Pensioni precoci, costi alti e possibili ipotesi in campo

15 settembre 2016 ore 12:53, Luca Lippi
Ancora in alto mare la situazione dei lavoratori precoci. Sono lavoratori precoci quelle persone che hanno iniziato il lavoro molto presto, prima del compimento della maggiore età. Questi lavoratori, che hanno iniziato le proprie carriere in giovane età e riescono a maturare anzianità contributive molto elevate che vanno oltre i 40 anni, in età particolarmente basse, sono quelli maggiormente colpiti dall’abolizione della pensione di anzianità.
La categoria è ovviamente al vaglio degli esperti del governo nell’ambito della Riforma delle pensioni. 
Su questa categoria le premesse non sono particolarmente positive, e il problema resta quello delle coperture.
I lavoratori precoci chiedono da mesi l’approvazione della “quota 41” che sarebbe già una buona soluzione (secondo loro) tuttavia il ministro Poletti non può prescindere dagli equilibri di Bilancio, e ha parlato di costi troppo alti.
In sostanza, quata 41 è troppo costosa, ma il Ministro non ha comunque chiuso le porte alle richieste avanzate dai lavoratori precoci ma ha aggiunto che “occorre fare i conti”.
C’è da dire che sui lavoratori precoci i sindacati “tirano per la giacchetta” il governo, la Camusso (Cgil) ha affermato che il nodo dei lavoratori precoci sarà la chiave della trattativa con il Governo. 
Il segretario della Uil Carmelo Barbagallo  è stato lievemente più incisivo: “Tirino fuori i soldi e troveremo le soluzioni per i lavoratori precoci e per tutti gli altri”.
Ovviamente il riferimento è al prossimo incontro previsto per il 21 settembre, data in cui è stato convocato presso la sede del Ministero del Lavoro il tavolo di confronto tra governo e sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil per «delineare una sintesi sui risultati del ciclo di incontri sui temi della previdenza e delle politiche del lavoro avviato il 24 maggio», come riportato su un dispaccio ministeriale.

Pensioni precoci, costi alti e possibili ipotesi in campo

Quali sono le soluzioni proposte?
Per ora la misura più probabile rimane quella del bonus contributivo per i precoci, una misura ventilata già qualche settimana fa dal sottosegretario Nannicini, attraverso cui i lavoratori, quelli che hanno lavorato almeno un anno tra i 14 e 18 anni, potranno usufruire di un bonus che va da 4 o 6 mesi di contributi, che andrebbero così scalati dall'attuale limite fissato dalla legge Fornero, vale a dire 42 anni e 10 mesi (per gli uomini, un anno in meno per le donne).
Naufragata definitivamente (pare) la soluzione bonus da 2 mesi, come ha confermato, nella serata di ieri, Roberto Occhiodoro, il rappresentante della delegazione dei precoci che, secondo le dirette testimonianze dell'amministratore del gruppo Facebook 'Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti' avrebbe avuto un incontro con alcuni rappresentanti del governo. I due mesi di bonus infatti non erano mai stati presi, realmente, in considerazione dalla categoria, che si vedeva quasi beffata dopo che si era partiti da quota 41 per tutti.
Un altro punto su cui si sarebbe discusso ieri è quello relativo all'abolizione delle penalizzazioni sugli assegni pensionistici per chi esce prima dei 62 anni. Un provvedimento che “dovrebbe” diventare realtà a partire dal 1 gennaio 2017. 
La misura include indirettamente anche i precoci, che avendo iniziato prima de 20 anni a lavorare, gioco forza, raggiungono i contributi per accedere alla pensione di vecchiaia prima dei 62 anni di età anagrafica.
Nella giornata di mercoledì 21 settembre sapremo se i lavoratori precoci sopravviveranno nel complesso della riforma pensioni o ne verranno esclusi per “sold out”.

autore / Luca Lippi
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