Tiziana Cantone, Adinolfi (PdF): "Soro, i reati sono perseguibili. Io ho le spalle larghe ma…"

15 settembre 2016 ore 13:37, Lucia Bigozzi
“Soro? Di internet non ne mastica molto, tant’è che dice ‘è impossibile fermare i ricatti del web’. Non è vero”. Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia e direttore del quotidiano online La Croce, spiega perché nella conversazione con Intelligonews sulla vicenda del suicidio di Tiziana Cantone. Ma va oltre…  

Come fermare i ricatti del web?

"Prima di tutto la questione è: conoscere il web perché oggi ho letto l’intervista a La Stampa del garante della privacy, Antonello Soro che è un bravo dermatologo, ha fatto il presidente dei deputati del partito Popolare ma di internet non ne mastica molto, tant’è che dice ‘è impossibile fermare i ricatti del web’. Non è vero: tutta la vicenda Cantone, ma anche quelle di odio scatenato contro questa o quella persona, hanno in realtà delle vere e proprie o piattaforme di distribuzione interne ai social network, sona pagine dedite solo alla devastazione, all’uso di tormentoni trash che possono demolire le persone; sono pagine note al mondo della rete. Noi ad esempio abbiamo raccontato la vicenda di questa pagina “Welcome to Favelas” che raccoglie 542mila follower tutti giovani e giovanissimi, messa su da un pregiudicato uscito da poco dagli arresti domiciliari e che ha come caratteristica quella di aver focalizzato ad esempio su Tiziana Cantone, una quantità di odio enorme nell’ultimo anno, compreso il giorno della morte. Il problema è: la piattaforma ha luoghi che sono collettori che vengono rivolti a molte persone e sono presenti sui social network, in particolare su Facebook che è il punto della questione. Allora, circoscriviamo il problema, primo: il social network da seguire è Facebook. Secondo: in lingua italiana le pagine che hanno mezzo milione di follower sono poche e quelle che fanno da collettore a questi contenuti sono pochissime; noi ieri siamo riusciti a far chiudere “Welcome to Favelas”, proprio segnalandola già per via di questa campagna d’odio nei confronti di Tiziana Cantone, ma da mesi lo abbiamo fatto e per mesi siamo stati ignorati. Cosa vuol dire questo? Che si è a conoscenza; noi come Pdf noi diciamo che vogliamo estirpare il male ed eravamo a conoscenza dell’esistenza di colonie del male dentro non i social, ma dentro Facebook e lo abbiamo segnalato e può intervenire la polizia postale, la magistratura, basta ci siano persone esperte rispetto a questi elementi".

Tiziana Cantone, Adinolfi (PdF): 'Soro, i reati sono perseguibili. Io ho le spalle larghe ma…'
Al di là della polemica sulle dichiarazioni del Garante della privacy, secondo lei andrebbe istituito un ente specifico per il monitoraggio dei social media oppure non serve?

"Non servono enti specifici, non ci credo eppoi costano. Io credo che ciascuno deve fare il proprio mestiere; prima di tutto lo devono fare gli utenti che possono segnalare. Facebook deve smettere di fare orecchie da mercante rispetto alla comunicazione sull’odio. In questo momento sono bloccate le pagine di quattro miei amici cattolici, dediti semplicemente alla battaglia a favore  della famiglia. Ne faccio i nomi: Alessandro Benigni, Filippo Fiani, Danilo Leonardi e Andrea Rossi. Facebook sistematicamente blocca le pagine dei cattolici militanti, è successo anche a me e, incredibilmente, per arrivare a bloccare una pagina-fogna messa su da un pregiudicato c’è dovuto scappare il morto. Io dico: se c’è una capacità di Facebook di vigilare bene, altrimenti diventa solo capacità ideologica, magari focalizzata contro i cattolici". 

Come hai reagito agli insulti che ti vengono rivolti sul web e quanto questi reati che sembrano virtuali possono incidere sulla vita delle persone, specie quelle psicologicamente più deboli?

"Questi reati sono perseguibili; basta configurarli come reati e sono reati che configurano lo stalking, il reato di diffamazione, di calunnia e tutto aggravato dall’utilizzo del mezzo telematico. Io la vivo quotidianamente questa realtà, ma io sono un personaggio pubblico quindi come dire, ho anche un po’ le spalle larghe rispetto a questo problema e comunque è una cosa che non mi fa piacere, che mi mette a disagio; è una cosa che ha finito per avere ripercussioni sulla mia famiglia che viene massacrata sistematicamente, persino la mia bambina di sei anni. La rete da questo punto di vista sa essere molto violenta. E su un adolescente, una giovane donna, una persona debole strutturalmente, queste cose sono devastanti. Quello di Tiziana Cantone non è mica il primo suicidio in Italia dovuto a campagne di odio sui social network. Le statistiche provano che il 6 per cento degli adolescenti subiscono ciber-bullismo in rete: di questi adolescenti l’11 per cento teta il suicidio, il 40 per cento ha una condizione di autolesionismo che viene indotta da queste campagne e il 67 per cento si proclama triste o depresso. Ora, si capisce come questo sia un problema sociale di enorme gravità; il punto è che nessuno sa metterci mano perché non sanno dove mettere mano".

C’è chi suggerisce di fare corsi per adolescenti sull’uso dei social media al posto di corsi sul sesso a scuola: condivide?

"Certamente. Anzi, forse proprio quella modalità di insegnamento delle questioni sessuali ha costruito questo tipo di società allucinante in cui attraverso il web si è completamente de-umanizzata la persona. Noi su La Croce abbiamo oggi un editoriale sul web che de-umanizza la persona, per cui si pensa che la persona sia una cosa e sulla cosa puoi fare qualsiasi violenza, insulto, devastazione. Questo deriva dal fatto che il web toglie la dimensione umana alla persona, invece noi dobbiamo restare umani anche sulla rete. Voglio aggiungere: queste cose sul web non avrebbero effetto se non ci fosse la dilatazione che viene garantita dai media tradizionali. Il caso di Tiziana Cantone è stato trattato da Radio Dj, la più importante e seguita radio commerciale italiana, nella trasmissione “Dj chiama Italia” e dal Fatto, tant’è che Gomez ha dovuto scrivere una lettera di scuse perché evidentemente ha compreso la tragicità dell’errore; i media tradizionali innescano la bomba; guardano a questi fenomeni senza comprenderne la gravità, li descrivono come fenomeni di costume ma non lo sono, sono atti criminali". 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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