Tiziana Cantone, Crepet: “I genitori devono sapere cosa fanno i figli con smartphone. Sapete se fanno sexting"

15 settembre 2016 ore 16:30, Lucia Bigozzi
“Servono corsi scolastici di educazione all’uso del web e i genitori hanno il diritto-dovere di sapere cosa il proprio figlio adolescente fa o non fa con lo smartphone: quanti genitori sanno se la figlia tredicenne fa sexting?”. E’ la sollecitazione che Paolo Crepet, psichiatra, evidenzia nella conversazione con Intelligonews sulla vicenda di Tiziana Cantone ma anche sulla scorta di un’analisi dettagliata contenuta nel suo ultimo libro “Baciami senza rete” (Mondadori), una sorta di vademecum su come resistere alla “seduzione digitale”. 

Che idea si è fatto sulla vicenda di Tiziana Cantone?

"Mi sono fatto l’idea che l’oblio digitale sia la più grande balla che ci hanno raccontato, che l’oste dice che il vino è sempre buono ma che però non tutti siamo alcolisti…".

Tiziana Cantone, Crepet: “I genitori devono sapere cosa fanno i figli con smartphone. Sapete se fanno sexting'
Cosa intende dire?

"Quello che ha tentato di fare questa povera ragazza è di essere padrona dei propri diritti. Se pensiamo che viviamo in un modo dove i diritti all’immagine costano milioni in certi casi, poi abbiamo la rete dove il diritto di immagine è gratis. Non solo è gratis ma poi non te lo togli più. Esempio: se ti capita la serata che col fidanzato fai ‘qualcosina’ e stupidamente di fai ritrarre, può essere un’ingenuità ma l’ingenuità non si può pagare con la morte. C’è un problema insopportabile a proposito di oblio digitale…"

Quale?

"Il fatto che chi vende tecnologia digitale, ci vende una cosa che funziona solo ed unicamente all’istante. Esempio: se posto una fotografia nessuno la condivide se lo faccio tra una settimana perché perde di valore; il vero valore è che io faccio una foto a un piatto di minestra e tutto il mondo vede quella minestra nell’immediatezza. Allora, se l’oblio fosse onesto da parte delle aziende del digitale dovrebbe garantire l’oblio immediato". 

Secondo lei serve una educazione all’uso del web o è utopia?

"Non è un’utopia. Penso che nelle scuole elementari perché ormai si cominci da lì, oltrechè alle scuole medie e superiori, si debba non solo fare la battaglia se gli smartphone devono stare in classe durante la lezione oppure no, ma ci si dovrebbe occupare anche se a scuola si deve o non deve usare lo smartphone. Ma una battaglia ancora più intelligente è capire, noi adulti, che diavolo di uso ne fanno i ragazzi e qua ne scopriremmo delle belle. Vorrei sapere quanti genitori di ragazzine di 13 o 14 anni sanno che la figlia fa sexting? Secondo me una ristrettissima minoranza. Allora, io penso che sia diritto-dovere di ogni genitore sapere che cosa fa o cosa non fa il proprio figlio adolescente o pre-adolescente col suo smartphone. Semplice. Il web non può essere una terra di nessuno, altrimenti succedono queste tragedie qua". 

Corsi ad hoc in classe magari oltre a quelli sull’orientamento sessuale di cui tanto si discute? 

"Certo". 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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