Torriero ricorda: "Quella volta a Villa Wanda quando Gelli mi parlò della democrazia..."

16 dicembre 2015 ore 16:25, Fabio Torriero
Torriero ricorda: 'Quella volta a Villa Wanda quando Gelli mi parlò della democrazia...'
Mi ricordo quella giornata a Villa Wanda. Era una mattina plumbea di novembre. Esattamente il 2006. Era la prima volta che incontravo Licio Gelli (e sarebbe stata anche l’ultima) a Castiglion Fibocchi, vicino Arezzo. Accompagnato da un nobile fiorentino, un uomo di altri tempi, dovevo intervistarlo. Di lui sapevo tutto quello che era stato scritto. 
“Su di lui”, appunto, e ovviamente “contro di lui”. Per il politicamente e culturalmente corretto, per i media era il demonio, il burattinaio (il responsabile di ogni complottismo e ogni colpo di Stato); per altri, l’agente di altri fili, di altre massonerie. Ben più incisive della Loggia P2. Ma rispondendo a un istinto che mi ha sempre contraddistinto fin da piccolo, la ricerca dello scoop e possibilmente della verità, mi ero ripromesso di approfondire il personaggio senza schemi. Anche perché, molti di quelli che allora e ancora oggi lo condannano, erano suoi amici, avevano cercato i suoi favori, gli erano stati vicini. E quando tutti sono contro qualcuno, c’è qualcosa che non torna. E’ una vecchia e valida regola. Viene il sospetto, infatti, che la famosa lista, tra l’altro pubblicata su Wikipedia (da Baslini – il firmatario della legge sul divorzio in Italia, a Silvio Berlusconi, da Gino Birindelli a Roberto Calvi, da Giulio Caradonna a Fabrizio Cicchitto, da Maurizio Costanzo a Roberto Gervaso, dal generale Graziani a Publio Fiori, da Massimo De Carolis a Filippo De Jorio, da Enrico Manca ad Alighiero Noschese, da Claudio Villa ad Angelo Rizzoli, da Vittorio Emanuele di Savoia a Gustavo Selva, da Mario Tedeschi a Michele Sindona, da Elia Valori a Viviani etc), fosse una bufala, una messa all’indice di nemici, o almeno soltanto l’anticamera di nomi molto più blasonati e influenti. Rimasti ovviamente nell’ombra.
Per quanto riguarda poi, il piano politico “sovversivo” di Gelli: presidenzialismo, abolizione (ridimensionamento) dei sindacati, Camera unica, addirittura ridicolo e innocuo. 

E’ a pieno titolo il frutto di una serie di proposte assolutamente legittime. Portate avanti trasversalmente da destra a sinistra. E il continuo generarsi di caste, lobby e trust, non mi è sembrato mai una prerogativa massonica italiana. Anzi, diciamo che attualmente Trilateral e Bilderberg, perseguendo il progetto esarchico di governo mondiale dell’economia, sono molto più pericolosi, per la vita dei popoli. Ma tant’è. Tornando a Gelli, incuteva rispetto e timore. Trasmetteva autorevolezza. Ricordo i lampi dei suoi occhi, ma pure gentilezza, signorilità, impreziosite da frasi e concetti gradevoli, educati. Intervallati, però, da pause e da momenti enfatici.
Mi parlò a lungo di poesie, di giardinaggio (fuori della villa c’era quasi un parco), e mi fece vedere i suoi quadri da vero collezionista. Gli interni della casa erano a metà tra il Settecento fiorentino e la residenza liberty. Le luci, soffuse.

Appollaiato sulla sua poltrona, dopo gli scontati convenevoli, mi fece riassumere velocemente la mia vita (chi fossi, che studi avevo fatto, il mio percorso professionale), e il perché dell’intervista. Poi iniziò a parlare.
Interrotto dal telefono (certamente una comunicazione sgradita), cominciò a indisporsi e mi disse, improvvisamente, che aveva soltanto qualche minuto. Il tempo cominciò a correre. La sua fu un’autentica e frettolosa omelia laica: “La democrazia è una presa in giro. Sono le élites che devono governare senza maschere. Gli unici valori sono la patria e la famiglia, l’autorità e la gerarchia. Il nemico è il comunismo più o meno modificato geneticamente”. Fine dei giochi.

Uscii da villa Wanda con la sensazione di aver intervistato un esponente di estrema destra. Altro che massoneria francese, giacobina, liberale e progressista, atea e anticlericale. Pensai alla solita anomalia italiana. Siamo il Paese delle rivoluzioni copernicane (Garibaldi, da sinistra è andato a destra; Mussolini, pure, Craxi pure, solo per citare qualche esempio).
L’intervista non fu pubblicata.
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