Consulta, habemus iudices: Renzi fa fuori Berlusconi, c'è un giudice del Vaticano

16 dicembre 2015 ore 20:06, Andrea De Angelis
Consulta, habemus iudices: Renzi fa fuori Berlusconi, c'è un giudice del Vaticano
Manca solo l'ufficialità, ma le voci di corridoio sono sempre più insistenti con il passare dei minuti. L'appello di Mattarella è stato accolto, il Parlamento ha (finalmente) scelto i tre giudici costituzionali dopo trenta fumate nere. Il dato politico che emerge è uno: Forza Italia resta fuori dai giochi.

Ai nomi di Augusto Barbera, espresso dal Pd, e di Franco Modugno, votata dalla rete dei 5Stelle, si aggiunge il professore Giulio Prosperetti, classe 1946, professore all'Università di Tor Vergata di diritto della sicurezza sociale. In passato è stato assistente di diritto costituzionale con Leopoldo Elia e di diritto del lavoro con Gino Giugni. Il curriculum di Prosperetti, che è anche giudice di appello in Vaticano,  lascia pensare che non ci possano essere ostacoli. 
I capigruppo del Pd avrebbero già inviato a deputati e senatori un sms con obbligo di "presenza inderogabile". Già stamattina Renzi aveva annunciato che la partita della Corte stava per chiudersi dopo una "figura di m...", come riportato da Repubblica. Il nome, che circolava già ieri sera, raccoglie i consensi della galassia centrista, da Area Popolare (Ncd con Udc), a Scelta civica, ai Popolari per l'Italia. Anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, durante lo scambio di auguri con la stampa parlamentare a chi le chiede se sarà necessario fissare una seduta del Parlamento per i giudici della Consulta tra il 29 e il 30 dicembre, si è detta "ottimista, c'è uno sforzo in corso in questo momento. Ho motivi per sperare che prevalga anche il senso di responsabilità e di amore verso questa istituzione e che non si debba arrivare a fare una convocazione in un periodo in cui normalmente la Camera non fa lavori tra Natale e Capodanno". Tra la speranza e la realtà, si sa, il confine non è di certo labile, ma è possibile che questa volta il dado sia stato veramente tratto. 

Per la fumata bianca sarà comunque determinante il parere del Movimento 5 Stelle, dunque sarà ancora necessario attendere. Ma, dati per scontati i giochi, c'è da chiedersi il vero motivo di questa svolta. Da un lato l'ultimatum di Mattarella, dall'altro il desiderio di Renzi di non fare figuracce. Simili questioni, si sa, hanno anche un'eco internazionale. Politicamente sono due i fattori che avrebbero potuto avere un peso, anche se l'enigma in parte rimane. 
Se infatti la sfiducia alla Boschi (e dunque, di fatto, al Governo) poteva rivestire un ruolo chiave per la chiusura dell'accordo, emerge ora una vicinanza (tale o presunta) proprio tra Pd e Movimento 5 Stelle. Dunque Di Maio & Company da un lato sfiduciano, dall'altro dimostrano (o dimostrerebbero) di saper trattare. Diverso invece il caso Brunetta-Renzi, con l'acceso diverbio andato in scena oggi in Aula a colpi di mance ed errori passati. Uno scontro andato probabilmente al di là delle attese, altro che patto del Nazareno. Così la rottura con i forzisti (o ciò che rimane di essi) si consuma proprio subito prima, dopo o durante (chi può dirlo) l'accordo per la Consulta. 
L'amore non è bello se non è litigarello, ma forse non sempre è esattamente così. Intanto il capogruppo alla Camera Ettore Rosato dice: "Siamo a un passo da un accordo con gran parte delle forze presenti in Parlamento". Gran parte, tranne una o poco più. Renzi sembra proprio aver dato mandato di abbandonare Forza Italia. 



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