Nasce la Polizia di frontiera europea: Schengen in bilico, si torna agli Anni '80?

16 dicembre 2015 ore 10:04, Andrea De Angelis
Nasce la Polizia di frontiera europea: Schengen in bilico, si torna agli Anni '80?
Schengen è sempre più in bilico. L'Europa sarebbe pronta ad una vera e propria rivoluzione, come previsto all'articolo 26 del trattato di Schengen. Si legge al suddetto articolo: "Laddove il funzionamento complessivo dell'area Schengen corra dei rischi, e finché queste eccezionali circostanze costituiranno una seria minaccia alla norma o alla sicurezza interna dell'area Schengen, il periodo di re-introduzione dei controlli alla frontiera o in alcune zone potrebbe essere estesa fino a un massimo di due anni". 
Proprio del "massimo" si tratterebbe, come riportato in Italia dall'Huffington Post. L'ipotesi è suffragata da un documento riservato, ma pubblicato dai media in anticipo rispetto al meeting dei ministri dell'Interno e della Giustizia europea di inizio dicembre.
Nei mesi scorsi numerosi governi - tra i quali l'Ungheria, l'Austria, la Germania e la Slovenia - hanno sospeso Schengen per un periodo limitato proprio per fare fronte al flusso di profughi, ma soltanto una raccomandazione della Commissione potrebbe autorizzare la sospensione per un tempo maggiore.
Nel documento la presidenza lussemburghese dei ministri dell'Interno avanza alla Commissione la proposta di sospendere il trattato di Schengen, che inizialmente includeva soltanto la Grecia, ma potrebbe allargarsi a tutto il territorio del continente secondo quanto previsto all'articolo citato.

Nasce la Polizia di frontiera europea: Schengen in bilico, si torna agli Anni '80?
La Commissione Ue, riunita ieri a Strasburgo, ha varato una proposta legislativa per la creazione di una vera e propria guardia di frontiera e guardacoste europea che, se approvata dai governi e dall'Europarlamento, comporterebbe una cessione importante di sovranità da parte degli Stati membri in un settore (la difesa dei confini) che è stato finora tradizionalmente ed esclusivamente appannaggio dei poteri nazionali.
A comporla dovrebbero essere 1.500 uomini, provenienti da una riserva apposita costituita in diversi Stati membri e pronta a essere mobilizzata in due-tre giorni, per andare a sorvegliare i confini esterni dello spazio Schengen, in caso di crisi non gestibile da parte del paese responsabile.
In caso di crisi alle frontiere esterne, questo intervento di tipo "federale" potrebbe avvenire, teoricamente, anche contro il volere dello Stato membro interessato - se la Commissione europea lo giudicherà necessario per salvaguardare il funzionamento del sistema di Schengen - dopo che sarà stato chiesto a quel paese di risolvere rapidamente la crisi con le proprie forze e aver constatato il fallimento del tentativo. La decisione di dispiegare la guardia di frontiera europea sarà presa con un "atto d'esecuzione" proposto dalla Commissione e approvate a maggioranza qualificata dai rappresentanti degli Stati membri.

Nasce la Polizia di frontiera europea: Schengen in bilico, si torna agli Anni '80?
Quella sulla guardia di frontiera e guardacoste europea è la più importante delle otto proposte del terzo pacchetto della Commissione
, varato ieri, per far fronte alla crisi migratoria, costruire una vera e propria politica comune dell'immigrazione e dell'asilo, rafforzare i controlli alle frontiere esterne dell'Unione, tutelare il mantenimento della libera circolazione delle persone nello spazio di Schengen.
Con la convenzione di Schengen si fa riferimento a un trattato che coinvolge sia alcuni Stati membri dell'Unione europea sia Stati terzi. Oggetto del trattato è il controllo delle persone, che non va confuso con i controlli doganali sulle merci, anche se portate sulle persone (controlli doganali). I controlli doganali sono stati aboliti tra gli Stati Membri della UE dal 1º gennaio 1993 (caduta delle frontiere).
Gli accordi, inizialmente nati al di fuori della normativa UE, ne divennero parte con il Trattato di Amsterdam, e vennero integrati nelTrattato sull'Unione europea (meglio noto come Trattato di Maastricht).
Gli Stati membri che hanno deciso di non aderire all'area "Schengen" (nome con cui i Paesi membri del trattato in questione indicano l'insieme dei territori su cui il trattato stesso è applicato) sono il Regno Unito e l'Irlanda, in base a una clausola di opt-out.
Gli stati terzi che partecipano a Schengen sono Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein.
Complessivamente, 26 stati europei aderiscono quindi allo Spazio Schengen (o Zona Schengen) tramite sottoscrizione diretta. A questi si aggiungono il Principato di Monaco, che fa parte dell'Area Schengen tramite la Francia, oltre a San Marino e Vaticano che fanno parte di Schengen di fatto in concomitanza con l'entrata in vigore degli Accordi di Schengen in Italia: con essi il numero degli Stati componenti l'area Schengen sale a 29.
Inoltre Cipro, Croazia, Romania e Bulgaria hanno sottoscritto il trattato, ma per essi non è al momento ancora in vigore, poiché non hanno ancora attuato tutti gli accorgimenti tecnici previsti nella pratica; in via provvisoria, mantengono tuttora i controlli alla frontiera delle persone.
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