QE, Draghi ripete la "litanìa” ma i soldi non bastano

16 aprile 2015, Luca Lippi
QE, Draghi ripete la 'litanìa” ma i soldi non bastano
La conferenza stampa di Mario Draghi è ormai diventata una consuetudine, del resto che senso ha chiedere aggiornamenti circa un QE che avrà qualche ripercussione (forse) solamente fra due trimestri?

A parte la sceneggiata di mademoiselle/maid/maiden/miss/senorita deflation, Draghi ci racconta la politica monetaria dell’eurozona, cambiando qualche parola ma dicendo le medesime cose, e non potrebbe fare altrimenti.

Ovviamente lascia invariato il tasso di rifinanziamento a 0,05% e questo si sapeva già (la Borsa parla con almeno una settimana di anticipo). Riguardo all’inflazione Draghi ripete a cantilena da quando ha deciso di lanciare il QE che la ripresa sta accelerando e sta formandosi un bilanciamento dei rischi. Tradotto, significa che aumentano i “volontari” a spingere l’auto in panne.

Ci dice che le misure adottate aiuteranno l’inflazione a salire vicino al 2% ma specifica che “vicino” significa comunque sotto il 2% (non è sufficiente per creare un solo posto di lavoro ovunque), tuttavia la forza dinamica attuale non può essere superiore.

A proposito del QE ha fatto tutto un giro di parole per ripetere che il suo impegno è di implementare il QE attuale (quindi non è sufficiente a ridurre la stagnazione economica e a rilanciare la domanda di credito, e anche questo si sapeva).

Esprime poi perplessità sui dubbi espressi dai “commentatori” circa la scarsità di titoli da acquistare. Che ci sia scarsità di titoli è ovvio, poi rimangono solo da comprare titoli di Paesi (Italia inclusa) ad elevatissimo rischio, titoli che per regolamento non possono essere acquistati perché considerati “tossici” per il sistema. Tuttavia troveranno una soluzione anche per questo.

Ha poi parlato di riforme: “Per raccogliere appieno i frutti della ripresa tutte le aree della politica devono dare il loro contributo”; altra ovvietà (perdonabile) e qui qualcuno deve essersi fatto il solito segno della croce.

In chiusura, riguardo alla questione Grecia dice che non vuole neanche prendere in considerazione la possibilità di un’insolvenza sui pagamenti. Credo sia l’intenzione di tutti, greci per primi, ma le chiacchiere “stanno a zero”, non è turandosi le orecchie che si risolvono situazioni irrisolvibili, se i soldi non ci sono o si trovano o si chiude bottega.

“Torneremo su questo tema a tempo debito” dice Draghi a proposito della Grecia. Anche noi.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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