Con Hush la batteria di Android dura di più: il tool "intelligente"

15 settembre 2015, Americo Mascarucci
Con Hush la batteria di Android dura di più: il tool 'intelligente'
Come mai nel comparto tecnologico ed in particolare in quello della tecnologia mobile si registrano continuamente progressi anche straordinari su ogni tipo di strumentazione tranne che sulle batterie?

Evidentemente questa domanda deve essersela posta Google che ha elaborato “Doze” ossia un tipo di batteria capace di assicurare una maggiore durata a tablet e smartphone Android grazie ad un sistema di stand-by che in pratica blocca le connessioni riattivandole ogni tanto per sincronizzare le varie app. 

Una scoperta che tuttavia non risolverebbe affatto il problema stando almeno ai risultati di uno studio dei ricercatori cinesi dell’Università di Purdue che, in collaborazione con la Intel Corp e la giovane Mobile Enerlytics, hanno testato oltre 2000 Samsung S3 ed S4 con Sim di operatori di varie nazionalità. La ricerca ha accertato che il 45,9% della carica svanisce quando lo schermo è spento e nel 28,9% dei casi la colpa è delle applicazioni che, agendo in background, a volte sottraggono il dispositivo al suo stand-by. 

La colpa, secondo lo studio, sarebbe da attribuire al sistema di Wakelock di Android, motivo che ha spinto gli esperti a creare un meccanismo alternativo chiamato “Hush” una sorta di amministratore dei device mobili capace di individuare le applicazioni che si vogliono davvero utilizzare. Un tale sistema potrebbe recuperare il 16% di quanto consumato abitualmente dalle app. Charlie Hu, docente di ingegneria elettrica ed elettronica alla Purdue, ha infatti spiegato che in teoria gli smartphone in stand-by dovrebbero entrare in uno stato di sospensione con consumi prossimi allo zero. Di fatto però questo non accade a causa di un’inefficiente gestione della batteria, dovuto soprattutto a bug presenti in Android che portano a un non corretto utilizzo delle API di controllo dell’alimentazione, chiamate wakelock.Hush dunque lavorerà proprio con lo scopo di ridurre le attività delle app in background, ma con una novità: lo farà basandosi sulle abitudini dell’utente: le app utilizzate meno frequentemente infatti saranno drasticamente limitate, mentre per quelle impiegate spesso cambierà poco. Naturalmente già esistono delle applicazioni che monitorano ed agiscono sui parametri wakelocks e che nel loro piccolo contribuiscono seppur in maniera sensibile ad un aumento dell’autonomia. Ma con Hush le possibilità vengono ulteriormente estese potendo gestire il tutto da un’unica applicazione che basa il proprio funzionamento sul monitoraggio delle abitudini dell’utente. Non resta che seguirne i futuri sviluppi.
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