Il trapianto da primato: a Milano "ringiovanito" un rene di 83 anni

15 settembre 2016 ore 8:26, Luca Lippi
Un buon motivo per far capire a chiunque che gli organi interni non hanno età se funzionanti, e in ogni caso, se possono salvare una vita.
Il fatto è accaduto al policlinico di Milano: un paziente di 53 anni (Paolo) con policistosi renale, una grave malattia ereditaria che trasforma i reni in un ammasso di cisti, da due anni era costretto alla dialisi, aspettava con ansia il momento del trapianto. 
Diverse possibilità sono state prospettate al paziente, ma all’analisi degli organi che si rendevano disponibili mai è successo che fossero compatibili.
Alla fine la svolta, a luglio muore un anziano: i suoi reni sono compatibili, ma potrebbero non essere pienamente funzionali causa dell’età.
E qui la notizia, che non è il trapianto, ma le meraviglie della scienza e della chirurgia, il rene dell’83enne viene sottoposto a un trattamento di “ringiovanimento”, utilizzando le macchine per la perfusione renale (LifePort) da poco disponibili nella struttura milanese grazie a una donazione dell’Associazione Bambino Nefropatico. Macchine che servono a preparare all’intervento chirurgico i reni di donatori piccolissimi, anche sotto l’anno di vita, che altrimenti difficilmente potrebbero essere trapiantati con successo. L’idea è stata buona: utilizzate sul rene “anziano” l’hanno effettivamente reso più efficiente (“ricondizionato”, in gergo medico) e quindi adatto al trapianto.

Il trapianto da primato: a Milano 'ringiovanito' un rene di 83 anni


Il direttore dell'Unità Operativa di Trapianto di Rene del policlinico di Milano, Ferraresso, ha spiegato:  “L’impiego di queste macchine di perfusione ha trovato ampio riscontro a livello internazionale e ormai un’ampia casistica dimostra come collegando i reni prelevati a queste macchine si migliori notevolmente il successo del trapianto, riducendo la necessità di dialisi nel postoperatorio, diminuendo il periodo di degenza e utilizzando con successo risorse che altrimenti non verrebbero considerate”. “Senza contare che, in questo modo, si recuperano organi che altrimenti non potevano essere trapiantati, e quindi se ne aumenta la disponibilità per tutti quei pazienti in lista d'attesa per un rene nuovo”.
Mariano Ferraresso inoltre spiega: “Un’ampia casistica dimostra come collegando i reni prelevati a queste macchine si migliori notevolmente il successo del trapianto, riducendo la necessità di dialisi nel postoperatorio, diminuendo il periodo di degenza e utilizzando con successo risorse che altrimenti non verrebbero considerate”.
Subito dopo il prelievo, i reni sono stati collegati alle macchine di ricondizionamento: al termine della procedura, durata diverse ore, solo uno è risultato idoneo ed è quindi stato utilizzato per trapiantare il 53enne. 
La nota del Policlinico conclude riferendo che “l'intervento di trapianto è perfettamente riuscito. Oggi Paolo sta bene, ed è già stato dimesso: è tornato a vivere una vita senza dialisi, grazie ad un organo che, solo poco tempo fa, non sarebbe potuto nemmeno essere trapiantato”. 

autore / Luca Lippi
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