Obama chiama, Renzi risponde: 450 soldati italiani in Iraq

16 dicembre 2015 ore 11:08, Andrea De Angelis
Obama chiama, Renzi risponde: 450 soldati italiani in Iraq
Sono passate sì e no 48 ore da quando Barack Obama
, dopo una riunione al Pentagono con i vertici della sicurezza, ha lanciato un avvertimento ai capi dell’autoproclamato Califfato: "La lotta contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq continua ad essere difficile ma noi diciamo ai militanti: non potete più nascondervi, sarete i prossimi ad essere colpiti".
Un intervento nel quale è risuonato forte anche il nome di altri Paesi alleati degli Stati Uniti, compresa l'Italia. Ha infatti detto il presidente americano: "Gli Stati Uniti fanno la loro parte, come lo fanno i nostri alleati, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Australia", sottolineando che bisogna comunque "fare di più". "Per questo ho inviato il segretario alla Difesa Ash Carter in Medio Oriente", ha aggiunto, annunciando la missione del capo del Pentagono e ricordando quella del segretario di Stato, John Kerry, andato a Mosca per parlare della Siria.

E l'Italia subito risponde. Presidieranno una diga vicino a Mosul, città controllata dall’Isis, e la proteggeranno dai possibili attacchi dei terroristi. Sarà questo il compito dei 450 militari italiani inviati in Iraq che verranno affiancati da soldati americani e di altri paesi. Ad annunciarlo, durante la registrazione di Porta a porta, è stato il presidente del Consiglio Matteo Renzi: "Siamo in Iraq per l’addestramento, ma anche con un’operazione importante nella diga di Mosul, cuore di un’area molto pericolosa al confine con lo Stato Islamico". 
Il primo ministro ha spiegato: La diga è seriamente danneggiata e se crollasse Baghdad sarebbe distrutta. L’appalto è stato vinto da un’azienda italiana, noi metteremo 450 nostri uomini insieme agli americani e la sistemeremo».
L’impianto, infatti, situato 35 chilometri a nord di Mosul, è seriamente danneggiato, secondo quanto reso noto recentemente da fonti curde. E se dovesse crollare porterebbe la morte e la distruzione nelle province di Ninive, Kirkuk e Salahuddin, causando probabilmente danni fino a Baghdad, 350 chilometri a sud. Ari Harsin, deputato al Parlamento della regione autonoma del Kurdistan iracheno, ha detto che i rischi sono dovuti alla mancata manutenzione della diga per diversi anni, e che un intervento per la sua messa in sicurezza potrebbe costare ora tra i 250 milioni e i 500 milioni di dollari, come riporta Il Corriere della Sera.
La diga, che controlla l’irrigazione di tutta la regione ed è cruciale per l’economia del paese, in passato era chiamata diga di Saddam. In Iraq sono già presenti 750 militari italiani che partecipano all’operazione "Prima Parthica". La maggior parte del contingente è impiegato tra Erbil (Kurdistan iracheno) e Baghdad, con funzioni prevalentemente di addestramento. Sarà quindi la prima volta, come riporta Il Fatto Quotidiano, che soldati italiani saranno impegnati in un territorio vicino a quello controllato dallo Stato Islamico. 

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