Italicum, Geloni: "Renzi ora ha un terzo dei suoi contro. C'è Speranza per il partito..."

16 aprile 2015, Andrea De Angelis
Il Pd si spacca. O quasi. Dopo le dimissioni di Speranza lo scontro tra maggioranza e minoranza dem assume contorni inediti che potrebbero portare ad una nuova fase politica. Ne è convinta la giornalista Chiara Geloni che nell'intervista rilasciata a IntelligoNews ha parlato anche di democrazia a rischio...

Italicum, Geloni: 'Renzi ora ha un terzo dei suoi contro. C'è Speranza per il partito...'
Dopo le dimissioni di Speranza è facile il gioco di parole: viene meno la speranza, l'auspicio per la minoranza democratica di poter cambiare il partito che ha in mente Matteo Renzi?

«Non direi così, si apre una fase politica diversa da quella vissuta fino ad ora, con speranza per il partito e con Speranza ancora nel Pd».

All'inizio parlare del Pd come PdR, cioè partito di Renzi, sembrava una boutade, mentre oggi non è forse più così. Anche il vertiginoso calo dei tesserati mostra una realtà sempre più in mano a uno solo? Quello che accadeva nel centrodestra con Berlusconi accade ora nel vostro schieramento, oppure l'analisi non è così semplicistica?

«Intanto a me il PdR non è mai sembrata una boutade. Renzi ha una concezione diversa dalla mia e da quella di altri che lo porta ad impostare il partito come un partito personale. Detto questo non mi pare però che i numeri siano così impietosi perché un terzo del gruppo ieri sera ha votato contro la proposta di Renzi, dunque c'è un rapporto tra maggioranza e minoranza assolutamente normale nel gruppo parlamentare. C'è una minoranza con una sua consistenza».

Per quanto riguarda gli iscritti?

«Effettivamente la militanza sta vivendo un momento di sofferenza, questo è un problema di cui tutto il partito dovrebbe farsi carico e certamente una parte del Pd lo farà». 

L'arrivo di Mattarella al Quirinale ha cambiato qualcosa? Queste fibrillazioni nel partito di maggioranza fanno inevitabilmente volgere lo sguardo al Colle: secondo lei Renzi si sarebbe comportato in maniera diversa con un altro Capo dello Stato, magari non scelto da lui?

«Non lo so, il presidente Mattarella ha una idea molto poco invasiva del suo mandato, non interviene su quello di cui si occupa il Parlamento e farà sentire la sua voce quando sarà il momento e sulle questioni di sua competenza. Non credo comunque che l'arrivo di Mattarella abbia comportato novità rispetto alla vicenda di cui stiamo parlando».

Vuole spiegare ai lettori cosa non va dell'Italicum?

«Il problema non è solo l'Italicum, la questione riguarda gli equilibri del sistema politico che si sta costruendo con le riforme. Ne viene fuori cioè un sistema sbilanciato che dà tutti i poteri al leader di una lista, indebolendo il Parlamento e le altre istituzioni. Questo non si può accettare». 

Viene meno lo spirito dei padri costituenti?

«Sì, penso che il bilanciamento dei poteri della democrazia parlamentare venga messo in discussione da questo insieme di riforme che di fatto prevederebbe un'elezione diretta del premier senza contrappesi». 

Gli elettori vedono però figure come quella di Giachetti, di cui ricordiamo lo sciopero della fame per la legge elettorale, o di Migliore, da capogruppo di Sel a relatore Pd dell'Italicum, che sembrano sposare l'azione di Renzi. Il fatto cioè che finalmente ci sia qualcuno che fa, che agisce. Come fa la minoranza democratica a scardinare questo tipo di visione?

«Intanto preciserei che Giachetti ha fatto lo sciopero della fame per ottenere l'approvazione di una mozione parlamentare, non di una legge. Di un atto di indirizzo che non avrebbe avuto nessun effetto legislativo, non avrebbe cioè ripristinato il Mattarellum. Per il resto è chiaro che Renzi imbraccia la bandiera del cambiamento, ma credo che questo non possa essere senza aggettivi. Di riforme ne sono state fatte tante in Italia negli ultimi anni, il problema è che non sono state tutte giuste. 
Cambiare non è un valore in sé: bisogna farlo sì con un senso modernizzatore, ma anche progressivo e con un orientamento corrispondente ai valori di una forza politica». 



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