Tangentocrazia in Brasile, Lula "a capo del sistema". E spunta la moglie

15 settembre 2016 ore 17:07, Lucia Bigozzi
Il Brasile si interroga e si divide su Lula. Il presidente che nel 2002 era indicato come l’uomo capace di risollevare le sorti del Paese, oggi è al centro di una nuova vicenda. E’ accusato di aver messo in piedi un sistema di corruzione per dirottare denaro pubblico che sarebbe stato finalizzato a garantire una presunta rete di personaggi corrotti: dall’acquisto dei voti di parlamentari di altri partiti al presunto finanziamento di campagne elettorali. L’accusa arriva direttamente dal pubblico ministero, Deltan Dallagnol, capo dell'inchiesta denominata “Lava Jato” relativa ai fondi neri di Petrobras.

Proprio il magistrato nel corso di una conferenza stampa ha spiegato di aver individuato in Lula il “comandante massimo” di questo schema dicendosi convinto – sempre secondo la tesi investigativa – del coinvolgimento dell’ex presidente che “era il grande generale che comandò la realizzazione e la pratica dei reati”. Per Dallagnol, gli anni dal 2003 al 2010 hanno rappresentato un periodo di “governi della tangentocrazia”. I giudici sostengono anche di avere elementi circostanziati su Lula al punto che lo stesso pm ha chiesto la messa in stato d'accusa non solo dell’ex presidente ma anche della moglie Marisa e del presidente dell'Istituto Lula, la sua Fondazione, Paulo Okamoto.

Il Brasile sta attraversando un momento davvero delicato: dopo il controverso e contestato “impeachment” della presidente Dilma Rousseff e la successiva salita al potere del suo vice e numero uno del partito centrista (Pmdb), ora il caso Lula che tuttavia, continua a restare uno dei personaggi politici più popolari del Paese. Proprio Lula, secondo quanto riporta il quotidiano La Repubblica, avrebbe manifestato già l’intenzione di presentarsi alle elezioni come candidato della sinistra per il “Partito dei lavoratori” (Pt) quando il Paese sarà chiamato alle urne, nel 2018. Ma se sarà mandato a processo per corruzione non potrà farlo, secondo quanto previsto dalle norme vigenti. Intanto gli avvocati di Lula parlano di “farsa” e respingono le accuse ricordando che il loro assistito continua a definirsi “un perseguitato”. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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