Altro che forconi: Schonborn (ri)lancia il faccia a faccia evangelico

16 dicembre 2013 ore 11:25, Americo Mascarucci
Altro che forconi: Schonborn (ri)lancia il faccia a faccia evangelico
"C’è un atto specifico della nuova evangelizzazione che è il faccia a faccia. Anche i vescovi devono parlare della propria esperienza di evangelizzazione personale, ma questo esige di esporsi, di ammettere fallimenti e paure. Quando faccio una visita pastorale, faccio un momento di missione in strada. Io, cardinale, mi metto davanti alla stazione e consegno ai passanti un piccolo dono con qualche passo della Scrittura e un sorriso. Ogni volta che lo faccio torno contentissimo a casa, con una gioia che non si spiega, la gioia dell’evangelizzazione. Non mi aspetto che la gente la domenica dopo vada in chiesa, ma forse avrà ricevuto una piccola luce del Vangelo”. A pronunciare queste parole, l’arcivescovo di Vienna Christoph Schonborn che nei giorni scorsi è stato ospite a Milano dell’arcivescovo Angelo Scola per discutere, con i sacerdoti e i laici della diocesi ambrosiana, di come affrontare le sfide dell’evangelizzazione nelle diocesi metropolitane.
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Il porporato, appartenente all’ordine domenicano, è considerato fra i più convinti sostenitori del pensiero e dell’opera di Joseph Ratzinger al punto da essere stato a lungo indicato, insieme proprio a Scola, come suo successore naturale all’indomani della rinuncia di Benedetto XVI. Poi le cose sono andate diversamente, il conclave ha eletto Bergoglio e Schonborn è tornato a Vienna. Tuttavia, fonti più che attendibili, hanno riferito che, proprio dal cardinale austriaco, nel corso delle riunioni preparatorie del conclave, sarebbero partite le accuse più dure nei confronti della conduzione della Segreteria di Stato da parte di Tarcisio Bertone e verso la gestione dello Ior. La famosa frase “non risulta che San Pietro avesse una banca” l’avrebbe pronunciata proprio Schonborn fra i più convinti assertori della necessità di chiudere l’istituto finanziario del Vaticano. Tornando alla visita del cardinale a Milano e alle parole pronunciate in Duomo davanti a migliaia di persone accorse ad ascoltare il “discepolo prediletto” del Papa emerito, appare evidente come, la riscoperta della natura missionaria della Chiesa non sia affatto una novità, né appannaggio di quella parte della Chiesa che viene considerata progressista e che molti oggi ritengono di veder perfettamente incarnata in papa Francesco.
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Nonostante la crisi di fede – ha dichiarato Schonborn - la santità esiste anche nella nostra vecchia Europa e il cristiano è chiamato a un impegno sia personale, sia sociale e politico, perché le istituzioni sono carismi che hanno trovato una struttura sociale e la Chiesa ha questo dono in tutto il mondo: quello di essere carismatica e strutturale”. Tornare fra la gente, uscire per la strada, stare al fianco dei poveri, testimoniare il Vangelo nella vita di tutti i giorni è la missione universale della Chiesa, indipendentemente dall’essere conservatori o progressisti, perché per tutti la comune fonte di ispirazione è il Vangelo. Se non sapessimo quanto Schonborn è legato al pensiero di Ratzinger lo definiremmo un profeta del pensiero bergogliano, tante sono le analogie fra il conservatorismo del porporato domenicano ed il progressismo presunto di Francesco. Per Schonborn alla fine il rischio concreto “è quello di restare schiacciati fra un liberismo che permettendo tutto finisce per annullare il profilo cristiano delle nazioni, ed il rigorismo dottrinale”. Il che tradotto può significare soltanto una cosa; si può guardare al mondo con un approccio meno rigido ma senza cedere all’appiattimento delle idee o annullando le differenze. Perché c’è una verità dettata da Cristo che non può essere modificata, né adeguata alle convenienze del momento.Chi pensava che da Milano sarebbe partita la riscossa dei conservatori contro Francesco è rimasto deluso. Schonborn ci appare oggi il miglior alleato di Bergoglio nell’opera di rinnovamento spirituale della Chiesa, un rinnovamento che passa essenzialmente sulla riscoperta della natura missionaria della stessa Chiesa, ma che non può concretizzarsi certamente piegando il Vangelo alle ragioni del liberismo. Per usare una metafora si può senza dubbio affermare che Schonborn, da profondo teologo, ha saputo tradurre dottrinalmente ciò che Francesco ha finora sostenuto con il linguaggio semplice e chiaro da umile pastore. Ma attenzione, non è Schonborn a dover meravigliare, piuttosto la leggerezza con cui certi ambienti radical chic continuano a strumentalizzare le parole di Francesco, lasciando fra-intendere che sia lui, insieme a pochi altri, il depositario di certi valori all’interno della Chiesa.
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