Jean-Claude Juncker rinnova la promessa: avanti il progetto europe con l'Efsi

15 settembre 2016 ore 13:01, Luca Lippi
Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, ha fatto un discorso sullo stato dell’Unione davanti al parlamento europeo in vista del vertice di Bratislava che si aprirà domani (16 settembre), e ha parlato di politica e di rilancio del progetto europeo.
Ha attaccato le derive populiste che “non risolvono i problemi, al contrario”, ricordando che l’unità europea deve “proteggere” i cittadini dell’Unione perché il modello sociale dell’Europa “non è il far west, ma l’economia sociale di mercato”, una peculiarità europea che presenta un mercato regolato e umanizzato dalla protezione sociale. Un evidente allontanamento dal neoliberismo che invece esalta la totale assenza di protezione collettiva.
Dato che per protezione non si intende solo quella sociale ma anche la sicurezza di tutti, Juncker ha proposto di avvicinarci a una difesa comune dell’Europa creando uno stato maggiore comune, risorse militari comuni e un fondo d’investimento nella ricerca militare.
L’unità europea è gravemente minacciata dal nazionalismo crescente alimentato da politiche liberiste che hanno privilegiato decisioni contabili a quelle politiche, questo sottolinea sorprendentemente Jean-Claude Juncker, e cerca di sollecitare una svolta sperando che non sia troppo tardi.

Jean-Claude Juncker rinnova la promessa: avanti il progetto europe con l'Efsi

Qual è il piano di Juncker?
Prima di tutto il rilancio dell’economia, un investimento di 300 miliardi di euro in tre anni per la ripresa, una promessa fatta al Parlamento europeo nel 2014 in occasione del voto dell’Aula per la nomina del nuovo presidente dell’esecutivo comunitario. Conferma la promessa fatta all’epoca. Il piano già elaborato due anni fa è da rendere esecutivo attraverso l’Efsi.
Cos’è l’Efsi?
E’ l’acronimo inglese di “European Fund for Strategic Investment” (Fondo europeo per gli investimenti strategici) già operativo. 
Uno strumento finanziario dunque, Dotato di 21 miliardi, si compone di due contributi: quello Ue (garanzia per 15 miliardi dal bilancio comunitario, attingendo dai programmi per la ricerca Horizon 2020 e il fondo Cef per le grandi reti) e quello della Banca europea per gli investimenti (6 miliardi). 
Queto fondo dovrebbe generare un effetto leva tale da attrarre capitale privato per 315 miliardi di euro fino al 2017, da usare per potenziare il mercato unico, garantire prestiti a piccole medie imprese e generare occupazione. 
L’Efsi sarà poi affiancato dai contributi degli Stati membri, che partecipano su base volontaria. Il contributo nazionale aumenta la capacità di attrazione del capitale privato, innalzando l’obiettivo di 315 miliardi posto dalla squadra Juncker, ed è posto fuori dal patto di stabilità e non è quindi conteggiato nel calcolo del deficit. 
Quali sono i risultati conseguiti da questo strumento finanziario?  
56 progetti approvati dall’Ue, 40 quelli già approvati, 10 progetti approvati in via preliminare. 
A oggi il piano per gli investimenti ha attratto risorse complessive per 116 miliardi di euro, garantendo prestiti a oltre 220mila piccole e medie imprese, creando 110 mila posti di lavoro. 
Al piano hanno aderito con propri contributi nazionali Regno Unito (8,5 miliardi), Germania (8 miliardi), Francia (8 miliardi), Italia (8 miliardi), Polonia (8 miliardi), Spagna (1,5 miliardi), Slovacchia (400 milioni), Bulgaria (100 milioni) e Lussemburgo (80 milioni). 
Perché rilanciare l’Efsi?  
Perché, come ha sostenuto il commissario per la Crescita e gli investimenti, Jyrki Katainen “ha dimostrato di essere un successo” e quindi Efsi entrerà nella seconda fase. 
Cosa cambia?  
Niente, nel senso che la struttura dello strumento finanziario  resta la stesso del piano originario. L’effetto leva 1:15 “ha dimostrato di funzionare ed essere realistico, e quindi resterà invariato”, assicurano da Bruxelles. 
La modifica è solo per la dotazione, da 21 miliardi passerà a 33,5 miliardi di euro. 
Saranno sempre soldi Ue (26 miliardi di garanzie dal bilancio comunitario) e Bei (7,5 miliardi, dai 6 originari). In questo modo si conta di generare un effetto leva per almeno 500 miliardi di euro entro il 2020. Il contributo Ue “non richiederà modifiche del bilancio” pluriennale in scadenza nel 2020. 
Dopo il 2020 andrà negoziato un nuovo budget pluriannuale, ma la Commissione intende continuare con il piano per gli investimenti fino al 2022, per mobilitare risorse fino a 630 miliardi di euro.  
 La destinazione?
Attualmente l’Efsi finanzia grandi infrastrutture nei settori energia, trasporti, telecomunicazioni. Efsi 2.0 finanzierà progetti trans-frontalieri e sostenibili, in linea con gli impegni sottoscritti negli accordi di Parigi. La Commissione propone una maggiore trasparenza sul finanziamento, rendendo pubbliche le motivazioni dietro la scelta di ogni singolo progetto che verrà finanziato. 
Seguiamo lo sviluppo del progetto e soprattutto ne raccoglieremo le valutazioni espresse dai membri alla riunione di domani.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]