Anche il cibo sano fa male, attenzione all'Ortoressia: le conseguenze

16 aprile 2016 ore 14:44, Micaela Del Monte
Il nostro sembra essere un periodo storico in cui più sei schizzinoso e preciso più sei "fashion", ma c'è chi lo è soprattutto con il cibo. Da qui infatti nasce la nuova ossessione che ha conquistato centinaia di migliaia di persone. Si chiama Ortoressia e tranquilli, se non l'avete mai sentita nominare non è grave, anzi. Il termine, molto giovane, è stato coniato nel 1997 dal dietologo Steven Bartan che analizzando il comportamento di alcuni suoi pazienti si rese conto che alcuni di essi avevano sviluppato una vera e propria ossessione per il cibo sano, senza additivi, che alla lunga diventa un tarlo psicologico, appunto Ortoressia.

Anche il cibo sano fa male, attenzione all'Ortoressia: le conseguenze
"L’ortoressico sviluppa una vera e propria mania verso cibi considerati erroneamente pericolos
i – ha affermato Sara Bertelli, psichiatra presidente dell’Associazione Nutrimente Onlus –, l’ossessione porta a una dieta restrittiva, all’isolamento sociale. È come se il cibo sano diventasse una missione morale, il resto passa in secondo piano". Un’altra fonte di rischio di questa ossessione è che la conoscenza di questi soggetti spesso non si fonda su una reale competenza riguardo la nutrizione, ma su convinzioni personali, sentito dire, notizie pseudoscientifiche trovate su internet. Quando un comportamento alimentare diviene ortoressico in maniera rigida, si può affrontare con una buona psicoterapia, che "sottolinei i benefici e le limitazioni di tale rigidità e che aiuti ad individuare delle alternative più funzionali. La psicoterapia - prosegue Bertelli - può essere affiancata da un approccio dietologico che vada a correggere le sindromi carenziali che possono".

Secondo dati del ministero della Salute, dei tre milioni di italiani con disturbi alimentari circa il 15% è fissato con l’igiene degli alimenti, con una netta prevalenza degli uomini (11,3%) rispetto alle donne (3,9%). La conferma che è un fenomeno emergente viene da una indagine condotta su un campione di uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni.

L'altra faccia della medaglia sono le allergie alimentari figlie della chimica, che generano la paura. Oltre tremila le sostanze aggiunte ai moderni prodotti industriali, dalle merendine ai prodotti in scatola. "Gli allergici o intolleranti agli additivi sono il 4% tra quanti hanno sviluppato una reazione negativa a uno o più alimenti – ha affermato Giorgio Walter Canonica, presidente della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic) –. Parliamo di conservanti, stabilizzanti, coloranti. Ogni italiano, anziani e bambini compresi, ogni anno ingerisce un chilo di sostanze estranee aggiunte a quello che mangiamo. Tra le insidie nascoste c’è anche il nichel".

Il metodo migliore per evitare molti dei contatti indesiderati sarebbe incrementare il consumo di prodotti freschi, frutta e verdura di stagione di possibile coltivazione biologica, carni bianche o rosse purché provenienti da allevamenti della filiera, e naturalmente avvicinare un medico ai primi sintomi sospetti, quando un dolore alla fine del pranzo, o un gonfiore a distanza di qualche ora dalla digestione, avverte che è in atto una allergia. Quando invece la paura per la chimica in cucina diventa ricorrente, scatta un meccanismo irrazionale, che spinge a comprare il latte senza lattosio, il pane senza glutine, e si spinge fino alle estreme conseguenze, fino a scartare molti dei prodotti base per paura degli ogm, gli organismi geneticamente modificati.

"Si tratta di rigidità che sottolineano un disagio interiore – sottolinea la dottoressa Bertelli –, in questi casi occorre agire sia sulla psiche che attraverso una consulenza dietologica. Bisogna infatti correggere le sindromi carenziali che possono insorgere nelle persone che sviluppano l’ortoressia, problemi quali deficit vitaminici (ferro calcio vitamina D vitamina B12) e integratori".

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