Italicum, Puppato (Pd): “Cosa penso dell'atteggiamento di Bersani e Fassina. Si andrà alla conta"

16 aprile 2015, Lucia Bigozzi
Italicum, Puppato (Pd): “Cosa penso dell'atteggiamento di Bersani e Fassina. Si andrà alla conta'
A Fassina, Civati, Bersani dice che “l’atteggiamento è sproporzionato rispetto alle ragioni, parzialmente immotivato e dunque incomprensibile”, che sull’Italicum la mediazione è stata fatta “e non si può tornare indietro”, che adesso “si andrà alla conta”. La senatrice dem Laura Puppato che al testo dell’Italicum ha lavorato per mesi cercando un punto di caduta coi dissidenti, nella conversazione con Intelligonews parla anche del caso Speranza: “Da lui non me l’aspettavo”. 

Ora che la rottura è sancita, cosa dice a Fassina, Civati, Bersani cioè ai dissidenti dem che ieri non hanno votato l’Italicum alla riunione del gruppo parlamentare?

«Ho cercato di capire le loro ragioni e alcune ragioni ce le hanno. Il problema è se l’atteggiamento rispetto a queste ragioni è proporzionato. Il Pd non ha mai visto le preferenze come elemento dirimente; sulla legge elettorale io stessa tra il 2010 e il 2011 ho avuto scambi di opinione con Bersani e questa apertura nei confronti delle preferenze non c’è mai stata. Oggi c’è un testo che recepisce molte delle richieste migliorative che sono state presentate: abbiamo i micro-collegi che sono simili ai collegi uninominali e molto lontani dai collegi del Porcellum con oltre 30 candidati. La logica dei micro-collegi risponde, così come l’uninominale, all’esigenza di dire all’elettore quali presumibilmente saranno i suoi rappresentanti in parlamento e la forza politica che loro rappresentano quale peso avrà su quel collegio. Non vedo tutta questa distanza tra i collegi uninominali e i micro-collegi»

Sì ma a questo punto cosa si sente di dire alle minoranze che restano su posizioni contrapposte a quelle della maggioranza dem?

«Insisto sulle richieste che sono state accolte: era stato chiesto lo sbarramento al 3 per cento per i gruppi politici minori e c’è; come c’è il premio di maggioranza non alla coalizione per evitare accozzaglie che poi non garantiscono governabilità ma al partito. Prima si era detto il 35-36 per cento poi abbiamo raggiunto la soglia del 40 per cento. Abbiamo detto poi che se non si raggiunge l’obiettivo indicato si va al secondo turno di ballottaggio e questo nel testo c’è; si è detto l’alternanza uomo-donna nelle liste ed è stata ottenuta. C’è il tema dei capilista indicati dai partiti ma è inserito nel contesto dei micro-collegi che rappresentano il territorio».

Ridetto tutto questo, cosa dice oggi agli esponenti delle minoranze?

«Credo che la politica debba scegliere e chi governa ha il diritto-dovere di scegliere. Non possiamo pensare di tornare indietro su tutto. Possiamo recuperare un’apertura per andare eventualmente a  migliorare la riforma costituzionale visto che non abbiamo più la ‘zavorra’ di Forza Italia, ma sul tema dell’Italicum vedo che un pezzo di Pd ha assunto un atteggiamento che considero perdente, parzialmente immotivato e dunque incromprensibile».

Ha sentito Speranza dopo le dimissioni da capogruppo?

«No e onestamente non me l’aspettavo, perché lui ha sempre dimostra molto equilibrio e gestito il gruppo parlamentare, pur appartenendo alla cosiddetta minoranza, in modo molto equilibrato. Da lui non me l’aspettavo. Forse, si è sentito tirare la giacca e ha ritenuto di non svolgere più quella funzione in una condizione data. Ovviamente, dall’altra parte ha figure come Fassina, Bersani, Civati e D’Attorre: è chiaro che anche per lui è difficile riuscire a mantenere un’obiettività di giudizio e di guida vera del gruppo; quindi in assenza di unità interna ha privilegiato il gesto delle dimissioni»

Quindi cosa si aspetta in Aula?

«Penso che non si tornerà indietro e si andrà alla conta. Direi che le dichiarazioni rese da molti colleghi sono di segno positivo nel senso che fanno ritenere che alla verifica finale - che non sarà e non dovrà essere con il voto di fiducia, eventualità non auspicabile su una riforma con queste caratteristiche – la stragrande maggioranza delle minoranze interne deciderà per approvare il testo accettando la mediazione. Voglio sperare che non si andrà al redde rationem. Penso infine che si andrà alla conta in Aula con la convinzione che larga parte di costoro che criticano non potranno mettere a rischio l’intera legislatura per una vicenda che non è così rilevante come si pensa di far passare e soprattutto non è coerente con un dato: le cosiddette minoranze non hanno mai voluto le preferenze e oggi che le abbiamo per il 70 per cento degli eleggibili alla Camera, dico che non si sceglie questa reazione eccessiva»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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