Alla faccia della Cop 21: dopo Parigi Usa dicono sì a export petrolio?

16 dicembre 2015 ore 16:12, Andrea De Angelis
Alla faccia della Cop 21: dopo Parigi Usa dicono sì a export petrolio?
Una piccola rivoluzione per gli Stati Uniti
, ma la tempistica con la quale arriva desta più di qualche sospetto tra gli addetti ai lavori e soprattutto fa storcere il naso a chi credeva che dopo Parigi il mondo (compresi gli Usa) avesse finalmente deciso di intraprendere una strada diversa. 
C'è però anche chi legge proprio in questo senso l'intesa di portata epocale presa nella notte dai leader del Congresso americano. Se l'avanzata delle energie rinnovabili e dell'efficienza lascia presagire un lento, ma inesorabile abbandono delle fonti fossili è fondamentale muoversi per tempo. Prima che sia troppo tardi. 

Gli interessi sono incalcolabili, ovviamente. Non ci vuole un grande ingegno per capirlo, semmai è più difficile comprendere fino in fondo cosa c'è alla base di questa scelta. 
Dunque, secondo quanto riportano i principali quotidiani statunitensi, i leader del Congresso americano hanno trovato ieri notte un'intesa per eliminare dopo 40 anni il bando alle esportazioni americane di petrolio, un bando che era stato introdotto per cercare di garantire, o quantomeno favorire, l'indipendenza energetica del Paese. Lo storico accordo è stato annunciato ieri sera dai leader del partito repubblicano: l'accordo dovrà ora essere votato sia dalla Camera che dal Senato e poi firmato dal presidente Barack Obama, ma è chiaro che l'intesa trovata dai leader spiana la strada verso una conclusione di successo della vicenda.
Lo sviluppo - impensabile fino a pochi anni fa - riflette l'enorme crescita in questi ultimi anni dello shale gas che ha permesso agli Stati Uniti di soddisfare da sé i propri i bisogni energetici riducendo di molto il peso contrattuale dell'Opec. L'accordo, oltre a prevedere la rimozione del bando, come da richiesta repubblicana, prevede anche nuovi incentivi per le energie pulite, in particolare solare ed eolico, come da istanza democratica. Inoltre verrà rifinanziato per tre anni il fondo del Congresso per la difesa dell'ambiente e c'è un impegno da parte repubblicana a escludere misure che possano bloccare le iniziative dell'amministrazione Obama in tema di salvaguardia dell'ambiente. Insomma, sulla carta quanto deciso a Parigi sembra poter essere (ancora) ampiamente salvato, ma è chiaro che il dato di fondo rimane. Il tempo poi dirà se e quanto questa decisione andrà in una piuttosto che nell'altra direzione. 

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