi sull’autostrada. Si credevano superuomini: figli di papà, abituati ad avere tutto con facilità, influenzati dalle televisioni che fanno desiderare sempre più beni materiali” (Margherita Hack, Il Tempo del 2 luglio 1997), “La difesa sembra armata dalle peggiori intenzioni” (Cristiana Mangani e Fiorenza Sarzanini, Il Messaggero del 10 gennaio 1998).

Ce ne è abbastanza per rendersi conto della situazione. Magmatica.
autore / intelligo
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