Anti-terrorismo: ora la Francia si affida agli 007, ma cambia la legge

16 aprile 2015, intelligo
di Gianfranco Librandi
Anti-terrorismo: ora la Francia si affida agli 007, ma cambia la legge
 

L’Italia ha appena approvato la legge per contrastare il terrorismo; in Francia l’Assemblea Nazionale sta modificando la legge sui Servizi segreti con lo stesso obiettivo, dopo lo shock della strage del 7 gennaio al settimanale Charlie Hebdo

 Gli approcci sono molto diversi. L’Italia, che ha una lunga esperienza nella lotta contro la mafia, affida al Procuratore Nazionale Antimafia il coordinamento delle inchieste per prevenire gli atti di terrorismo e quindi si affida sostanzialmente alla filiera giudiziaria, formalizzando all’Intelligence la possibilità di ottenere informazioni nelle carceri (ma varie autorità dovranno essere informate prima e dopo i colloqui), affidando alla Polizia la possibilità di effettuare intercettazioni preventive sulle reti informatiche degli indagati di reati di terrorismo internazionale e, naturalmente, aumenta le pene previste, considerando un’aggravante l’uso di internet e altri strumenti informatici. In Francia, che sul terrorismo politico ha una esperienza pregressa, soprattutto risalente all’epoca della guerra algerina, si approfitta della situazione per organizzare meglio il contrasto alla criminalità organizzata. 

Inoltre da almeno un decennio Parigi ha varato leggi per esercitare un certo controllo su Internet. 

Finora ha responsabilizzato i provider, i siti che immagazzinano dati sui loro server come ad esempio You Tube, chi scarica gratis e diffonde opere protette allo scopo di garantire il diritto d’autore; ha già obbligato i provider a bloccare le immagini pedopornografiche (attirandosi l’accusa di volere esercitare la censura sul Web), ha autorizzato un blocco amministrativo dei siti che fanno l’apologia del terrorismo, in particolare jihadisti; infine, nel settembre 2014, ha autorizzato la Polizia a introdursi, da posizione remota, nei computer privati per estrarne i dati. Il progetto di riforma dei Servizi attualmente all’esame mira a rafforzare quest’ultima disposizione che potrebbe assoggettare tutto il traffico via Internet a un trattamento automatico, organizzato presso i provider, che, grazie ad elaborati algoritmi, sarebbe in grado di individuare gli internauti sospetti. 

 L’opposizione a questo “sistema di sorveglianza massiccia”, come è stato definito, è notevole anche perché questo flusso di informazioni sarebbe gestito in prima battuta dai Servizi segreti impegnati su diversi fronti di notevole ampiezza contenutistica: indipendenza nazionale, integrità territoriale, difesa nazionale, prevenzione del terrorismo, principali interessi di politica estera, prevenzione degli attentati alla forma repubblicana delle istituzioni, criminalità organizzata. È vero che questa attività dei Servizi dovrebbe essere sottoposta all’approvazione di un’autorità amministrativa indipendente – la Commission nationale de contrôle des techniques de renseignement, CNCTR – ma il suo parere sarà consultivo e il Primo ministro, cui fa capo l’Intelligence, potrà dare il via libera. Sono in molti a ritenere che la Francia voglia dotarsi di qualcosa di analogo all’americana NSA (National Security Agency) e questo rafforza l’opposizione al progetto che, tuttavia, dovrebbe andare in porto. Se così avverrà, è probabile che anche in Italia il Governo riproponga la possibilità di introdurre un controllo remoto sui personal computer. 

 Sia la soluzione adottata nel nostro Paese, sia quella che probabilmente verrà adottata in Francia devono però confrontarsi con due limiti: il primo è che il terrorismo di stampo ideologico, politico o religioso che sia, è il più difficile ad essere contrastato perché è di natura molecolare e quindi molto difficile da individuare perché nasce nella mente di singoli individui apparentemente insospettabili; il secondo è che più dati si raccolgono più serve personale specializzato per la loro analisi. Ne segue che, per superare il primo limite, bisogna tornare a fare affidamento sulle risorse umane (infiltrazione nei più disparati ambienti e contatti di confidenti), mentre per superare il secondo limite occorrono mezzi finanziari e tecnologici, in aggiunta al personale, che non incidono poco sul bilancio.
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