Anti-Berlusconi ora anti-Renzi, le occupazioni restano sempre uguali a se stesse

16 dicembre 2014 ore 14:11, Americo Mascarucci
Anti-Berlusconi ora anti-Renzi, le occupazioni restano sempre uguali a se stesse
Inutile girarci intorno, chi è che ai tempi della scuola non ha preso parte ad occupazioni, autogestioni, proteste, scioperi e altro?
Ogni scusa era buona; il riscaldamento non funzionante, l’edificio fatiscente, i banchi e le sedie rotte; poi c’erano le proteste cosiddette “più serie” in genere organizzate per contestare le politiche dei governi, sia che il ministro si chiamasse Falcucci, Bianco, Jervolino o D’Onofrio. Le occupazioni però avevano una caratteristica, erano tutte concentrate nello stesso periodo, ossia nel mese di dicembre quasi sempre a ridosso delle vacanze natalizie. Perché poi a gennaio arrivavano le pagelle del primo quadrimestre e bisognava mettersi sotto per recuperare i brutti voti ed evitare di essere bocciati o anche solo rimandati a settembre (i famigerati esami di riparazione). Anche quest’anno il copione si è ripetuto, nei licei occupati si è protestato contro il progetto “La Buona Scuola” del Governo Renzi; cambiano i premier, cambiano i ministri dell’istruzione ma non la moda di criticare le riforme; quelle sono sempre sbagliate e alla fine si trova sempre il modo di giustificare la protesta in nome di un diritto allo studio che si suppone messo in discussione, quando da Berlusconi, quando da Prodi, oggi da Renzi. Va detto che quest’anno le occupazioni sono passate in sordina, con poco spazio sui giornali, ridotte quasi ad un fenomeno di costume, come se ormai occupare sia soltanto una stanca abitudine, un rito utile solo ad allungare le vacanze natalizie. Anche le questioni ideologiche sono passate in cavalleria; gli accesi dibattiti contro la presunta privatizzazione della scuola pubblica che hanno animato per anni le proteste anti-Moratti ed anti-Gelmini, sono ormai relegate negli archivi di Rai Storia. Le occupazioni sono iniziate nell’indifferenza generale e in un’altrettanta indifferenza generale si stanno concludendo. Soltanto a Viterbo le occupazioni hanno fatto davvero notizia, ma non per i contenuti o le modalità della protesta, ma perché a ravvivare un rito stanco e ripetitivo hanno provveduto le presidi di due prestigiosi istituti del Capoluogo. Una ha inviato una lettera aperta agli studenti pubblicata dagli organi d’informazione locale denunciando lo sperpero di risorse pubbliche derivante dalle ore di lezione non svolte a causa delle occupazioni; l’altra più severa ha bocciato il tradizionale Galà di Natale degli studenti e ha comunicato che gli alunni che hanno partecipato alle occupazioni disertando le lezioni non saranno giustificati per le assenze se non dietro presentazione di certificato medico o giustificazione firmata dai genitori. Naturalmente gli studenti non hanno gradito e anche diversi genitori si sono risentiti, difendendo il diritto dei propri figli ad occupare gli istituti per una scuola pubblica e plurale (slogan anche questo trito e ritrito). Così, per giorni e giorni le pagine dei giornali cartacei ed on line sono state vivacizzate dalle polemiche seguite agli interventi delle due presidi. E meno male verrebbe da dire, visto che altrimenti nessuno si sarebbe accorto delle occupazioni come avvenuto nel resto d’Italia, Roma compresa. Perché poi delle scuole occupate non importa niente a nessuno se non ai diretti interessati, studenti ed insegnanti, ed ai loro genitori (anzi forse neanche a questi magari avendo sul groppone problemi ben più seri da affrontare). Ad ogni modo, differentemente dal passato, le occupazioni sembrerebbero aver registrato un calo anche nella partecipazione. Molti studenti hanno infatti trovato molto più utile restare nelle classi e seguire le lezioni piuttosto che starsene fuori, protestando contro un progetto di riforma che è “un cantiere sempre aperto” come è nelle intenzioni del governo. Un segno anche questo di una moda ormai demodè?
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