Blitz bandiera Ue. Di Stefano (CasaPound): «Lo rifarei. Mercoledì in piazza. La mia esperienza: poliziotti in crisi come gli italiani»

16 dicembre 2013 ore 16:41, Marta Moriconi
Blitz bandiera Ue. Di Stefano (CasaPound): «Lo rifarei. Mercoledì in piazza. La mia esperienza: poliziotti in crisi come gli italiani»
Abbiamo intervistato il vicepresidente di CasaPound, Simone Di Stefano, qualche minuto dopo aver conosciuto i termini della sua condanna per il furto della bandiera Ue durante la manifestazione di sabato a Roma: tre mesi di reclusione e cento euro di multa. Ma il giudice, in sostituzione della pena carceraria, con una accessoria, ha disposto l’obbligo di firma. Di Stefano oltre a dire che lo rifarebbe «immediatamente», avverte che mercoledì CasaPound ci sarà nella discesa in campo romana dei Forconi, «senza i nostri simboli, ma solo partecipando con il Tricolore», ma con «le maschere» e ne spiega il motivo. Durante la conversazione si capisce quanto non lo stupisca più di tanto il fatto che la Polizia abbia fraternizzato con i manifestanti, perché dalla sua esperienza di questi giorni nelle questure, nelle caserme ha capito che le Forze dell’Ordine «lavorano su sedie fatiscenti, computer anni ‘90, scrivanie orribili e muri sporchi. E continuano a fare tagli anche a loro. Le Forze dell’Ordine avvertono, tanto quanto i manifestanti, che lo Stato si sta sfarinando»…. Di Stefano questa sentenza cosa comporta e che significato ha per lei? «Che due volte a settimana per i prossimi tre mesi vada a firmare. Poca cosa». Perché, si aspettava di più? «Per me è una sentenza ingiusta perché la bandiera è stata restituita immediatamente. E poi il Pm ha cercato di dimostrare che c’era un valore intrinseco in quella bandiera, che ha anche una valenza simbolica.  Per noi questo valore ce lo hanno le bandiere nazionali intrise del sangue di tanti eroi morti per portare certi valori, quella dell’Unione Europea è rappresentativa di una lobby tecnico-finanziaria che vive sulle spalle dei popoli europei. Quindi vale meno di niente». Lo rifarebbe? «Certo, lo rifarei immediatamente. Era un gesto di cui si sentiva il bisogno e ne sentiva il bisogno proprio il popolo italiano». Scenderete in campo mercoledì con i Forconi che arriveranno a Roma? «Noi ci saremo, come ci siamo stati dall’inizio di questa vicenda, senza i nostri simboli, ma solo partecipando con il Tricolore. Saremo in piazza nella maniera più gioiosa possibile e vorremmo che tutto il popolo italiano si riunisse attorno alla propria bandiera, nel massimo della libertà certo, ma chiedendo cose ben precise». Cosa chiedete voi, di preciso? «Noi vorremmo che il Movimento chiedesse lo scioglimento delle Camere, questo Parlamento non rappresenta più la volontà popolare. Quando gli italiani hanno votato più di dieci mesi fa hanno votato per Bersani e Berlusconi, di fatto nessuno dei due è più in Parlamento. E poi c’è il problema gravissimo rappresentato dal partito di Alfano, Nuovo Centrodestra, che non è stato votato da nessuno ma che sostiene il governo. La volontà popolare è stata annullata da questi fatti e dalla sentenza della Consulta. L’unica cosa che si può fare è far tornare il popolo alle urne, con la legge del ’93, con il proporzionale puro, non fa niente. Però si dia vita ad un nuovo parlamento che possa fare le riforme. Qualsiasi cosa faranno “questi qui” sarà senza significato. Dobbiamo tornare alle urne». Letta non ha avuto parole di comprensione nei confronti dei manifestanti scesi nelle piazze d’Italia. E ha parlato del rischio antisemitismo. Cosa risponde? «Letta e tutto il Pd non sono in  grado di rapportarsi ad una protesta ultrapopolare che ha visto la partecipazione di italiani tanto di destra che di sinistra. E’ paradossale che il partito non riesca a trattarne che così». In futuro CasaPound, cosa farà? Gli italiani si devono aspettare altre azioni simili a quella messa in atto sabato? «Siamo stati sempre a piazzale Ostiense a dare una mano. Questo facciamo. E mercoledì porteremo in piazza di nuovo i fantasmi degli italiani suicidati dalla crisi, ci presenteremo con le maschere e con i cappi». Scusi, ha detto con le maschere e con i cappi, sa che il codice deontologico del Movimento vieta questo genere di partecipazione? «Vogliamo portare una ventina di maschere in rappresentanza degli italiani morti. Arriveremo senza maschere, ce le metteremo e ce le toglieremo. E’ paradossale che si abbia paura di una manifestazione in cui non succederà nulla, e sarà proprio la nostra presenza a non far succedere niente». Cosa pensa della piazza che ha fraternizzato con la Polizia e viceversa? «Io ho visto che la Polizia quando si trova di fronte ad un padre di famiglia colpito dalla crisi cerca un momento di contatto. Nell’azione che abbiamo fatto noi sono stati duri, ma…». ... ma? «Posso dire che nella Polizia, nelle questure, nelle caserme dove sono passato in questi giorni, si avverte un problema: quello del disfacimento dello Stato. Lavorano su sedie fatiscenti, computer anni ‘90, scrivanie orribili e muri sporchi. E continuano a fare tagli anche a loro. Le Forze dell’Ordine avvertono, tanto quanto i manifestanti, che lo Stato si sta sfarinando. Per questo c’è una solidarietà da parte di alcuni». Nei suoi confronti, da parte degli agenti, c’è stata comprensione? «No, comprensione no. Ma questa Europa, mi creda, pesa a tutti». 
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