Coppie gay, la sentenza di Palermo che “sdogana” le adozioni

16 aprile 2015, Americo Mascarucci
Coppie gay, la sentenza di Palermo che “sdogana” le adozioni
Un’altra sentenza, l’ennesima, emessa in nome del diritto alla tutela dell’interesse del minore che fa discutere. Come sempre al centro ci sono i diritti delle coppie gay ed in particolare quello di poter allevare figli (cosa che in Italia non è consentita ma le scappatoie sono tante). 

E così è capitato che il Tribunale di Palermo abbia riconosciuto ad una donna gay che si è separata dalla propria compagna, il diritto di poter continuare a frequentare il figlio di quest’ultima; sì, avete capito bene, come un padre che dopo essersi separato dalla moglie o dalla compagna rivendica il diritto di vedere il figlio. 

In questo caso non esistono legami di sangue fra il soggetto in questione e il ragazzino, che ha una madre biologica la quale per legge è l’unico genitore legittimo. Quindi l’ex compagna della donna per la legge altro non sarebbe che una perfetta sconosciuta che non dovrebbe e non potrebbe accampare nessun diritto sul figlio o i figli pur cresciuti insieme. 

Eppure ecco che i giudici del Tribunale di Palermo hanno rotto anche questo tabù stabilendo, ovviamente nell’interesse esclusivo del bambino, il diritto di poter continuare a frequentare l’ex compagna della madre biologica quasi con gli stessi diritti di un padre separato. 

Naturalmente le associazioni gay hanno salutato la sentenza con grande entusiasmo, perché adesso non si tratta più nemmeno di riconoscere o meno il diritto di una coppia omosessuale a crescere dei figli, ma si è andati anche oltre. 

In pratica si è già oltrepassata la legge che non c’è. In Italia i matrimoni gay non sono consentiti ed è consentito ancora meno alle coppie omosessuali di poter adottare figli. Però, basta ricorrere all’inseminazione artificiale o all’utero in affitto andando all’estero e il problema è risolto. La madre biologica potrà quindi allevare il proprio figlio insieme alla compagna. 

Non si tratta quindi di un’adozione vera e propria ma di uno “stato di fatto”. Il tribunale di Palermo si è spinto anche oltre fino a stabilire che, addirittura, la compagna della madre biologica può accampare gli stessi diritti del genitore separato e continuare a vedere il “non figlio” nel momento in cui il legame di convivenza dovesse venire meno. 

Va precisato che la sentenza come detto non è stata adottata per soddisfare l’interesse della donna, ma nell’esclusivo interesse del bambino con tanto di motivazioni psicologiche che hanno attestato il forte legame affettivo fra il minore e l’ex convivente della madre biologica. 

Una sentenza dunque “ad personam” motivata dalla necessità di non compromettere la felicità del piccolo che vede nella donna un punto di riferimento importante. Tuttavia la sentenza sembra costituire un precedente che ora potrà essere facilmente replicato in altre analoghe situazioni. Basta una consulenza psichiatrica favorevole e il problema è risolto. 

E le leggi? Quelle appaiono ogni giorno di più un’optional, anzi certe “forzature” giudiziarie per quanto perfettamente legali e legittime in punta di diritto, sembrano quasi rivolte a condizionare il Parlamento su certe materie che, piaccia o no, continuano a restare diritti, non obblighi da soddisfare a tutti i costi.  

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